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	<title>Ok Cinema . com &#187; Regista</title>
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	<description>Il cinema letto dal computer</description>
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		<title>I cento passi</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jun 2010 13:12:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ di Marco Tullio Giordano
anno di produzione: 2000
&#8220;Mio padre, la mia famiglia, il mio paese! Io voglio fottermene!
Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Io voglio urlare che mio padre è un leccaculo!
Noi ci dobbiamo ribellare.
Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2268" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/677_big.jpg" alt="I_cento_passi.jpeg" width="127" height="185" /><em> di Marco Tullio Giordano</em></p>
<p>anno di produzione: 2000</p>
<p><em>&#8220;Mio padre, la mia famiglia, il mio paese! Io voglio fottermene!<br />
Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Io voglio urlare che mio padre è un leccaculo!<br />
Noi ci dobbiamo ribellare.<br />
Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente! &#8221;<br />
</em><br />
<em>I cento passi </em>è un film di Marco Tullio Giordana uscito nel 2000 dedicato alla vita e all&#8217;omicidio di Peppino Impastato, impegnato nella lotta alla mafia nella sua terra, la Sicilia.</p>
<p>Il film, presentato al Festival di Venezia 2000, è stato accolto dalla critica e dal pubblico con ben 12 minuti di applausi, ad indicare il profondo coinvolgimento che Marco Tullio<span id="more-2266"></span> Giordana e i suoi attori, ancora sconosciuti agli schermi, hanno  saputo creare in memoria di un uomo e della sua generazione.</p>
<p>Il film racconta la vera storia di Giuseppe Impastato, detto Peppino, nato a Cinisi, Sicilia a soli <em>&#8220;cento passi&#8221; </em>dal boss della mafia Tano Badalamenti. Il giovane Peppino Impastato vive cercando di sfuggire a quest&#8217;inesorabile legame con l&#8217;ambiente mafioso in cui il padre vive. </p>
<p>Vede scorrere davanti a sé gli albori della lotta politica contro la mafia e il potere a essa colluso, lotta a cui poi prenderà attiva parte da adolescente e poi da adulto. La sua voglia di cambiare e la sua partecipazione alle attività della Nuova Sinistra lo portano ad avviare un&#8217;attività politico-culturale antimafiosa.</p>
<p>Conduce le lotte dei contadini espropriati per la costruzione dell&#8217;aeroporto di Palermo, in territorio di Cinisi, costituisce il gruppo &#8220;Musica e cultura&#8221; e, nel 1976, fonda &#8220;Radio Aut&#8221;, radio privata autofinanziata, con cui denuncia quotidianamente i delitti e gli affari dei mafiosi di Cinisi.</p>
<p>Il suo programma si chiama &#8220;Onda Pazza&#8221; nel quale, con parole arrabbiate e ironiche, sfida quel potere così &#8220;normale&#8221; per suo padre, ed è in una delle sue dirette che il boss Gaetano Badalamenti, che abitava a <em>&#8220;cento passi&#8221;</em> da casa sua, diventa &#8220;Tano seduto&#8221;. Peppino Impastato muore tragicamente nel 1978, nel giorno del delitto Moro. Oscurati dalla tragedia nazionale in atto in quei giorni, la sua storia e la sua tragica fine resteranno ignoti alla massa per più di vent&#8217;anni, sino all&#8217;uscita del film.</p>
<p>Tullio Maria Giordana, regista e co-sceneggiatore di questa pellicola, nonostante i fatti e l&#8217;ambientazione, non ha voluto girare un film politico o sulla mafia. </p>
<p>Così si esprime il regista a proposito del suo film: <em>&#8220;Questo non è un film sulla mafia, non appartiene al genere.<br />
È piuttosto un film sull’energia, sulla voglia di costruire, sull’immaginazione e la felicità di un gruppo di ragazzi che hanno osato guardare il cielo e sfidare il mondo nell&#8217;illusione di cambiarlo.<br />
È un film sul conflitto famigliare, sull’amore e la  disillusione, sulla vergogna di appartenere allo stesso sangue.<br />
È un film su ciò che di buono i ragazzi del ’68 sono riusciti a fare, sulle loro utopie, sul loro coraggio. Se oggi la Sicilia è cambiata nessuno può fingere che la mafia non esista, ma questo non riguarda solo i siciliani, molto si deve all’esempio di persone come Peppino, alla loro fantasia, al loro dolore, alla loro allegra disobbedienza.&#8221;</em></p>
<p>Per il regista Marco Tullio Giordana questo film rappresenta una sorta di consacrazione che gli permetterà di continuare quel percorso a lui caro, di rivisitazione della vita del Paese negli &#8220;anni bui&#8221;, attraverso le esperienze di personaggi storici o di fantasia (si pensi a <em>La meglio gioventù</em> del 2003), nel solco tracciato, tra gli altri, da Francesco Rosi, Elio Petri e Ettore Scola.</p>
<p>Tra gli attori troviamo Luigi Lo Cascio, Luigi Maria Burruano, Lucia Sardo, Paolo Briguglia, Tony Sperandeo.</p>
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		<title>Tacchi a spillo</title>
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		<pubDate>Tue, 25 May 2010 09:40:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Drammatico]]></category>
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		<category><![CDATA[Pedro Almodòvar]]></category>
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		<description><![CDATA[di Pedro Almodòvar
anno di produzione: 1991
Tacchi a spillo, dal titolo originale Tacones lejanos (ovvero &#8220;Tacchi lontani&#8221;, che rimanda alla frase di victoria Aprile nel film&#8220;Non potevo addormentarmi finché non sentivo il rumore dei tuoi tacchi, lontano, che si perdeva nel coridoio&#8221;), è un film del regista spagnolo Pedro Almodòvar, uscito nel 1991.
