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	<description>Il cinema letto dal computer</description>
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		<title>Il profeta</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 09:52:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gwenn</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ di Jacques Audiard
anno di poduzione: 2009
Il film di Jacques Audiard, uscito in Francia nell&#8217;agosto del 2009, in Italia sta per essere proiettato nelle sale dal 19 marzo, e già se ne parla molto. 
Il profeta è una di quelle pellicole su cui gravita una fervente attesa, visto il gran numero di premi che ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1955" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/locandina_356.jpg" alt="Il-profeta.jpg" width="127" height="185" /> <em>di Jacques Audiard</em></p>
<p>anno di poduzione: 2009</p>
<p>Il film di Jacques Audiard, uscito in Francia nell&#8217;agosto del 2009, in Italia sta per essere proiettato nelle sale dal 19 marzo, e già se ne parla molto. </p>
<p><em>Il profeta</em> è una di quelle pellicole su cui gravita una fervente attesa, visto il gran numero di premi che ha ricevuto. </p>
<p>In effetti, il film ha vinto 9 Premi César in Francia, al festival di Cannes 2009 si è aggiudicato il Gran Premio della Giuria e agli Oscar è stato tra i film nominati come migliori film in lingua straniera. In più, l&#8217;attore protagonista del film, Tahar Rahim, ha vinto l&#8217;European Film Award.</p>
<p><em>Il profeta</em> narra la storia del diciannovenne Malik El Djebena al suo arrivo in carcere, al quale è stato condannato per sei anni. Non sa né leggere né scrivere e sembra più giovane<span id="more-1952"></span> e fragile di tutti gli altri detenuti. </p>
<p>Subito preso sotto l&#8217;autorità di un gruppo di detenuti corsi che impone la legge nella prigione, Malik impara velocemente a muoversi e, tramite le missioni che gli vengono affidate, si guadagna la fiducia dei Corsi. </p>
<p>Ben presto, però, il giovane ragazzo inizia ad usare la sua intelligenza per sviluppare una propria rete&#8230; Superando angherie e pestaggi, tra boss corsi e affiliazioni arabe, con lo studio e l’astuzia diventerà l’uomo che gli altri lo costringono a diventare. A loro discapito.</p>
<p>In un&#8217;intervista, il regista Audiard si è espresso così, a proposito del suo ultimo film: <em>“Il film avrebbe potuto anche chiamarsi Little Big Man. Il titolo è un’allusione, costringe a capire qualcosa che non viene necessariamente sviluppata nel film, e cioè che il nostro protagonista è un piccolo profeta, un nuovo prototipo di uomo”.</em></p>
<p>Come in uno dei suoi precedenti film, <em>Un héros très discret</em>, l’idea di Audiard è quella di presentare queste persone nella condizione peggiore in cui un essere umano possa trovarsi, e poi di offrire loro una possibilità, l’occasione di costruirsi una personalità eroica. </p>
<p>La storia de <em>Il Profeta</em> racconta come qualcuno riesca a raggiungere una posizione di potere che non avrebbe mai ottenuto se non fosse andato in prigione. E qui sta il paradosso. </p>
<p>Per evitare i soliti cliché del film ambientato in prigione, popolato solamente da uomini super virili, il regista ha scelto di rappresentare i detenuti che non hanno muscoli, che non sono neanche granché adatti a quell’ambiente, ma che, paradossalmente, riescono a sviluppare quelle qualità che permettono loro di emergere e dominare. </p>
<p>Malik rompe gli schemi, non è il solito hooligan. Il film segue soprattutto il suo percorso mentale, una mente che lavora e che mostra una straordinaria capacità di adattamento, che il personaggio sfrutterà in ogni modo: all’inizio per salvarsi la pelle, poi per sopravvivere e migliorare la sua condizione e infine per raggiungere un livello superiore di potere.</p>
<p>A proposito dell condizioni delle riprese del film, Jacques Audiard riconosce di aver sentito la pressione a vari livelli: &#8220;Con una sceneggiatura così densa &#8211; dice &#8211; sapevamo che sarebbe stato un lavoro lungo e faticoso, infatti il film dura ben 2 ore e trenta minuti. Inoltre era impossibile girare nei luoghi naturali quindi abbiamo dovuto costruire una prigione, una decisione forzata che ci ha distanziato un po’ dal realismo.&#8221;</p>
<p>Dopo aver lavorato con alcuni dei giovani attori francesi già affermati come Matthieu Kassovitz, Vincent Cassel o Romain Duris, dopo il suo quarto film <em>Tutti i battiti del mio cuore</em>, Audiard ha avuto voglia di collaborare con attori sconosciuti: &#8220;Quest’idea riflette la mia convinzione che il cinema debba avere un forte connotato sociale e che la sua funzione sia quella di raccontare il mondo reale. La mia non è una polemica, bensì il mio modo di creare finzione con una parvenza di realtà.&#8221; </p>
<p>&#8220;Per l&#8217;esattezza, Tahar Rahim non era proprio senza esperienza, visto che aveva esordito nel 2005 nel documentario di Cyril Mennegun <em>Tahar the student</em>. Per il ruolo di Malik avevo bisogno di una persona estremamente versatile che incarnasse perfettamente il tema dell’identità presente nel film. Un uomo giovane, senza storia, che però ne scriverà una davanti ai nostri occhi. Fin dall’inizio sapevamo che questo ruolo non poteva essere recitato da un attore conosciuto, proprio perché è la storia di qualcuno che sale al potere, e che gradualmente acquista visibilità&#8221;.</p>
<p>Scelta azzeccata, come sembrano dimostrare le numerose critiche internazionali che hanno accompagnato l&#8217;uscita del film negli altri paesi. Manca solo una settimana per poterlo verificare, andando a vedere questo film nei cinema italiani&#8230;</p>
