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	<title>Ok Cinema . com &#187; Meryl Streep</title>
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	<description>Il cinema letto dal computer</description>
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		<title>La mia Africa</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 11:25:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Sydney Pollack
anno di produzione: 1985
La mia Africa è un film del 1985 diretto da Sydney Pollack, ispirato all&#8217;omonimo romanzo autobiografico della scrittrice danese Karen Blixen. 
Pur presentando diverse discrepanze con quella del romanzo, la trama del film si ispira ai racconti che l&#8217;autrice scrisse al suo ritorno dall&#8217;Africa. I ruoli dei due protagonisti sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-1718" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/la-mia-africa.jpg" alt="la mia africa.jpg" width="127" height="185" />di Sydney Pollack</em></p>
<p>anno di produzione: 1985</p>
<p><em>La mia Africa</em> è un film del 1985 diretto da Sydney Pollack, ispirato all&#8217;omonimo romanzo autobiografico della scrittrice danese Karen Blixen. </p>
<p>Pur presentando diverse discrepanze con quella del romanzo, la trama del film si ispira ai racconti che l&#8217;autrice scrisse al suo ritorno dall&#8217;Africa. I ruoli dei due protagonisti sono interpretati da Meryl Streep (nel ruolo della Blixen) e da Robert Redford (nel ruolo di Denys, il cacciatore di cui lei si innamora).</p>
<p>Inizia nel 1913, mentre la giovane danese, Karen Dinesen, parte in Kenia per sposare per convenienza il barone Bror Blixen. In Africa, la nuova coppia acquista una fattoria, ma a mandarla avanti e a tentare di dare un senso a quello strano matrimonio è solo Karen. </p>
<p>Bror, infatti, è tutto preso dalla sua indolenza e fatuità, e l&#8217;unica cosa che riesce a &#8220;dare&#8221; alla moglie è una malattia venerea che la costringe a ritornare in Europa per curarsi. Rientrata in Kenia, con il matrimonio ormai fallito, Karen si dedica anima e corpo alla sua<span id="more-1713"></span> fattoria, cercando nello stesso tempo, pur osteggiata dalla comunità bianca del posto, di fare qualcosa per gli indigeni. </p>
<p>A sostenerla in questa sua fatica quotidiana è l&#8217;amore, ricambiato, per Denys Finch Hatton, un uomo conosciuto molto tempo prima, un cacciatore innamorato dell&#8217;Africa e della natura. Denys, dopo il divorzio di Karen e del barone, va a vivere in casa di Karen, dove fa tappa ad ogni ritorno dai suoi spostamenti. </p>
<p>Denys ha per lei mille attenzioni, ma non intende sposarla, perché vede nel matrimonio un inutile vincolo alla sua libertà. Proprio questo fa decidere Karen a lasciarlo; ma più tardi, quando la donna perde tutto in un incendio che distrugge tutto il raccolto, lasciandola in balia dei creditori, e sta per ritornare in Europa, Denys torna da lei, questa volta deciso a sposarla. Ma non farà in tempo&#8230;</p>
<p>Sidney Pollack torna alla regia dopo il grande successo internazionale di <em>Tootsie </em>affrontando una scommessa difficilissima: tradurre in immagini <em>La mia Africa</em> di Karen Blixen. Il film ripercorre appunto gli anni africani della scrittrice danese, impersonata con la solita estrema maestria da Meryl Streep. </p>
<p>Dall’arrivo nella fattoria vicino a Nairobi, che coincide con il suo sposalizio non proprio d’amore con il cugino Bror (un eccelente Klaus Maria Brandauer), allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, che tocca marginalmente anche quei paesi lontani, dalla terribile scoperta di aver contratto la sifilide dal marito, all’amicizia e al successivo grande amore con Denys Finch Hatton (Robert Redford), <em>La mia Africa</em> è un susseguirsi di splendide immagini, grandi orizzonti, aria e acque purissime, fiori a profusione. </p>
<p>Tutto è racchiuso in lunghissimo flash-back, introdotto da un malinconico paesaggio nordico immerso nella neve. Per contrasto, l’Africa appare ancora più bella: è difficile dimenticare la casa della Blixen (splendidamente ricostruita), la piantagione di caffè, i voli in aereo con Denys. </p>
<p>Sontuoso, patinato, ma certamente anche un poco oleografico, privo di vera commozione (ad eccezione dell’inizio e della parte finale, laddove fa ampio ricorso alle magiche parole della scrittrice, dense di vita e di passione), <em>La mia Africa</em> si presenta come il tipico prodotto destinato a mietere molti Oscar: perfetto ma con un sospetto di freddezza. In effetti, il film ha vinto ben 7 premi Oscar (film, regia, musica di John Barry, scenografie, sceneggiatura, suono, fotografia).</p>
<p><em>La mia Africa</em> è probabilmente il film più accademico di S. Pollack che, dal libro di memorie della scrittrice danese Karen Blixen, ha ricavato un&#8217;opera suggestiva e fluviale, romantica e spettacolare, ravvivata da una fotografia smagliante e da tre interpreti eccellenti.</p>
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		<title>I ponti di Madison County</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 18:15:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
				<category><![CDATA[Clint Eastwood]]></category>
		<category><![CDATA[Drammatico]]></category>
		<category><![CDATA[Genere]]></category>
		<category><![CDATA[Regista]]></category>
		<category><![CDATA[I ponti di Madison County]]></category>
		<category><![CDATA[Iowa]]></category>
		<category><![CDATA[Meryl Streep]]></category>
		<category><![CDATA[passione]]></category>

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		<description><![CDATA[ di Clint Eastwood
anno di produzione: 1995
I ponti di Madison County, dal titolo originale The bridges of Madison County e diretto da Clint Eastwood nasce dall&#8217;adattamento per lo schermo di una bella storia d&#8217;amore che avrebbe fatto in altri tempi la gioia di Douglas Sirk. 