Per conquistare il successo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2226" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/143837.jpeg" alt="tacchi_a_spillo.jpeg" width="127" height="185" /><em>di Pedro Almodòvar</em></p>
<p>anno di produzione: 1991</p>
<p><em>Tacchi a spillo</em>, dal titolo originale <em>Tacones lejanos</em> (ovvero &#8220;Tacchi lontani&#8221;, che rimanda alla frase di victoria Aprile nel film<em>&#8220;Non potevo addormentarmi finché non sentivo il rumore dei tuoi tacchi, lontano, che si perdeva nel coridoio&#8221;</em>), è un film del regista spagnolo Pedro Almodòvar, uscito nel 1991.</p>
<p>Per conquistare il successo, Becky (Marisa Paredes), diva della canzone, trascura la figlia Rebeca (Victoria Abril), che da grande diventerà una famosa annunciatrice televisiva.</p>
<p>Tornata a Madrid dopo anni di successo in Messico, Becky rivede la figlia e a stento la riconosce, tanti sono stati gli anni passati lontano. Non sa nemmeno che sua<span id="more-2224"></span> figlia Rebecca ha sposato un suo ex-amante Manuel. </p>
<p>Quando quest&#8217;ultimo viene trovato assassinato in casa sua, le principali indiziate diventano Rebecca e sua madre. Uno strano giudice amante dei travestimenti (Miguel Bosé) è incaricato di risolvere il  caso&#8230; e concentra i suoi sospetti su Rebecca che, il giorno dopo durante il telegiornale, annuncia che è stata lei ad uccidere suo marito e viene quindi arrestata.</p>
<p>Il dramma vero, il vero conflitto riguarda il rapporto fra madre e figlia, Marisa Paredes e Victoria Abril. La madre è una diva della  canzone, la figlia una ragazza che le cresce lontano, desiderosa d&#8217;amore e di un amore che quasi violentemente le è negato. </p>
<p>La ragazza sposerà un ex amante della madre, e in lei aggressività e risentimenti cresceranno fino a trasformarsi in tragedia. In questo si può intuire come il dramma, per Almodòvar, sia sempre un melodramma, e come l&#8217;eccesso, l&#8217;istrionismo, non possano abbandonare la sua immaginazione, la sua camera, abitandola fino all&#8217;estenuazione o alla ridondanza.</p>
<p>Ancora oggi, <em>Tacchi a spillo</em> è uno dei più grandi successi di Almodòvar, ma si tratta soprattutto di un&#8217;opera che segna una svolta nella sua carriera di regista, opera spesso considerata come difficile d&#8217;approccio perché gli ha permesso di acquistare un pubblico più vasto. </p>
<p>Se <em>Tacchi a spillo</em> non è il capolavoro assoluto di Almodòvar, bisogna pur riconoscere che è il più accessibile. Osservandolo alla luce dei film successivi in cui il regista affronta tematiche più gravi, sembra in equilibrio perfetto tra una forma accessibile al pubblico e una trama che tratta tutti temi cari ad Almodòvar come la donna, l&#8217;illusione, l&#8217;artificio e la morte.</p>
<p>Sotto l&#8217;apparenza di un giallo (presenza dell&#8217;omicidio, del giudice, dell&#8217;inchiesta) che gli permette di rendersi accessibile ad un maggior numero di persone, si nasconde in realtà un melodramma straziante sull&#8217;assenza della madre e la disperazione della figlia alla ricerca dell&#8217;amore materno.</p>
<p>Questo successo incontestabile è dovuto in gran parte al talento dei suoi interpreti, in primo piano Marisa Paredes et Victoria Abril che ci offrono un confronto madre-figlia in cui la leggerezza ironica e la gravità si combinano con grande sapienza. Eccelente Miguel Bosé, che interpreta con lo stesso talento la sobrietà del giudice e la stravaganza del travestito.</p>
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		<title>Il gusto degli altri</title>
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		<pubDate>Tue, 25 May 2010 09:22:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Agnès Jaoui
anno di produzione: 2000
Regista, attrice e sceneggiatrice francese, Agnès Jaoui ha spesso lavorato con suo marito Jean-Pierre Bacri, con cui ha scritto e interpretato il primo film da lei diretto : Il gusto degli altri, uscito al cinema nel 2000.