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		<title>The Departed</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 22:10:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gwenn</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Martin Scorsese
anno di produzione: 2006

&#8220;Quando avevo la tua età, i preti ci dicevano che potevamo diventare poliziotti o criminali. Oggi quello che ti dico io è questo: quando hai davanti una pistola carica, qual è la differenza?&#8221;
Lasciamo da parte il sottotitolo italiano Il bene e il male, che pretende di esplicitare in modo grossolano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1923" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/locandina8.jpg" alt="The-Departed.jpeg" width="127" height="185" /><em>di Martin Scorsese</em></p>
<p>anno di produzione: 2006<br />
<em><br />
&#8220;Quando avevo la tua età, i preti ci dicevano che potevamo diventare poliziotti o criminali. Oggi quello che ti dico io è questo: quando hai davanti una pistola carica, qual è la differenza?&#8221;</em></p>
<p>Lasciamo da parte il sottotitolo italiano <em>Il bene e il male</em>, che pretende di esplicitare in modo grossolano un film molto più complesso e sottile e riassumere uno degli argomenti in una formula manicheista. Preferiamo quello originale <em>The Departed</em> ovvero &#8220;il defunto&#8221;. </p>
<p>Questo film è probabilmente uno dei migliori Scorsese di sempre con un cast faraonico e non è un caso che il film, uscito nel 2006, abbia ricevuto 4 premi Oscar di cui due per migliore film e migliore regia. Adattato da William Monahan, <em>The Departed</em> è ispirato a <em>Infernal Affairs</em>, film di Hong Kong campione d&#8217;incassi in Asia. </p>
<p>Americano-irlandese di Boston, Monahan ha trasferito la storia dal lontano Est proprio nella città statunitense, creando nuovi personaggi. Ed è questa sua internità<span id="more-1921"></span> a quel mondo a permettergli una efficace rappresentazione di una comunità caratterizzata da forte cattolicesimo, ruvido umorismo, fatalismo dignitoso (<em>&#8220;sono irlandese, posso sopportare una cosa sbagliata per tutta la vita&#8221;</em>, dice uno dei protagonisti).</p>
<p>La storia è dunque ambientata a Boston, dove il dipartimento di polizia dello stato del Massachusetts ha dichiarato guerra alla criminalità organizzata. Billy Costigan, giovane poliziotto in incognito, riceve l&#8217;incarico di infiltrarsi nella gang capeggiata dal boss Frank Costello. </p>
<p>Mentre Billy guadagna rapidamente la fiducia di Costello, Colin Sullivan, giovane criminale incallito, infiltrato nel dipartimento di polizia come informatore della gang, guadagna una posizione di rilievo nell&#8217;unità speciale di investigazione. Sia Billy che Colin vivono questa doppia vita come un&#8217;esperienza alienante, alla ricerca di piani e contropiani delle operazioni. </p>
<p>Ma appena appare chiara l&#8217;esistenza di una talpa, sia all&#8217;interno della polizia che fra i gangster, Billy e Colin si ritrovano improvvisamente in pericolo. Entrambi dovranno, in una corsa contro il tempo, scoprire l&#8217;identità dell&#8217;altro per salvarsi.</p>
<p>E&#8217; una storia di ambiguità e di doppiezza in cui nessuno può fidarsi di nessuno. Né tra le guardie, né tra i ladri. Ed è per questo che non appare sempre nitida e perentoria la distinzione tra buoni e cattivi. </p>
<p>La &#8220;finzione&#8221; narrativa è di estrema ambizione per le implicazioni simboliche che vuole lumeggiare: attreverso la Talpa &#8211; piccolo animale che per sopravvivere scava e si nutre di vermi &#8211; Scorsese sembra volerci dire, contro facili e banali manicheismi fra bene e male, che questi due primari protagonisti non abitano nelle sponde opposte del fiume, l&#8217;uno immemore dell&#8217;altro, anzi contro l&#8217;altro armato, tutt&#8217;altro. </p>
<p>Ognuno è un inestricabile intreccio di opposte pulsioni e tensioni: si vive in un intercambiabile ruolo ora di vittima ora di carnefice, di se stesso non meno, a volte, che degli altri. <em>&#8220;Io non voglio essere il prodotto del mio ambiente, voglio che l&#8217;ambiente sia un mio prodotto&#8221;</em> dice la voce fuori campo in apertura. </p>
<p>In realtà, i personaggi sono come marionette <em>&#8220;plasmate dalle forze che li circondano&#8221;</em>, afferma Scorsese. La polizia è infiltrata nella malavita e viceversa, i nemici sono in stretto contatto e nessuno è quello che appare. </p>
<p>La complessità di psicologie ed intreccio drammaturgico si rispecchia nel testo vigoroso, pieno di battute memorabili. Nonostante la trama sia complessa, la storia non è mai confusa, ma anzi bellissima e scorrevole.</p>
<p>Nell&#8217;ambiguità di una zona grigia generalizzata, spicca un Jack Nicholson che anima un essere amorale di dimensioni titaniche. Il regista e Nicholson si conoscono da oltre 30 anni, e la prima volta che lavorano insieme l&#8217;attore riesce in un misurato eccesso come non faceva da parecchio tempo. </p>
<p>Efficaci i secondi ruoli di Alec Baldwin e Martin Sheen e convincente l&#8217;interpretazione di Leonardo DiCaprio che interpreta Costigan con una straordinaria febbrile intensità.</p>
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		<title>Train de vie (Un treno per vivere)</title>
		<link>http://www.ok-cinema.com/2010/02/24/train-de-vie-un-treno-per-vivere-2/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 08:50:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gwenn</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Radu Mihaileanu
anno di produzione: 1998
&#8220;Ridere è un altro modo di piangere&#8221;.
Una sera del 1941 Schlomo, chiamato da tutti il matto, irrompe allarmato in un piccolo villaggio ebreo della Romania: i nazisti, fa sapere, stanno deportando tutti gli abitanti ebrei dei paesi vicini e fra poco toccherà anche a loro. 