Iowa, estate del 1965, Francesca (Meryl Streep), una donna sposata, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-1564" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/locandina6.jpg" alt="I ponti di MAdison County.jpeg" width="127" height="185" /> <em>di Clint Eastwood</em></em></p>
<p>anno di produzione: 1995</p>
<p><em>I ponti di Madison County</em>, dal titolo originale <em>The bridges of Madison County </em>e diretto da Clint Eastwood nasce dall&#8217;adattamento per lo schermo di una bella storia d&#8217;amore che avrebbe fatto in altri tempi la gioia di Douglas Sirk. </p>
<p>Iowa, estate del 1965, Francesca (Meryl Streep), una donna sposata, ormai rassegnata ad una vita di casalinga tranquilla e un po&#8217; triste, incontra improvvisamente la passione incarnata nella figura di Robert, un fotografo di National Geografic libero e selvaggio (Clint Eastwood). </p>
<p>Complice l&#8217;assenza del marito e dei figli, partiti per una fiera del bestiame, i due fanno amicizia e in breve il loro incontro si trasforma in un&#8217;autentica e profonda passione. Durerà solo quattro giorni, alla fine dei quali Robert le chiede di andare via con lui. </p>
<p>Posta dinanzi alla scelta di dover lasciare la propria famiglia e una vita scontata e monotona per rifarsi una vita finalmente appagante con l&#8217;uomo che, per la prima volta,<span id="more-1526"></span> aveva saputo esaltarne interiorità e sensualità, lei ripiega sull&#8217;esistenza di sempre. </p>
<p>Poi, nel 1982, le giungono gli effetti del defunto Robert, che aveva lasciato ai figli un testamento con una sconcertante richiesta: le sue ceneri dovranno essere gettate nel fiume dal ponte Roseman, lì dove è iniziata la sua storia d&#8217;amore con Robert.</p>
<p>Infatti, la struttura del film a forma di flash-back che qui diventa uno strumento per raddoppiare l&#8217;emozione, ci permette fin dall&#8217;inizio di conoscere la mentalità dei due figli di Francesca (retrogrado il primo, ribelle e anticonformista la seconda) quando i due, spulciando tra le carte della madre defunta, trovano una lettera e tre diari della madre che raccontano loro dei fatali quattro giorni dell&#8217;autunno 1965 quando lei era sola in casa, mentre loro due insieme a loro padre Richard, erano partiti per alcuni giorni per una fiera di bestiame. </p>
<p>Mano a mano che il racconto sentimentale della sua avventura si snoda, le reazioni dei figli assumono un&#8217;importanza sempre crescente: dapprima turbati ed irritati per la storia, finiscono per comprendere la madre e anzi traggono spunto dalla sua esperienza per tentare di modificare i loro tesi rapporti matrimoniali. </p>
<p>Strutturando il racconto in un sistema di flash-back, la storia viene tramandata dalla madre ai propri figli, che, rivivendola attraverso i suoi diari, dapprima scioccati, finiranno per esserne tramutati a tal punto da modificare le loro stesse vite sentimentali. </p>
<p>L&#8217;abilità con cui Clint Eastwood manipola lo spettatore, applicando al melodramma gli strumenti della suspence e della sorpresa, non è finalizzata unicamente ad ottenere un&#8217;emozione patetica, ma anche ad esaltare il vero tema del suo film, che non è tanto l&#8217;amore quanto le sue possibili conseguenze. </p>
<p>Che possono essere anche positive e rigeneratrici per gli altri, e non sempre e solo distruttive e tragiche: mentre il ricordo dell&#8217;amore fugace avrà permesso a Francesca di vivere il resto della sua esistenza in modo più sereno, senza rimpianti, e i suoi diari avranno aiutato i figli a riconciliarsi con se stessi, il fotografo lascerà ai posteri, in un album fotografico, l&#8217;espressione artistica di quello che non ha potuto vivere fino in fondo.</p>
<p>Abbandonata da tempo la 44 magnum, Clint Eastwood qui  dà prova, nel doppio ruolo di regista-attore, di sensibilità, eleganza e stile nel trasporre sullo schermo l&#8217;omonimo romanzo di Robert James Walker.</p>
<p>Dimostra anche, se ce ne fosse ancora bisogno, di sapere scegliere gli attori giusti : Meryl Streep è davvero strepitosa, il suo monologo, che cerca di darsi una spiegazione al perché si trovi davanti ad una simile, impossibile e ingiusta scelta è un pezzo di rarissima recitazione, intensità ed intelligenza cinematografica. Non sembra più neppure un film, tanto è verosimile il tutto, dalla sordità della vita al loro incontro e l&#8217;insopportabile dolore del distacco fino al finale che devasta l&#8217;anima.</p>
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