Il suo film racconta di cinque personaggi, delle loro vite diverse accomunate soltanto da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2220" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/il-gusto-degli-altri.jpg" alt="il-gusto-degli-altri.jpg" width="127" height="185" /><em>di Agnès Jaoui</em></p>
<p>anno di produzione: 2000</p>
<p>Regista, attrice e sceneggiatrice francese, Agnès Jaoui ha spesso lavorato con suo marito Jean-Pierre Bacri, con cui ha scritto e interpretato il primo film da lei diretto :<em> Il gusto degli altri</em>, uscito al cinema nel 2000.</p>
<p>Il suo film racconta di cinque personaggi, delle loro vite diverse accomunate soltanto da una catena casuale di rapporti. Un uomo d’affari, un’attrice, un autista, una cameriera ed una guardia del corpo. </p>
<p>Tutto il pasticcio ha inizio con un rischioso contratto per colpa del quale l’imprenditore si trova  spiacevolmente costretto ad assumere una guardia del corpo e a prendere lezioni d’inglese.    </p>
<p>Scoprirà che l’avvenente insegnante, sulle prime cacciata in malo modo, è soprattutto una brava attrice di teatro. Colpito dal  talento della donna e annichilito dall’accidia<span id="more-2197"></span> della sua vita coniugale,  se ne innamorerà. </p>
<p>In un piccolo bar frequentato dall’attrice, poi, lavora una giovane cameriera che ritroverà nell’autista dell’imprenditore una relazione avuta tempo prima e, dopo pochi incontri senza successo, si         legherà invece alla guardia del corpo. </p>
<p>Il piccolo universo di queste persone verrà per un momento scosso dalle reciproche intrusioni,         ristabilendo e riformulando valori ed equilibri.</p>
<p>Con una storia sottilmente ironica la giovane regista analizza non solo il gusto di stare con gli altri,  di conoscere e di vedere le cose nel modo degli altri, ma anche quella cerchia sociale in cui ognuno cerca di rinchiudersi per trovare un riparo, seppur apparente, dal resto del mondo. </p>
<p>In una fluidità di incontri e di innamoramenti, corrisposti o meno, si racconta la vita di ognuno dei personaggi, i loro dubbi, le loro paure e le loro opinioni. Il desiderio di alcuni di aprirsi e il muro di altri tirato su a difesa di sé, dei propri convincimenti o magari della propria esistenza.</p>
<p>Straordinari gli interpreti, dal comuovente  Jean-Pierre Bacri a Alain Chabat e Gérard Lanvin, evidentemente coinvolti in questa scoperta del gusto degli altri.</p>
<p>&#8220;Il gusto degli altri&#8221; ha battuto ogni record d&#8217;incassi in Francia. Agnes  Jaoui, dopo aver sceneggiato il raffinato divertissement &#8220;Parole Parole&#8221; diretto da Alain Resnais, dimostra talento vero di regista, e anche di attrice, in un duetto straordinario con Jean Pierre Bacri, l&#8217;imprenditore. </p>
<p>Alcune battute sono memorabili (ne citiamo solamente una: <em>&#8220;Mi scusi, ma proprio non ricordo: dov&#8217;è che ci siamo già conosciuti? No, niente: siamo solo andati a letto insieme&#8221;</em>).</p>
<p>Come giustamente dice Jean-Marie Lalanne nel giornale Libération,<em>&#8220;il film è un elogio della curiosità, un invito a scambiarsi gli occhiali da vista con il vicino per poterlo guardare in modo diverso.&#8221;</em></p>
<p>Sembra innanzi tutto confermare quanto il minimalismo sia diventato un linguaggio artistico diffuso anche tra gli autori europei. Il segreto sta non nel concentrare l’attenzione dello spettatore su di un individuo scelto, ma nel proporgli un puzzle disordinato e incompleto di interazioni.</p>
<p>Questo film leggero e spiritoso è stato nominato all&#8217;Oscar come miglior film straniero, secondo in testa al box office francese dopo &#8220;Taxxi 2&#8243;, venduto in 23 Paesi, pluripremiato ai César.</p>
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		<title>Gli amori folli</title>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2010 09:16:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alain Resnais]]></category>
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		<category><![CDATA[André Dussolier]]></category>
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		<category><![CDATA[Premi César]]></category>
		<category><![CDATA[Sabine Azéma]]></category>

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		<description><![CDATA[di Alain Resnais
anno di produzione: 2009
Esce finalmente nelle sale italiane il nuovo ed affascinante film di un maestro del cinema francese, premiato allo scorso Festival di Cannes. 
A tre anni di distanza da &#8220;Cuori&#8221;, produzione franco-italiana di cui ha fatto parte anche Laura Morante, torna sul grande schermo Alain Resnais quasi novantenne: il suo ultimo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2192" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/Gliamorifolli1.jpg" alt="Gliamorifolli.jpeg" width="127" height="185" /><em>di Alain Resnais</em></p>
<p>anno di produzione: 2009</p>
<p>Esce finalmente nelle sale italiane il nuovo ed affascinante film di un maestro del cinema francese, premiato allo scorso Festival di Cannes. </p>
<p>A tre anni di distanza da <em>&#8220;Cuori&#8221;</em>, produzione franco-italiana di cui ha fatto parte anche Laura Morante, torna sul grande schermo Alain Resnais quasi novantenne: il suo ultimo film, <em>Gli amori folli </em>(<em>Les Herbes Folles</em>), esplora le più nascoste profondità dell’animo  umano.</p>
<p>Il racconto &#8211; tratto dal romanzo di  Christian Gailly <em>L’Incident</em> (Éditions de Minuit,  1996) &#8211; inizia con un banale scippo ai danni di Marguerite Muir. </p>
<p>Georges Palet, personaggio complesso uscito da un passato compromettente che non viene rivelato chiaramente, ritrova il portafoglio della donna nel parcheggio di un centro commerciale e, cercando tra i documenti un numero di telefono per poterla avvertire,<span id="more-2190"></span> ne subisce il fascino ancora prima di averla conosciuta. </p>
<p>Ciò dà l’avvio a una serie di gesti, tanto irrazionali quanto grotteschi, che i due compiono nei  continui tentativi di cercarsi e respingersi, di amarsi e odiarsi, di volersi occupare dei propri affari e non poter fare a meno di pensare all’altro.</p>
<p>Ecco un film sull’amore, sulla passione cieca e inarrestabile, ma anche sul caso e le impreviste conseguenze del destino. </p>