Durante il consiglio dei saggi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1903" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/Train-de-vie1.jpg" alt="Train-de-vie.jpg" width="127" height="185" /><em>di Radu Mihaileanu</em></p>
<p>anno di produzione: 1998</p>
<p><em>&#8220;Ridere è un altro modo di piangere&#8221;.</em></p>
<p>Una sera del 1941 Schlomo, chiamato da tutti il matto, irrompe allarmato in un piccolo villaggio ebreo della Romania: i nazisti, fa sapere, stanno deportando tutti gli abitanti ebrei dei paesi vicini e fra poco toccherà anche a loro. </p>
<p>Durante il consiglio dei saggi, che subito si riunisce, Schlomo tira fuori una proposta un po&#8217; bizzarra che però alla fine viene accolta: per sfuggire ai tedeschi, tutti gli abitanti organizzeranno un falso treno di deportazione, ricoprendo tutti i ruoli necessari, gli ebrei fatti prigionieri, i macchinisti, e anche i nazisti in divisa, sia ufficiali che soldati. </p>
<p>Così riusciranno a passare il confine, ad entrare in Ucraina, poi in Russia per arrivare infine in Palestina, a casa. Il folle progetto viene messo in atto; Ci riescono,<span id="more-1901"></span> dopo tragicomiche peripezie (tra cui l&#8217;incontro con un gruppo di gitani che, a bordo di autocarri, hanno avuto la stessa idea).</p>
<p>Questo film del romeno Radu Mihaileanu, attivo in Francia, è la tragicommedia di un viaggio sotto la triplice insegna dell&#8217;umorismo yiddish (condito di una grottesca ironia critica verso gli stessi ebrei, i tedeschi, i comunisti), di una sana energia narrativa e di un ritmo di trascinante allegria cui molto contribuisce Goran Bregovic, il compositore preferito di E. Kusturica, che attinge alla musica klezmer ebraica dell&#8217;Europa orientale. La fotografia è del greco Yorgos Arvanitis, l&#8217;operatore di Anghelopulos. </p>
<p>Non manca una dimensione poetica, incarnata in Schlomo (L. Abelanski), lo scemo del villaggio che funge da narratore in questo film in cui l&#8217;inquadratura finale può essere vista come la chiave di lettura a ritroso&#8230;</p>
<p>I nazisti finti ricordano il grandissimo<em> Vogliamo vivere, </em>di Ernst Lubitsch; anche in<em> Train de vie (Un treno per vivere), </em>si tratta di un travestimento, di una beffa giocata ai danni dei persecutori. Nel moderno &#8220;Exodus&#8221; gli incidenti si susseguono spesso esilaranti, talvolta esuberanti. Gli attori risultano pittoreschi, con l’eccellente Rufus che è un punto di forza nella parte del finto comandante tedesco.</p>
<p><em> Train de via</em> è uscito alla stessa epoca che <em>La vita è bella </em>e tutti due film affrontano l&#8217;Olocausto con una commedia che irride l&#8217;orrore e lo trasforma in favola. Ma il secondo film diretto e scritto dal quarantenne Radu Mihaileanu, ebreo franco-romeno figlio d&#8217;un deportato, è divertente: una farsa con autoironia su vizi e virtù ebraici, musica, canti, danze, donne nude, sketches comici, irriverenze (<em>“Dio, qualche volta mi chiedo se tu non sia un po&#8217; sadico”</em>), macchiette, rivolte (<em>“Dio li ha lasciati fare, i nazisti”</em>), del tutto priva del pathos di Benigni, ricca di sottigliezza, d&#8217;intelligenza, di umorismo.</p>
<p>Il film ha ottenuto un successo internazionale grazie ai due premi vinti al Festival di Venezia nel 1998, al premio del pubblico al Sundance Festival, al David di Donatello per il film straniero.</p>
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		<title>La stangata</title>
		<link>http://www.ok-cinema.com/2010/02/19/la-stangata/</link>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 14:03:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gwenn</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di George Roy Hill
anno di produzione: 1973
A quattro anni di distanza dal famosissimo western Butch Cassidy, nel 1973 il regista George Roy Hill ha riunito per la seconda volta la storica coppia formata da Paul Newman e Robert Redford in una pellicola che è riuscita in un’impresa a dir poco miracolosa: superare l’enorme successo già [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1887" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/y1peTaIauzdl7xTluulhY_o5q8-37m98QTC5e_ExMDb0MXxlWWchtOfAw1.jpg" alt="la stangata.jpeg" width="127" height="185" /><em>di George Roy Hill</em></p>
<p>anno di produzione: 1973</p>
<p>A quattro anni di distanza dal famosissimo western <em>Butch Cassidy</em>, nel 1973 il regista George Roy Hill ha riunito per la seconda volta la storica coppia formata da Paul Newman e Robert Redford in una pellicola che è riuscita in un’impresa a dir poco miracolosa: superare l’enorme successo già ottenuto dal film precedente. </p>
<p>Basato su un soggetto di David S. Ward, autore anche della sceneggiatura,<em> La stangata</em> può essere considerato senza dubbio come una delle opere cinematografiche più popolari di tutti i tempi.</p>
<p>Negli Stati Uniti si è piazzato al secondo posto nella classifica annuale del box-office ed ha incassato la cifra record di 150 milioni di dollari, con un totale di 90 milioni di spettatori. A suggellare il trionfo della pellicola di George Roy Hill sono arrivati ben sette premi Oscar, tra cui miglior film, regia e sceneggiatura.</p>
<p>Il film racconta la storia di Johnny Hooker (Robert Redford) e del suo amico Luther Coleman, due truffatori di strada. Dopo aver raggirato il corriere del potente gangster<span id="more-1878"></span> Doyle Lonnegan (Robert Shaw), Luther viene ucciso per ritorsione e Hooker è costretto a fuggire e a nascondersi. </p>
<p>Desiderando vendicare Luther, il giovane chiede aiuto ad un vecchio amico del defunto, Henry Gondorff (Paul Newman), uno dei più bravi ed esperti truffatori degli Stati Uniti. Insieme organizzano una &#8220;stangata&#8221; ai danni di Lonnegan, creando una finta agenzia di scommesse in cui il boss crede di poter vincere facilmente delle ingenti somme di denaro, grazie a informazioni riservate.</p>
<p>Ambientato nella favolosa Chicago degli anni ’30,<em> La stangata</em> recupera stili ed atmosfere del cinema classico americano, rivisitato da parte del regista con una buona dose di ironia. Il risultato è una commedia godibilissima, ricca di humor e di suspense, che deve molto all’impagabile verve dei due protagonisti, Robert Redford e Paul Newman, perfetti nei panni dei due simpatici imbroglioni. </p>
<p>Il film ci descrive dettagliatamente tutte le diverse fasi di preparazione del piano architettato da Gondorff e Hooker, con la creazione di una finta agenzia di scommesse sulle corse ippiche, seguendo un ritmo narrativo sempre coinvolgente che trascina lo spettatore in un complesso gioco di specchi a base di inganni, finzioni e continui colpi di scena.</p>
<p>George Roy Hill ha confezionato un raffinato divertissement da riguardare ogni volta con identico piacere, impreziosito per di più da un’eccellente ricostruzione d’epoca (le scenografie sono di Henry Bumstead, i costumi della mitica Edith Head). </p>
<p>Indimenticabile la colonna sonora del film, costituita prevalentemente da una selezione di pezzi ragtime di Scott Joplin riarrangiati dal compositore premio Oscar Marvin Hamlisch (che quello stesso anno vinse altre due statuette per le musiche di “Come eravamo”). </p>
<p>Fra i brani di Joplin inclusi nella soundtrack c’è anche il celeberrimo <em>The entertainer</em>, diventato da allora un vero e proprio evergreen. Inoltre, non bisogna dimenticare che il film vede riuniti per l&#8217;ultima volta Paul Newman e Robert Redford, per il grande piacere dello spettatore.</p>
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		<title>Il concerto</title>
		<link>http://www.ok-cinema.com/2010/02/16/il-concerto/</link>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 18:28:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gwenn</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Radu Mihăileanu]]></category>
		<category><![CDATA[Regista]]></category>
		<category><![CDATA[comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[Il Concerto]]></category>
		<category><![CDATA[Orchestra del Bolshoi]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Théatre du Chatelet]]></category>
		<category><![CDATA[Train de vie]]></category>

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		<description><![CDATA[di Radu Mihaileanu
anno di produzione: 2009
«Bisogna sempre distinguere tra popolo russo e regime sovietico», avverte Radu Mihaileanu che firma uno dei film più applauditi all&#8217;ultimo Festival di Roma, Il concerto, nel quale orchestra con mirabile armonia generi e personaggi, lacrime e risate, note musicali ed emotive.
Mihaileanu è rumeno, figlio di un giornalista ebreo e comunista, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1861" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/nuovo-locandina-italiana-del-film-il-concerto-143990.jpg" alt="il concerto.jpg" width="127" height="185" /><em>di Radu Mihaileanu</em></p>
<p>anno di produzione: 2009</p>
<p><em>«Bisogna sempre distinguere tra popolo russo e regime sovietico»</em>, avverte Radu Mihaileanu che firma uno dei film più applauditi all&#8217;ultimo Festival di Roma, <em>Il concerto</em>, nel quale orchestra con mirabile armonia generi e personaggi, lacrime e risate, note musicali ed emotive.</p>
<p>Mihaileanu è rumeno, figlio di un giornalista ebreo e comunista, scappato in Francia prima che Ceausescu fosse fucilato e che vive da anni a Parigi. </p>
<p>Se in <em>Train de vie</em> (<em>Un treno per vivere</em>, uno dei precedenti film del regista uscito nel 1998) il regista usava l&#8217;ironia contro l&#8217;orrore dell&#8217;olocausto, qui ne fa arma contro la barbarie dei regimi. (&#8230;) </p>
<p>Radu Mihaileanu usa tutta la sua ironia per fotografare la Russia di oggi, tra oligarchi mafiosi che si prendono a fucilate durante matrimoni super kitsch e i «pezzi» di<span id="more-1860"></span> passato che ritornano. </p>
<p>E prende in giro quel che è rimasto della vecchia Russia, gli ebrei e la loro capacità di arrangiarsi, gli ex-comunisti e la loro nostalgia, gli zingari e i loro imbrogli. Ma siccome la storia è molto contemporanea, non mancano neppure i miliardari cafoni con le guardie del corpo armate di kalasnikov; poi ci sono gli intellettuali francesi e i loro affari chic&#8230;</p>
<p>Andreï Filipov è il più grande direttore d&#8217;orchestra dell&#8217;Unione Sovietica e dirige la celebre Orchestra del Bolshoi. Ma viene licenziato all&#8217;apice della gloria, quando si rifiuta di separarsi dai suoi musicisti ebrei, tra cui il suo migliore amico Sacha. Trent&#8217;anni dopo lavora ancora al Bolchoi, ma come uomo delle pulizie. </p>
<p>Una sera Andreï si trattiene fino a tardi per tirare a lustro l&#8217;ufficio del direttore e trova casualmente un fax indirizzato alla direzione del Bolshoi: è del Théâtre du Châtelet che invita l&#8217;orchestra ufficiale a suonare a Parigi. </p>
<p>All&#8217;improvviso Andreï ha un&#8217;idea folle: riunire i suoi vecchi amici musicisti che, come lui, vivono facendo umili lavori, e portarli a Parigi spacciandoli per l&#8217;orchestra del Bolshoi. È l&#8217;occasione tanto attesa da tutti di potersi finalmente prendere una rivincita.</p>
<p>Per il regista il suo lavoro è un omaggio all&#8217;animo e al temperamento slavo, una commedia <em>«sull&#8217;incontro tra i barbari dell&#8217;Est, eccessivi e vitali, e i ricchi dell&#8217;Ovest, assopiti ed estenuati»</em>. </p>
<p>Fa ridere molto, commuove sino alle lacrime, dice qualcosa di ragionevole sul post-comunismo, invita a una civile convivenza contro la persistenza del pregiudizio culturale, offre una stupenda pagina musicale ottocentesca, il Concerto per violino e orchestra n. 1 di Ciaikovskij, trasformandola in metafora leggera sul rapporto tra singolo e collettività.</p>
<p>Dice il regista: <em>«La mescolanza delle culture, oggi comporta difficoltà ma è inevitabile, e ci arricchisce. Certo per i paesi &#8220;civilizzati&#8221;, l&#8217;arrivo dei barbari dell&#8217;Est, e io sono uno di loro, è uno shock e vorrebbero difendersene. Eppure è da questo incontro che scaturiranno bellezza e luce. Come nel concerto del film». </em></p>
<p>Senza prove, il concerto inizia ed avviene il miracolo: &#8220;Ciajkovskij esplode in tutta la sua romantica forza, ed è un lungo momento di pura gioia cinematografica&#8221; (Natalia Aspesi in &#8220;La Repubblica&#8221;).</p>
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		<title>Tra le nuvole</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 22:24:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gwenn</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ di Jason Reitman
anno di produzione: 2009
Tra le nuvole (Up in the Air in lingua originale) è &#8220;la storia di un uomo pronto a prendere il volo&#8221;. Per realizzare il suo film il regista Jason Reitman (regista del film Juno che ha ottenuto un bel sucesso nel 2007) si è basato sull&#8217;omonimo romanzo di Walter Kirn [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1850" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/437900512.jpg" alt="Tra le nuvole.jpeg" width="127" height="185" /> <em>di Jason Reitman</em></p>
<p>anno di produzione: 2009</p>
<p><em>Tra le nuvole</em> (<em>Up in the Air </em>in lingua originale) è &#8220;la storia di un uomo pronto a prendere il volo&#8221;. Per realizzare il suo film il regista Jason Reitman (regista del film Juno che ha ottenuto un bel sucesso nel 2007) si è basato sull&#8217;omonimo romanzo di Walter Kirn scritto nel 2001.</p>
<p>Ryan Bingham (interpretato da George Clooney) è un cinico uomo d&#8217;affari, definito un &#8220;tagliatore di teste aziendale&#8221;, che vive perennemente in viaggio. </p>
<p>Adora gli aeroporti, sa preparare una valigia e fare un check in a tempo di record, si sente a casa negli hotel Hilton di tutto il paese. Il suo sogno è raggiungere i 10 milioni di miglia percorse in aereo: solo 6 persone ce l&#8217;hanno fatta prima di lui. </p>
<p>Ryan è sempre stato soddisfatto della sua libertà, vissuta fra i vari aeroporti, alberghi e automobili in affitto d&#8217;America. Tutto ciò di cui ha bisogno entra comodamente in una valigia a rotelle. Ryan è un viaggiatore privilegiato, un membro esclusivo di tutti i<span id="more-1848"></span> programmi &#8220;mille miglia&#8221; di ogni compagnia aerea. E ora che sta per raggiungere l&#8217;ambito obiettivo di 10 milioni di miglia, qualcosa accade, tra un aereo e l&#8217;altro. </p>