<p>L’erba selvatica, quella cattiva, cresce un po’ dappertutto: lo si percepisce fin dalla prima immagine del film dove la cinepresa scivola sinuosa su una strada in cui da una crepa nell’asfalto fa capolino un po’ di verde. </p>
<p>La natura riesce a prosperare anche dove meno te lo aspetti. &#8221;Les Herbes Folles&#8221; che Resnais ha scelto come titolo originale del film (tradotto purtroppo in modo semplicistico con <em>Gli amori folli</em> in italiano) sono i due protagonisti del film, Marguerite e Georges, che non hanno nessun motivo di incontrarsi né di amarsi, eppure&#8230; <em>Erbe folli</em> lo siamo tutti, come dice il regista stesso in un&#8217;intervista, <em>&#8220;siamo tutti erbe folli cresciute tra il selciato grigio delle città&#8221;</em>.</p>
<p>Bellissimo il cast, nel quale spiccano i protagonisti Sabine Azéma e André Dussolier, fedelissimi del cineasta che lavora con i suoi attori con l’ostinatissima tenacia di un teatrante che non si stanca mai di manipolare gli stessi materiali per ottenerne suoni sempre nuovi.</p>
<p>Vincitore del premio speciale della giuria allo scorso Festival di Cannes, e nominato agli ultimi Premi César, <em>Gli amori folli</em> viaggia dunque sulle note della pazzia amorosa, del desiderio,  dell’irrazionalità e dei sogni che vanno a scontrarsi con la realtà. </p>
<p>Ispiratore della Nouvelle Vague e osservatore sempre attento a studiare la realtà in divenire che lo circonda, Resnais, dopo il più che discreto <em>Cuori</em> (con Laura Morante), continua a proporre un cinema d’autore suadente ed elegante, che non invecchia mai.</p>
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		<title>Delicatessen</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 09:09:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commedia]]></category>
		<category><![CDATA[Fantastico]]></category>
		<category><![CDATA[Genere]]></category>
		<category><![CDATA[Jean-Pierre Jeunet]]></category>
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		<category><![CDATA[Delicatessen]]></category>
		<category><![CDATA[Dominique Pinon]]></category>
		<category><![CDATA[macellaio]]></category>

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		<description><![CDATA[di Jean-Pierre Jeunet e Marc Caro
anno di produzione: 1991
Il primo lungometraggio del regista francese Jean-Pierre Jeunet, uscito nel 1991 dieci anni prima del successo mondiale Il favoloso mondo di Amelie, si chiama Delicatessen ed è un&#8217;opera che porta già in sè le caratteristiche dello stile del regista, questo gusto barocco mescolato ad una forte componente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2129" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/Delicatessen.jpg" alt="Delicatessen.jpg" width="127" height="185" /><em>di Jean-Pierre Jeunet e Marc Caro</em></p>
<p>anno di produzione: 1991</p>
<p>Il primo lungometraggio del regista francese Jean-Pierre Jeunet, uscito nel 1991 dieci anni prima del successo mondiale <em>Il favoloso mondo di Amelie, </em>si chiama<em> Delicatessen</em> ed è un&#8217;opera che porta già in sè le caratteristiche dello stile del regista, questo gusto barocco mescolato ad una forte componente estetica. </p>
<p>Il film è in realtà il frutto dalla collaborazione di Jeunet e di Marc Caro, fumettista incontrato al festival di Annecy, con cui nascono alcuni cortometraggi negli anni 80, lavori che spesso si ispirano ai fumetti di Caro e che ricevono numerosi premi in Francia ed altrove. </p>
<p>Ma è con <em>Delicatessen </em>che arriva veramente il riconoscimento con quattro premi Césars e la possibilità per Jeunet di vedersi proporre lavori cinematografici dalla 20th Century Fox negli Stati-Uniti.</p>
<p><em>Delicatessen</em> fa entrare lo spettatore in un universo strano, inquietante e burlesco, molto vicino a quello del fumetto, con dei personaggi atipici. Potremmo definire l&#8217;opera<span id="more-2127"></span> come una favola ispirata alla tradizione del realismo poetico francese (si pensa a Prévert e Carné), ma con una buona dose in più di fantastico. </p>
<p>In un luogo imprecisato della Francia, in un palazzo fatiscente, vivono stravaganti condomini sempre affamati sotto la condotta dal macellaio, proprietario dello stabile, che trasforma in bistecche i suoi garzoni e le vecchie signore. </p>
<p>Vittima predestinata del macellaio è il candido Louison, un clown disoccupato che ha chiesto a questi vitto ed alloggio in cambio di lavori di pulizia e manutenzione e che deve la sua salvezza all&#8217;amore della soave figlia dell&#8217;infame scannatore e all&#8217;aiuto di misteriosi trogloditi vegetariani, una massa di teppisti che vivono nel sottosuolo metropolitano. </p>
<p>Curiosi e grotteschi avvenimenti si succedono in questo divertissement eccentrico dall&#8217;umorismo nero. Più che la storia spicca il modo e la qualità con cui viene raccontata: la monocroma fotografia buio seppia, le musiche stridenti, la galleria di personaggi tutti sopra le righe che sembrano ritagliati dai comics per adulti: una perpetua suicida fallita, una famigliola perbene, due pazzi che fabbricano scatole che muggiscono, una vamp di periferia etc&#8230;</p>
<p>C&#8217;è davvero nel lavoro dei due registi <em>&#8220;un talento visivo senza pari nell&#8217;ordine grottesco&#8221;</em> (Giovani Grazzini) e la loro inventiva offre dei momenti comici d&#8217;antologia, come ad esempio il congresso carnale tra il macellaio e un&#8217;inquilina che trasforma il condominio in un  concerto di suoni e rumori.</p>
<p>L&#8217;eccelente Dominique Pinon (attore preferito di Jean-Pierre Jeunet che ritroviamo i tutti suoi film successivi) confessa di essersi ispirato allo stile di James Cagney, un&#8217;ottima scelta per riproporci, in questa nuova vittoria del piccolo clown contro il grosso prepotente macellaio, il concetto di un mito che funziona sempre: quello di Davide e Golia. </p>
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		<title>Sulle mie labbra</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 08:57:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Jacques Audiard
anno di produzione: 2001
Sulle mie labbra è il terzo film del regista francese Jacques Audiard: è uscito nel 2001 ed ha vinto i tre premi César più importanti: migliore attrice per Emmanuelle Devos, migliore sceneggiatura e miglior sonoro.
La trama si sviluppa intorno alla figura di Carla Bhem, una ragazza mezza sorda che lavora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-2138" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/sullemielabbra.jpg" alt="sulle_mie_labbra.jpg" width="127" height="185" />di Jacques Audiard</em></p>
<p>anno di produzione: 2001</p>
<p><em>Sulle mie labbra </em>è il terzo film del regista francese Jacques Audiard: è uscito nel 2001 ed ha vinto i tre premi César più importanti: migliore attrice per Emmanuelle Devos, migliore sceneggiatura e miglior sonoro.</p>
<p>La trama si sviluppa intorno alla figura di Carla Bhem, una ragazza mezza sorda che lavora da anni come segretaria per un società immobiliare. Il suo lavoro è occuparsi di tutto: gestire gli archivi, rispondere al telefono, fare stime e preventivi, trattare con i fornitori. </p>
<p>E&#8217; la prima ad arrivare in ufficio e l&#8217;ultima ad andarsene&#8230; Come contropartita, riceve uno stipendio da fame, viene considerata meno di una nullità e riceve ordini come un cane. </p>
<p>Il suo unico vantaggio sull&#8217;ostilità e l&#8217;indifferenza del mondo che la circonda è dato dalla sua capacità di leggere sulle labbra tutto ciò che i suoi apparecchi acustici (nascosti<span id="more-2135"></span> sotto le ciocche ondulate dei capelli) non potranno mai percepire. </p>
<p>È stanca, sa di meritarsi qualcosa di più ed è decisa a cambiare le cose. La soluzione dei suoi problemi si materializza nel suo nuovo assistente, Paul Angeli, appena uscito di galera e senza la minima conoscenza in fatto di sviluppo di attività immobiliari. </p>
<p>Ma Paul ha altri modi per compensare le sue lacune: è un ladro appena uscito di prigione, desideroso di sfruttare qualche buon affare. Ed ecco che Carla si trasforma da impiegata sfruttata in donna cattiva e vendicativa, complice nella pianificazione di un furto ai danni di un boss piuttosto pericoloso. </p>
<p>Sebbene molto diversi i due si legano l&#8217;uno all&#8217;altra come due randagi incattiviti, pronti alla prima occasione a darsi il bidone a vicenda, scambiandosi in continuazione crudeltà e connivenza, disprezzo e complicità. Tra questi due emarginati nasce un&#8217;improbabile storia d&#8217;amore, sullo  sfondo di una manipolazione reciproca.</p>
<p>Scritto in collaborazione con Tonino Benacquista, il film di Jacques Audiard mescola con genialità i  generi: dramma, commedia sociale, thriller, passando anche per le atmosfere del noir, in cui i due protagonisti si muovono nel loro incessante mutamento interiore ed esteriore. </p>
<p>ll regista francese racconta una straordinaria metamorfosi umana di questi due personaggi che, alla fine, riescono a costruire una vantaggiosa relazione professionale e una inaspettata corrispondenza  amorosa.</p>
<p>Audiard avvicina la macchina da presa al viso e ai corpi dei protagonisti, sottolineando i loro sguardi spesso perduti in un mare di incertezze o le mani mentre sfiorano un ginocchio che subito si ritrae. Ma soprattutto racconta con grande intelligenza il mondo dei rumori della protagonista, passando da un silenzio quasi totale del suo orecchio imperfetto, al rumore assordante e mal controllato del suo apparecchio acustico.</p>
<p>Il film è chiaramente centrato sulle due figure memorabili, ma evita sempre di cadere nella  sociologia o nel pietismo. E questo grazie a due interpreti straordinari: la bravissima Emmanuele Devos, che ottene con questo film una riconoscenza meritata, e Vincent Cassel, convincente nel suo personaggio privo di inibizioni.</p>
<p><em>Sulle mie labbra</em> è un poliziesco di raffinata costruzione e diffuso erotismo. Ingredienti naturali del &#8220;crime movie&#8221;, che, tuttavia, nel film del regista Jacques Audiard (nel cui sangue scorre l&#8217;eredità migliore del poliziesco in lingua francese: il padre, Michel, è stato per anni il dialoghista di Jean Gabin) si combinano inseguendo un  binomio continuamente sull&#8217;orlo del dramma ambientale o dello studio patlologico.</p>
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		<title>Tutti i battiti del mio cuore</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 08:45:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Jacques Audiard
anno di produzione: 2005
Quarto film del cineasta francese Jacques Audiard, dopo Sulle mie labbra e prima del recente Il profeta, Tutti i battiti del mio cuore è uscito nel 2005, vincendo 8 premi Césars 2006. 