<p>Nathalie, una ragazzina neolaureata ha convinto il suo capo che viaggiare è dispendioso e si può benissimo licenziare in videoconferenza, minacciando di riportare Ryan a terra proprio quando il nostro ha da poco incontrato Alex, una trentenne che pare la sua fotocopia al femminile, così orgogliosamente sola da fargli venir voglia di non esserlo più. Di fronte alla nuova – terrorizzante! &#8211; prospettiva di mettere radici in qualche posto, Ryan inizia a riflettere su cosa significa realmente avere una casa e sul senso di questa libertà a tutti costi.</p>
<p>Ryan Bingham attraverso &#8220;conferenze motivazionali&#8221; dove spiega alla gente come liberarsi dei legami materili e affettuosi per sentirsi più liberi cerca di persuadere se stesso. Si convince che sia possibile vivere senza legami, che i rapporti siano una zavorra, che leggeri si vola più alto. La realtà delle cose, in questo terzo film così come nell&#8217;esordio di Reitman, s&#8217;inganna con la distrazione. </p>
<p>Basta muoversi velocemente, procurarsi un trolley con ruote scorrevoli e saper apprezzare le offerte e i comforts del villaggio aeroportuale. Il film gli dà ragione: è quando si creano delle relazioni che il meccanismo s&#8217;inceppa e ci si rende conto che sfrecciare sopra le nuvole è come stare fermi; che il vero viaggio, nella vita, è un altro.</p>
<p>Il film (in un primo tempo scoppiettante di battute, ma molto meno nel secondo) affronta tanti temi: fallimenti personali e disastri economici, solitudine e vecchiaia, verità e finzione, equilibro tra movimento e stabilità, tra dinamismo e punti fermi. In fondo, tutti personaggi sono alla ricerca di sicurezze, pure il cinico Ryan che tende come lo dice lui stesso a &#8220;affidarsi agli stereotipi&#8221;. </p>
<p>Il talento del regista per i dialoghi e il ritratto “senza filtro” delle piccole spietatezze quotidiane, siano esse d&#8217;ambientazione scolastica o professionale, è fuori dubbio. Jason Reitman ha realizzato un vero viaggio di piacere senza cascare nel sentimentalismo o l&#8217;happy end in agguato.</p>
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		<title>Cyrano de Bergerac</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 23:12:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gwenn</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Jean-Paul Rappeneau
anno di produzione: 1990

&#8220;Chi amo? Su, rifletti, forza. A me è proibito il sogno di un amore con questo naso al piede, che almen di un quarto d&#8217;ora ovunque mi precede. Allora per chi amo? Ma questo va da sé. Amo, ma è inevitabile, la più bella che c&#8217;è&#8221;.
Se Cyrano de Bergerac, lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1813" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/mod_article739927_1.jpg" alt="Cyrano de Bergerac" width="127" height="185" /><em>di Jean-Paul Rappeneau</em></p>
<p>anno di produzione: 1990<br />
<em><br />
&#8220;Chi amo? Su, rifletti, forza. A me è proibito il sogno di un amore con questo naso al piede, che almen di un quarto d&#8217;ora ovunque mi precede. Allora per chi amo? Ma questo va da sé. Amo, ma è inevitabile, la più bella che c&#8217;è&#8221;.</em></p>
<p>Se Cyrano de Bergerac, lo spadaccino guascone dal naso prominente, è uno dei personaggi più conosciuti e amati del teatro, si conosce invece molto meno chi è l&#8217;autore di questa opera teatrale rappresentata per la prima volta nel 1897 a Parigi. </p>
<p>Si tratta del drammaturgo francese Edmond Rostand reso famosissimo grazie all&#8217;enorme successo con cui viene accolta l&#8217;opera. Rostand si ispirò per la sua «commedia eroica» al quel Cyrano de Bergerac, poeta, uomo d&#8217;arme e scrittore di fantascienza, realmente<span id="more-1803"></span> vissuto fra il 1619 e il 1655. </p>
<p>Vari sono stati i registi che si sono confrontati con l&#8217;adattazione al cinema dell&#8217;opera teatrale, ma il risultato più convincente è probabilmente il film di Jean-Paul Rappeneau uscito 20 anni fa nelle sale, in cui il cadetto di Guascogna è interpretato con magnifica foga e dolcezza da Gérard Depardieu, il quale disse del suo personaggio &#8220;Cyrano è un dolore e una collera”. E&#8217; sufficiente raccontare la trama per accorgersene.</p>
<p>Cyrano de Bergerac, cadetto di Guascogna, ammirato e temuto per la sua infallibile spada e per i suoi motti spiritosi e taglienti, essendo afflitto da un naso mostruoso, non ha il coraggio di manifestare alla cugina Roxane il suo amore per lei. </p>
<p>Costei, ignara dei sentimenti del cugino, lo prega di prendere sotto la sua protezione il giovane Christian de Neuvillette del quale è innamorata. Poichè questi non riesce ad esprimere in belle frasi il suo sentimento, Cyrano gliele suggerisce e fa in modo che Christian possa sposare Roxane.</p>
<p>Ma i due uomini si ritrovano presto al fronte per combattere e da lì Cyrano, a nome di Christian, continua a scrivere numerose lettere d&#8217;appassionata poesia per Roxane, mantenendo sempre per sé questo segreto, anche quando il giovane muore combattendo. Solo anni dopo, Cyrano, allora morente, svelerà a Roxane il suo amore taciuto per lei.</p>
<p>Il film è stato ricoperto a buon diritto di premi: migliore interpretazione maschile al Festival di Cannes per Gérard Depardieu, Premio Oscar per i migliori costumi, David di Donatello per migliore film straniero e dieci premi César.</p>
<p>Rappeneau si è incaricato di dar forma cinematografica a questo bellissimo testo: &#8220;riuscendo a costruire uno spettacolo fra il monumentale, il tenero, il fastoso, con uno straordinario Depardieu al centro, capace di gridare e di piangere con eguale convinzione, il regista riesce, con indubbi meriti, a suscitare molto interesse&#8221; &#8211; così dice Gian Luigi Rondi ne <em>Il Tempo.</em></p>
<p>E continua: &#8220;Ha firmato un&#8217;opera in cui si realizza una sintesi gradevolissima di parola e immagine, un&#8217;opera lirica dove le parole sostituiscono le musiche. Il regista ha anche il merito di aver dato risalto e spessore agli altri personaggi, spesso appiattiti a teatro, e di aver puntato sul ritmo, fondato sugli alessandrini di Edmond Rostand, versi che ci sono ma non si sentono tanto sono immersi nell&#8217;azione. Il film è ricco di scene spettacolari con scenografia, costumi e fotografia molto curati che hanno fatto sì che <em>Cyrano de Bergerac </em>sia riuscito un film di successo&#8221;.</p>
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		<title>Avatar</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 22:55:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefania</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ di James Cameron
anno di produzione: 2009
Innovativo e rivoluzionario: è il film che sino ad ora ha incassato di più in assoluto. Sembra la cronaca di un successo annunciato.
Cosa c&#8217;è di innovativo e rivoluzionario? Le tecniche 3D utilizzate. Esse sono volte non solo verso lo spettatore ma appaiono amplificate anche in profondità all’estremo opposto a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-medium wp-image-1819" title="Avatar" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/Avatar-208x300.jpg" alt="Avatar" width="127" height="185" /> di James Cameron</em></p>
<p>anno di produzione: 2009</p>
<p>Innovativo e rivoluzionario: è il film che sino ad ora ha incassato di più in assoluto. Sembra la cronaca di un successo annunciato.</p>
<p>Cosa c&#8217;è di innovativo e rivoluzionario? Le tecniche 3D utilizzate. Esse sono volte non solo verso lo spettatore ma appaiono amplificate anche in profondità all’estremo opposto a quello dello spettatore. Quando la fantasia delle immagini sposa la tecnica il risultato è sbalorditivo. </p>
<p>Innovativa e rivoluzionaria è l’applicazione del meta-3D ovvero del &#8220;3D nel 3D&#8221; esattamente come il meta-teatro è stata quella rivoluzione del teatro che racconta il teatro, il celebre &#8220;teatro nel teatro&#8221; che strizza l&#8217;occhio al teatro e allo spettatore.</p>
<p>Se si va al cinema con queste aspettative, Avatar non delude, anzi.<br />
Se si va convinti di vedere anche una storia e una trama innovative e rivoluzionarie, si rischia, invece, di restare delusi.<br />
Fermo restando che di ogni storia e di ogni film si può dire che sia “trito e ritrito”, non è questo il punto; il punto non è su “cosa” viene raccontato ma su “come”.<span id="more-1779"></span></p>
<p>Il “come” qui è quasi totalmente realizzato dalla fantasia delle immagini e dalla spettacolare tecnologia a suo supporto.<br />
Il “come” nella trama e nei dialoghi scarseggia, tanto è vero che la gente dopo la visione arriva a riconcentrarsi sul “cosa” e arriva a dire “trito e ritrito”; e questa cosa accade di continuo quando il “come” non coinvolge tutti.</p>
<p>I temi “triti e ritriti” che, solo se ben mescolati, potevano decidere per un cocktail di “come” di tutto successo, però, c’erano proprio tutti:</p>
<p>- la cultura animista che vede il mondo figlio di una grande madre Terra/anima (Eiwa nel film) che va rispettata affinché non si trasformi in matrigna: tutto parte da questa madre Terra/anima e tutto torna a questa madre Terra/anima e a ogni sua emanazione bisogna portare rispetto come se fosse la Terra/anima stessa;</p>
<p>- il discorso, quindi, dell’umano (o, se vogliamo, il principio maschile male interpretato) che è sempre in contrasto con la natura;</p>
<p>- il tema di realtà/illusione/inganno tipico di ogni film che tratti degli “avatar”;</p>
<p>- una storia d’amore fra esseri appartenenti a mondi diversi; il messaggio pacifista che ne deriva;</p>
<p>- gli scienziati boriosi del loro sapere che, intrappolati nella loro conoscenza puramente analitica, non sono in grado di arrivare all’essenza delle cose;</p>
<p>- i marines, ovvero gli “operativi”, che vedono la porta verso l’essenza delle cose, ma non sono in grado di aprirla in quanto mancanti di tutto il background degli scienziati: quindi, non comprendendo, distruggono (atteggiamento umano, troppo umano);</p>
<p>- un unico marine anomalo finito sulla sedia a rotelle che possiede la mente di uno scienziato (senza essere scienziato) e la curiosità verso gli esseri viventi tipica di un marine “operativo” e che è la chiave per comprendere il pianeta Pandora e i suoi abitanti. Perché? Perché egli è l&#8217;unico tra gli umani che sia possessore di entrambe le conoscenze (quella analitica e quella operativa).</p>
<p>Da questo cocktail poteva uscire un grande “come”; così non è stato e pertanto la gente ricorda il “cosa” e cioè che è tutto visto e già visto.</p>
<p>Il tema della grande madre Terra/anima è sviluppato in tutti i film di Miyazaki e per non renderlo “trito e ritrito” bisognava utilizzare un “come” diverso da quello caro a Miyazaki; ma così non è stato.<br />
Abbiamo detto che gran parte del “come” si è sviluppato in immagini; anche alcune di queste mmagini sono, però, un chiaro rimando alle opere di Miyazaki (basti pensare alle montagne fluttuanti ad esempio).</p>
<p>Altri “come”, invece, hanno funzionato alla perfezione:<br />
- Il modo in cui Eiwa, la grande madre terra, fa capire alla protagonista femminile che il marine è “chiave” e non deve essere ucciso, è poeticamente delicato.</p>
<p>- La spettacolarizzazione del “tutto che torna ad Eiwa” è davvero riuscita.</p>
<p>- L’ideazione e la realizzazione grafica di “un punto di contatto” che ogni essere vivente del pianeta Pandora fisicamente possiede al fine di poter entrare in connessione con ogni altro essere del posto, è a dir poco geniale.</p>