Nella traduzione italiana il titolo originale De battre mon coeur s&#8217;est arreté (ovvero &#8220;il mio cuore ha smesso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2123" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/tutti-i-battiti-del-mio-cuore.jpg" alt="tutti-i-battiti-del-mio-cuore.jpg" width="127" height="185" /><em>di Jacques Audiard</em></p>
<p>anno di produzione: 2005</p>
<p>Quarto film del cineasta francese Jacques Audiard, dopo <em>Sulle mie labbra</em> e prima del recente <em>Il profeta</em>, <em>Tutti i battiti del mio cuore </em>è uscito nel 2005, vincendo 8 premi Césars 2006. </p>
<p>Nella traduzione italiana il titolo originale <em>De battre mon coeur s&#8217;est arreté</em> (ovvero &#8220;il mio cuore ha smesso di battere&#8221;) è stato modificato, perdendo così una parte del suo significato e del suo fascino. </p>
<p>In effetti, quello originale francese, decisamente più intrigante, fa riferimento a un momento preciso, breve, quell&#8217;attimo di sospensione in cui il cuore non batte, mentre nella sua versione italiana il concetto temporale è assente. </p>
<p>L&#8217;origine di questo titolo è da cercare in una frase della canzone <em>La Fille du Père No</em>ë<em>l</em> del famoso cantautore francese Jacques Dutronc, che doveva originalmente apparire<span id="more-2117"></span> in una scena ma che poi fu tagliata in seguito.</p>
<p>Il film di Audiard è il remake del grande esordio di James Toback, <em>Rapsodia per un  killer</em> con Harvey Keitel, anche se è stato parecchio stravolto rispetto all’originale. Tutto nel film, dal modo di filmare alla maniera di vedere la vita, esprime il forte bisogno di scappare lontano da ogni punto di riferimento conosciuto e il desiderio di effettuare una muta. </p>
<p>Ad esempio quella del protagonista Thomas, 28 anni, che sembra ormai rassegnato a seguire le orme del padre nelle compravendite immobiliari, sbrigando per lui affari loschi. Poi l&#8217;occasione della vita: un incontro casuale lo spinge a credere che potrebbe essere il pianista di talento che ha sempre sognato di diventare, proprio come sua madre deceduta in passato. La sua insegnante di piano, una cinese trasferitasi da poco, non parla francese: l&#8217;unico linguaggio che hanno in comune è la musica.</p>
<p>È il ritratto di un giovane uomo diviso in due da una serie di conflitti: padre/madre, due mondi, due scelte di vita, due Parigi. E la stessa violenza – e anche le stesse dita – che usa per svolgere lo sporco lavoro al soldo degli speculatori edilizi e per cercare di redimersi con il pianoforte, con l&#8217;arte. </p>
<p>Il personaggio di Harvey Keitel viene rielaborato con dolente vitalismo da Romain Duris, fra spedizioni punitive ed estasi improvvise, un padre canaglia e martire (Niels Arestrup che Audiard richiamerà nel <em>Profeta</em>) e l&#8217;incantevole Lin Dan Pham che dà lezioni di pianoforte  parlando solo il cinese. </p>
<p>Uno dei punti forti del film consiste appunto nella scelta sempre azzeccata degli attori, non solo quella di Romain Duris che sa con grande intelligenza rendere le sue furie interiori, ma anche quella di Niels Arestrup. Audiard è riuscito così a creare un magnifico duello padre/figlio, dietro il quale si scontrano due mondi, la meschinità degli affari immobiliari del padre e il mondo della musica del figlio.</p>
<p>Il regista dimostra la sua originalità spezzando il ritmo del racconto tagliando le scene sempre qualche secondo prima del dovuto e collegandole tra loro senza soluzione di continuità. </p>
<p>I passaggi temporali sono sempre repentini e misteriosi, come la conclusione di alcune sequenze delle quali ci lascia solo immaginare lo sviluppo. <em>Tutti i battiti del mio cuore</em> non è solo un altro noir francese, ma un <em>&#8220;noir contemporaneo, appassionante e selvaggio, come in Europa se ne vedono di rado&#8221;</em>. (Fabio Ferzetti, Il Messaggero)</p>
<p>Di certo non è un film facile, proprio perché non permette di fuggire dalle sfumature noir. Ma è il giusto racconto di un tempo vile e cinico, dove l’eroe è al massimo un sopravvissuto.</p>
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		<title>A History of Violence</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Mar 2010 15:19:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
				<category><![CDATA[David Cronenberg]]></category>
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		<description><![CDATA[di David Cronenberg
Anno di produzione: 2005
A history of violence, film di David Cronenberg uscito nel 2005, è tratto dall&#8217;omonimo romanzo grafico (in inglese graphic novel) scritto da John Wagner ed illustrato da Vince Locke del 1997. E&#8217; stato presentato in concorso al 58° Festival di Cannes. 
Il film torna sui territori cari al regista: l&#8217;identità, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-2086" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/history-of-violence.jpg" alt="history-of-violence.jpg" width="127" height="185" />di David Cronenberg</em></p>
<p>Anno di produzione: 2005</p>
<p><em>A history of violence</em>, film di David Cronenberg uscito nel 2005, è tratto dall&#8217;omonimo romanzo grafico (in inglese graphic novel) scritto da John Wagner ed illustrato da Vince Locke del 1997. E&#8217; stato presentato in concorso al 58° Festival di Cannes. </p>
<p>Il film torna sui territori cari al regista: l&#8217;identità, la possibile schizofrenia, il rapporto tra realtà e apparenza e la storia di una famiglia americana che conduce un&#8217;onesta e armoniosa esistenza nella piccola e tranquilla Millbrook (nell&#8217;Indiana), esistenza che si trova travolta una notte in seguito ad una rapina.</p>
<p>Il protagonista si chiama Tom Stall (interpretato dall&#8217;affascinante Viggo Mortensen) e vive tranquillo e felice con la moglie avvocato (Maria Bello) e i loro due bambini. Una notte Tom sventa una rapina nel suo ristorante, salva i suoi clienti e amici ed uccide i due criminali per legittima difesa. </p>
<p>La sua storia diventa in breve di dominio pubblico, attirando l&#8217;attenzione dell&#8217;intera nazione: Tom diventa all&#8217;improvviso un eroe nazionale, spinto sotto i riflettori dei media.<span id="more-2082"></span> </p>
<p>A disagio per questa inaspettata celebrità, cerca di ritornare alla vita normale, ma deve confrontarsi con un tipo misterioso e minaccioso (Ed Harris), che arriva in città credendo che Tom sia l’uomo dal quale in passato ha subito ingiustizie. Tom e la sua famiglia reagiscono allo scambio di identità e lottano per far fronte alla nuova realtà, ma poco a poco si rompe l&#8217;equilibrio dell&#8217;intera famiglia.</p>
<p>Per chi non è estimatore del regista canadese, <em>A History of Violence</em> può sembrare un modo per mettere in scena sparatorie, morti violente e sesso sfrenato, come se fosse una piatta parodia delle più pure americanate; può sembrare esagerato e addirittura senza ritegno. </p>