<p>- Il messaggio di una vita in armonia con Eiwa è dato anche dalla caratterizzazione degli abitanti di Pandora; essi si presentano con una motoria da felini che li rende decisamente più aggraziati rispetto a quella degli Avatar umani (che ancora non sono  in armonia con la grande madre Eiwa).</p>
<p>Nella vita in armonia con  Eiwa la caccia è contemplata ma limitata al fabbisogno reale e su ogni preda uccisa si recita una preghiera rappacificatrice in cui si dice che il corpo della preda resta con il cacciatore perché a lui serve ma che lo spirito sia in pace e che ritorni in pace alla grande Eiwa (questo c’era anche nella principessa Mononoke di Miyazaki ma, per fortuna per l’originalità del film, in questo preciso caso, il “come” della realizzazione è differente).</p>
<p>E’ un messaggio forte contro i detrattori della caccia in todo e che, occupati a pensare ai diritti degli animali, non si accorgono che questi animali in realtà non li conoscono; esattamente al contrario di quei cacciatori che vivono in armonia con le specie.</p>
<p>In “Avatar” solo il marine prescelto è potuto diventare l’Avatar infiltrato perché egli non ha la boria degli scienziati che si preoccupano dei diritti degli alieni senza tuttavia conoscere questi alieni per cui si battono; egli è anche tutt&#8217;altra cosa rispetto al principio maschile errato impersonificato dagli altri marines che rappresentano l’umanità nel suo insieme e che si oppone al principio femminile della terra generatrice.</p>
<p>La terra genitrice e generatrice, in tutte le culture, premia il principio maschile del coraggio, della temerarietà e dell’azione affinché sia rivolta al principio femminile della terra; se il principio maschile indirizza male la sua azione diviene un principio maschile sbagliato e votato al fallimento.<br />
Questa tematica della terra che prima premia e poi ti atterra se te ne allontani è un lontano rimando al Macbeth shakespeariano, solo per citare un esempio letterario.</p>
<p>Avatar piace se si sono visti pochi film su questi temi; se è così, la trama può anche sembrare solida e pregna.<br />
Avatar non piace a chi di film sull’argomento ne ha visti a iosa e finisce per citare il solito “trito e ritrito”.</p>
<p>Prima di giudicare Avatar in questa maniera così rigidamente manichea, non dimentichiamo il “come” delle immagini; il “come” della trama non è stato sviluppato in maniera innovativa, è vero, ma il “come” delle immagini (ad esempio, la sopraccitata diversa fluidità di alieni e avatar umani) può far perdonare certe mancanze di un film che, piaccia o meno, da certi punti di vista si è meritatamente presentato come rivoluzionario e innovativo.</p>
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		<title>La mia Africa</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 11:25:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gwenn</dc:creator>
				<category><![CDATA[Drammatico]]></category>
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		<category><![CDATA[Regista]]></category>
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		<description><![CDATA[di Sydney Pollack
anno di produzione: 1985
La mia Africa è un film del 1985 diretto da Sydney Pollack, ispirato all&#8217;omonimo romanzo autobiografico della scrittrice danese Karen Blixen. 
Pur presentando diverse discrepanze con quella del romanzo, la trama del film si ispira ai racconti che l&#8217;autrice scrisse al suo ritorno dall&#8217;Africa. I ruoli dei due protagonisti sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-1718" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/la-mia-africa.jpg" alt="la mia africa.jpg" width="127" height="185" />di Sydney Pollack</em></p>
<p>anno di produzione: 1985</p>
<p><em>La mia Africa</em> è un film del 1985 diretto da Sydney Pollack, ispirato all&#8217;omonimo romanzo autobiografico della scrittrice danese Karen Blixen. </p>
<p>Pur presentando diverse discrepanze con quella del romanzo, la trama del film si ispira ai racconti che l&#8217;autrice scrisse al suo ritorno dall&#8217;Africa. I ruoli dei due protagonisti sono interpretati da Meryl Streep (nel ruolo della Blixen) e da Robert Redford (nel ruolo di Denys, il cacciatore di cui lei si innamora).</p>
<p>Inizia nel 1913, mentre la giovane danese, Karen Dinesen, parte in Kenia per sposare per convenienza il barone Bror Blixen. In Africa, la nuova coppia acquista una fattoria, ma a mandarla avanti e a tentare di dare un senso a quello strano matrimonio è solo Karen. </p>
<p>Bror, infatti, è tutto preso dalla sua indolenza e fatuità, e l&#8217;unica cosa che riesce a &#8220;dare&#8221; alla moglie è una malattia venerea che la costringe a ritornare in Europa per curarsi. Rientrata in Kenia, con il matrimonio ormai fallito, Karen si dedica anima e corpo alla sua<span id="more-1713"></span> fattoria, cercando nello stesso tempo, pur osteggiata dalla comunità bianca del posto, di fare qualcosa per gli indigeni. </p>
<p>A sostenerla in questa sua fatica quotidiana è l&#8217;amore, ricambiato, per Denys Finch Hatton, un uomo conosciuto molto tempo prima, un cacciatore innamorato dell&#8217;Africa e della natura. Denys, dopo il divorzio di Karen e del barone, va a vivere in casa di Karen, dove fa tappa ad ogni ritorno dai suoi spostamenti. </p>
<p>Denys ha per lei mille attenzioni, ma non intende sposarla, perché vede nel matrimonio un inutile vincolo alla sua libertà. Proprio questo fa decidere Karen a lasciarlo; ma più tardi, quando la donna perde tutto in un incendio che distrugge tutto il raccolto, lasciandola in balia dei creditori, e sta per ritornare in Europa, Denys torna da lei, questa volta deciso a sposarla. Ma non farà in tempo&#8230;</p>
<p>Sidney Pollack torna alla regia dopo il grande successo internazionale di <em>Tootsie </em>affrontando una scommessa difficilissima: tradurre in immagini <em>La mia Africa</em> di Karen Blixen. Il film ripercorre appunto gli anni africani della scrittrice danese, impersonata con la solita estrema maestria da Meryl Streep. </p>
<p>Dall’arrivo nella fattoria vicino a Nairobi, che coincide con il suo sposalizio non proprio d’amore con il cugino Bror (un eccelente Klaus Maria Brandauer), allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, che tocca marginalmente anche quei paesi lontani, dalla terribile scoperta di aver contratto la sifilide dal marito, all’amicizia e al successivo grande amore con Denys Finch Hatton (Robert Redford), <em>La mia Africa</em> è un susseguirsi di splendide immagini, grandi orizzonti, aria e acque purissime, fiori a profusione. </p>
<p>Tutto è racchiuso in lunghissimo flash-back, introdotto da un malinconico paesaggio nordico immerso nella neve. Per contrasto, l’Africa appare ancora più bella: è difficile dimenticare la casa della Blixen (splendidamente ricostruita), la piantagione di caffè, i voli in aereo con Denys. </p>
<p>Sontuoso, patinato, ma certamente anche un poco oleografico, privo di vera commozione (ad eccezione dell’inizio e della parte finale, laddove fa ampio ricorso alle magiche parole della scrittrice, dense di vita e di passione), <em>La mia Africa</em> si presenta come il tipico prodotto destinato a mietere molti Oscar: perfetto ma con un sospetto di freddezza. In effetti, il film ha vinto ben 7 premi Oscar (film, regia, musica di John Barry, scenografie, sceneggiatura, suono, fotografia).</p>
<p><em>La mia Africa</em> è probabilmente il film più accademico di S. Pollack che, dal libro di memorie della scrittrice danese Karen Blixen, ha ricavato un&#8217;opera suggestiva e fluviale, romantica e spettacolare, ravvivata da una fotografia smagliante e da tre interpreti eccellenti.</p>
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		<title>Neverland &#8211; Un sogno per la vita</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 11:49:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
				<category><![CDATA[Drammatico]]></category>
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		<category><![CDATA[Marc Forster]]></category>
		<category><![CDATA[Regista]]></category>
		<category><![CDATA[crescita]]></category>
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		<description><![CDATA[di Marc Forster
anno di produzione: 1994
&#8220;I bambini non dovrebbero mai andare a dormire; si svegliano più vecchi di un giorno.&#8221;
Neverland è l&#8217;isola che non c&#8217;è. Un viaggio attraverso il sogno. 
Neverland è la storia della nascita di Peter Pan, il bambino che non voleva crescere mai, nel periodo in cui prese vita dalla penna di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1715" title="neverland" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/neverland1-219x300.jpg" alt="neverland" width="127" height="185"/><em>di Marc Forster</em></p>
<p>anno di produzione: 1994</p>
<p>&#8220;<em>I bambini non dovrebbero mai andare a dormire; si svegliano più vecchi di un giorno.</em>&#8221;</p>
<p>Neverland è l&#8217;isola che non c&#8217;è. Un viaggio attraverso il sogno. </p>
<p>Neverland è la storia della nascita di Peter Pan, il bambino che non voleva crescere mai, nel periodo in cui prese vita dalla penna di James Matthew Barrie.</p>
<p>James Matthew Barrie è un autore teatrale di sufficiente successo. Le sue ultime opere, però, non hanno riscosso il clamore atteso dal pubblico londinese, e Charles Frohman, il produttore, chiede nuovi e rilancianti copioni. Barrie si trova in una situazione di stallo, non riesce a esprimere quello che vorrebbe e così temporeggia.</p>
<p>Un giorno, cercando ispirazione al parco, Barrie si imbatte in due bambini che giocano a nascondino. Lì conosce Sylvia Llewelyn Davies, e i suoi quattro figli. Tra<span id="more-1714"></span> loro si instaura subito una rara amicizia, grazie all&#8217;abilità di Barrie nel divertire e alla ingenua meraviglia dei quattro bambini, orfani di padre. </p>
<p>Barrie incontra varie volte Sylvia e la sua famiglia al parco, diventando sempre più amici. Gli incontri si fanno sempre più frequenti, e Barrie diventa una presenza quasi costante nella vita di Sylvia e dei suoi quattro figli, sacrificando però il suo matrimonio.</p>
<p>Uno dei figli, Peter, ha subito lo shock della perdita del padre e Barrie lo aiuta a sfogare la propria sofferenza attraverso la scrittura. E&#8217; qui che nasce l&#8217;idea di Peter Pan. La genuina innocenza dei piccoli stimola Barrie a scrivere una delle più belle opere letterarie di tutti i tempi. E il protagonista, Peter Pan, ha l&#8217;onore di conservare il nome del piccolo Peter. La prima avrà un successo clamoroso&#8230;</p>
<p>La storia della nascita di Peter Pan è soltanto un contorno. Sappiamo fin dall&#8217;inizio che il film procede in quella direzione, ma il vero fulcro è rappresentato dalla famiglia Llewelyn Davies. La loro vita ha suscitato qualcosa di nuovo in Barrie, la componente giusta per riuscire a continuare a scrivere. </p>
<p>L&#8217;amore che li unisce è incondizionato, al di là delle condizioni economiche, al di là della posizione sociale. Sylvia è la mamma che sacrifica un giorno di pulizia della casa per accompagnare i bambini a divertirsi nel parco e incontrare Barrie; e la mamma che nasconde la sua malattia per non suscitare dolore nella sua famiglia. Barrie s&#8217;innamora. </p>
<p>Si innamora della loro storia, del loro presente, e ne condivide tutti i particolari, tutte le passeggiate, tutte le corse, tutte le recite. Tutto. L&#8217;essenza del non crescere viene vissuta nella visione della crescita giorno per giorno: Peter che esce dal dolore, il figlio maggiore che diventa uomo, Sylvia che perde la vita.</p>
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