<p>Ma possiamo anche cercare un significato attorno al cosiddetto mito americano, ovvero cercare una risposta alla domanda: cosa si nasconde dietro tanta perfezione (un uomo perfetto, con una moglie perfetta, dei figli perfetti, un lavoro perfetto in una cittadina perfetta)? </p>
<p>In questo film appare lampante come dietro una facciata idilliaca si possa nascondere il segreto più torbido e crudele. Il regista ci parla della violenza e della sua presenza naturale e dolorosamente inevitabile nella vita dell’uomo. </p>
<p>Ci svela come ciascuno debba per forza di cose fare i conti con la violenza, quella altrui e quella dentro di sé, anche nella pacifica provincia americana, anche nello sbiadito sogno americano, anche quando si sceglie fortemente una strada alternativa.</p>
<p>Cronenberg fa salire la tensione con grande maestria fino a far emergere la domanda che prima o poi tutti si sono fatti almeno una volta nella vita: sappiamo veramente chi abbiamo accanto? E quant’è vasta la zona d’ombra della personalità di ciascuno di noi?</p>
<p><em>A History of Violence</em> è una produzione scomoda, che potrebbe apparire come un qualcosa di già visto (perché in realtà tocca dei temi spesso affrontati in altre pellicole), ma trova nel suo stile la sua ragione d’essere, nella mano sapiente e spietata del regista la sua chiave di  lettura, nella bravura degli attori la sua credibilità (anche se a volte troppo caricaturali, forse per volere dello stesso regista, le interpretazioni di Ed Harris e William Hurt).</p>
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		<title>Kung Fu Panda</title>
		<link>http://www.ok-cinema.com/2010/03/22/kung-fu-panda/</link>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 13:53:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
				<category><![CDATA[Animazione]]></category>
		<category><![CDATA[DreamWorks Animation]]></category>
		<category><![CDATA[Genere]]></category>
		<category><![CDATA[arti marziali]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[film d'animazione]]></category>
		<category><![CDATA[Kung Fu Panda]]></category>

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		<description><![CDATA[ della DreamWorks Animation
anno di produzione: 2008
Quando un film d&#8217;animazione diventa il film più visto dell&#8217;anno&#8230; è successo a Kung fu Panda che, nel 2008, ha raggiunto quasi tre milioni di spettatori per oltre 17 milioni di euro di incassi. 
Presentato fuori concorso al Festival di Cannes 2008, il film è diretto da Mark Osborne [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2038" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/locandina9.jpg" alt="Kung-Fu-Panda.jpeg" width="127" height="185" /><em> della DreamWorks Animation</em></p>
<p>anno di produzione: 2008</p>
<p>Quando un film d&#8217;animazione diventa il film più visto dell&#8217;anno&#8230; è successo a <em>Kung fu Panda</em> che, nel 2008, ha raggiunto quasi tre milioni di spettatori per oltre 17 milioni di euro di incassi. </p>
<p>Presentato fuori concorso al Festival di Cannes 2008, il film è diretto da Mark Osborne e John Stevenson e prodotto dalla DreamWorks Animation, alla quale dobbiamo anche i film d&#8217;animazione <em>Shrek e Madagascar.</em> Questa volta il protagonista è un giovane panda chiamato Po, il cui padre (un volatile) gestisce un piccolo ristorante, la cui specialità sono i noodles cucinati secondo una ricetta  segreta. </p>
<p>Po fa il cameriere, ma intanto sogna di poter essere un eroe del kung fu. Finché un giorno, in seguito a una predizione che lo vedrebbe come l&#8217;eletto Guerriero Dragon, viene inaspettatamente associato alla scuola del  Maestro Shifu. </p>
<p>Ha così modo di incontrare i suoi idoli. Sono i Furious Five: Tigress, Crane, Mantis, Viper e Monkey, i quali non sono particolarmente felici di averlo intorno. Le speranze di<span id="more-2037"></span> farne un vero guerriero si affievoliscono progressivamente e il giorno in cui Tai Lung, il vendicativo e fortissimo leopardo delle nevi, si libera dalla prigionia e parte alla ricerca di Shifu e del Guerriero, le cose sembrano mettersi male. I Cinque sono pronti a sacrificarsi, ma Po riserverà loro delle sorprese&#8230;</p>
<p>Per tutta la prima parte del film le prove sembrano deporre a favore della necessità di desistere, ma sarà proprio facendo leva sul suo punto debole (la costante ricerca di alimenti), che il Maestro Shifu (una nuova  versione di Yoda) riuscirà a fargli superare le prime difficoltà. Ma tutto questo non sarà ancora sufficiente se prima non si sarà resa palese la formula segreta indispensabile per ogni vittoria: trovare la forza in sè!</p>
<p>Con questa divertente parodia dei film di arti marziali &#8220;interpretata&#8221; da panda, scimmie, tigri e tartarughe, la DreamWorks Animation sembra finalmente trovare un degno successore della serie <em>Shrek</em>, dopo i  tentativi comunque di successo ma non del tutto convincenti di <em>Shark Tale, Madagascar</em> e <em>La gang del bosco</em>. </p>
<p>Era da tempo che non si vedeva un prodotto di animazione (3D) così curato e soprattutto genuinamente divertente al di fuori dei prodotti di casa Pixar (<em>Toy Story, Cars, Ratatouille</em>). </p>
<p>Come già per i film precedenti, la strategia vincente del settore d&#8217;animazione della DreamWorks è quella di puntare sul genere parodistico e sulla comicità pura, a differenza dei prodotti della Pixar: questo <em>Kung Fu Panda</em> ha effettivamente una comicità molto diretta, che funziona benissimo. </p>
<p>Consigliamo però di vederlo in lingua originale per non perdere il piacere di sentire gli attori americani che hanno prestato la loro voce ai personaggi: Dustin Hoffman (Shifu), che ha ottenuto il Miglior doppiaggio in una pellicola d’animazione agli Annie Awards, Angelina Jolie (Tigre), Jackie Chan (Scimmia), Lucy Liu (Vipera).</p>
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		<title>Fino all&#8217;ultimo respiro</title>
		<link>http://www.ok-cinema.com/2010/03/17/fino-allultimo-respiro/</link>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 10:10:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
				<category><![CDATA[Drammatico]]></category>
		<category><![CDATA[Genere]]></category>
		<category><![CDATA[Jean-Luc Godard]]></category>
		<category><![CDATA[Regista]]></category>
		<category><![CDATA[A bout de souffle]]></category>
		<category><![CDATA[Fino all'ultimo]]></category>
		<category><![CDATA[Fino all'ultimo respiro]]></category>
		<category><![CDATA[Jean-Paul Belmondo]]></category>
		<category><![CDATA[La Nouvelle Vague]]></category>

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		<description><![CDATA[di Jean-Luc Godard
anno di produzione: 1960
Michel Poiccard, un giovane ladro di automobili, è in viaggio verso Parigi per andare a riscuotere una grossa somma di denaro e ritrovare Patricia, una ragazza americana conosciuta poche settimane prima, della quale si è innamorato. 
Ad un certo punto si imbatte in una volante della polizia, che gli intima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2016" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/img238457lrgaa0.jpg" alt="Fino-all'ultimo-respiro.jpeg" width="127" height="185" /><em>di Jean-Luc Godard</em></p>
<p>anno di produzione: 1960</p>
<p>Michel Poiccard, un giovane ladro di automobili, è in viaggio verso Parigi per andare a riscuotere una grossa somma di denaro e ritrovare Patricia, una ragazza americana conosciuta poche settimane prima, della quale si è innamorato. </p>
<p>Ad un certo punto si imbatte in una volante della polizia, che gli intima di fermarsi per aver effettuato un sorpasso dove era vietato. </p>
<p>Nella precipitosa fuga che segue, il giovane uccide uno dei due poliziotti che lo tallonano. Da qui prende le mosse una vicenda che mescola un gran numero di elementi filmici e di generi, in maniera assolutamente omogenea ed estremamente innovativa per il periodo.</p>
<p>Questa è la trama della prima regia di Jean-Luc Godard, sceneggiata da Francois Truffaut e supervisionata da Claude Chabrol, intitolata <em>Fino all’ultimo respiro</em> (titolo originale <em>A bout de souffle</em>), che costituisce il vero e proprio inizio di quella corrente cinematografica<span id="more-2014"></span> che vide come protagonisti i maggiori esponenti dei Cahiers du cinema, chiamata &#8220;Nouvelle vague&#8221;. </p>
<p>Corrente contraddistinta da una serie di caratteristiche molto particolari: sceneggiature quasi inesistenti e il più delle volte costruite giorno per giorno, recitazione improvvisata e nata dall’ispirazione momentanea degli attori (che avevano quasi carta bianca nella gestione dei proprio personaggi), regia molto particolare, aiutata anche da un montaggio caratteristico.</p>
<p>Dotato di un montaggio a singhiozzo (che viene mostrato esplicitamente nella sua funzione come elemento principale del cinema), di una decostruzione della maggior parte delle regole narrative, il film ha notevoli spunti come le parlate in camera (antinarrative e che ammiccano direttamente al pubblico), le autocitazioni (la ragazza che in strada ferma Belmondo con la rivista per la quale scriveva il regista).</p>
<p>Ed ancora: la ripetizione delle medesime sequenze (il piano sequenza d’ingresso di Belmondo nel luogo dove lavora Antonio, ripetuto poi nell’ingresso dell’ispettore e quello della Seberg nella redazione, anche questo ripetuto dall’ispettore), la recitazione in strada con la gente che guarda in macchina. </p>
<p>Evidente anche l&#8217;amore di Godard per il cinema americano sin dal personaggio di Michel (un ribelle senza causa che si atteggia a mito di se stesso, ricalcando la figura di Humphrey Bogart ed arricchendola di boria e tic ripetitivi), fino ad arrivare alla dedica iniziale alla Monogram, piccola casa americana, produttrice di film di serie B, ed agli evidenti riferimenti al poliziesco americano degli anni &#8216;50.</p>
<p>Notevoli le interpretazioni dei due attori protagonisti, Jean-Paul Belmondo ad inizio carriera che, con il ruolo di Michel, verrà consacrato come uno dei maggori attori francesi presso il pubblico e la critica e la bellissima e dolcissima Jean Seberg, che interpreta straordinariamente il ruolo di Patricia.</p>
<p>L’altro grande esordio della Nouvelle Vague, <em>Hiroshima mon amour</em> (1959) di Alain Resnais, è citato nel momento in cui viene inquadrato un cinema che ne espone i manifesti.</p>
<p>Il primo film di Godard è certamente il primo passo verso una nuova libertà: quella del suo autore, che sarà totale in film come <em>Pierrot le fou</em>, e quella di tutto il cinema posteriore, di tutta una generazione di cineasti, dei quali ben pochi sfuggiranno alla lezione ed al richiamo del film. </p>
<p>Il 10 maggio 1991, a Madrid, una commissione composta fra l’altro da Federico Fellini, Manoel de Oliveira, Francesco Rosi, Krisztof Zanussi, e presieduta da Ricahrd Lester, annoverò il film di Godard tra le trenta opere più importanti del cinema europeo.</p>
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