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	<title>Ok Cinema . com &#187; Thriller</title>
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	<description>Il cinema letto dal computer</description>
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		<title>Sulle mie labbra</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 08:57:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
				<category><![CDATA[Drammatico]]></category>
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		<category><![CDATA[Jacques Audiard]]></category>
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		<description><![CDATA[di Jacques Audiard
anno di produzione: 2001
Sulle mie labbra è il terzo film del regista francese Jacques Audiard: è uscito nel 2001 ed ha vinto i tre premi César più importanti: migliore attrice per Emmanuelle Devos, migliore sceneggiatura e miglior sonoro.
La trama si sviluppa intorno alla figura di Carla Bhem, una ragazza mezza sorda che lavora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-2138" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/sullemielabbra.jpg" alt="sulle_mie_labbra.jpg" width="127" height="185" />di Jacques Audiard</em></p>
<p>anno di produzione: 2001</p>
<p><em>Sulle mie labbra </em>è il terzo film del regista francese Jacques Audiard: è uscito nel 2001 ed ha vinto i tre premi César più importanti: migliore attrice per Emmanuelle Devos, migliore sceneggiatura e miglior sonoro.</p>
<p>La trama si sviluppa intorno alla figura di Carla Bhem, una ragazza mezza sorda che lavora da anni come segretaria per un società immobiliare. Il suo lavoro è occuparsi di tutto: gestire gli archivi, rispondere al telefono, fare stime e preventivi, trattare con i fornitori. </p>
<p>E&#8217; la prima ad arrivare in ufficio e l&#8217;ultima ad andarsene&#8230; Come contropartita, riceve uno stipendio da fame, viene considerata meno di una nullità e riceve ordini come un cane. </p>
<p>Il suo unico vantaggio sull&#8217;ostilità e l&#8217;indifferenza del mondo che la circonda è dato dalla sua capacità di leggere sulle labbra tutto ciò che i suoi apparecchi acustici (nascosti<span id="more-2135"></span> sotto le ciocche ondulate dei capelli) non potranno mai percepire. </p>
<p>È stanca, sa di meritarsi qualcosa di più ed è decisa a cambiare le cose. La soluzione dei suoi problemi si materializza nel suo nuovo assistente, Paul Angeli, appena uscito di galera e senza la minima conoscenza in fatto di sviluppo di attività immobiliari. </p>
<p>Ma Paul ha altri modi per compensare le sue lacune: è un ladro appena uscito di prigione, desideroso di sfruttare qualche buon affare. Ed ecco che Carla si trasforma da impiegata sfruttata in donna cattiva e vendicativa, complice nella pianificazione di un furto ai danni di un boss piuttosto pericoloso. </p>
<p>Sebbene molto diversi i due si legano l&#8217;uno all&#8217;altra come due randagi incattiviti, pronti alla prima occasione a darsi il bidone a vicenda, scambiandosi in continuazione crudeltà e connivenza, disprezzo e complicità. Tra questi due emarginati nasce un&#8217;improbabile storia d&#8217;amore, sullo  sfondo di una manipolazione reciproca.</p>
<p>Scritto in collaborazione con Tonino Benacquista, il film di Jacques Audiard mescola con genialità i  generi: dramma, commedia sociale, thriller, passando anche per le atmosfere del noir, in cui i due protagonisti si muovono nel loro incessante mutamento interiore ed esteriore. </p>
<p>ll regista francese racconta una straordinaria metamorfosi umana di questi due personaggi che, alla fine, riescono a costruire una vantaggiosa relazione professionale e una inaspettata corrispondenza  amorosa.</p>
<p>Audiard avvicina la macchina da presa al viso e ai corpi dei protagonisti, sottolineando i loro sguardi spesso perduti in un mare di incertezze o le mani mentre sfiorano un ginocchio che subito si ritrae. Ma soprattutto racconta con grande intelligenza il mondo dei rumori della protagonista, passando da un silenzio quasi totale del suo orecchio imperfetto, al rumore assordante e mal controllato del suo apparecchio acustico.</p>
<p>Il film è chiaramente centrato sulle due figure memorabili, ma evita sempre di cadere nella  sociologia o nel pietismo. E questo grazie a due interpreti straordinari: la bravissima Emmanuele Devos, che ottene con questo film una riconoscenza meritata, e Vincent Cassel, convincente nel suo personaggio privo di inibizioni.</p>
<p><em>Sulle mie labbra</em> è un poliziesco di raffinata costruzione e diffuso erotismo. Ingredienti naturali del &#8220;crime movie&#8221;, che, tuttavia, nel film del regista Jacques Audiard (nel cui sangue scorre l&#8217;eredità migliore del poliziesco in lingua francese: il padre, Michel, è stato per anni il dialoghista di Jean Gabin) si combinano inseguendo un  binomio continuamente sull&#8217;orlo del dramma ambientale o dello studio patlologico.</p>
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		<title>A History of Violence</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Mar 2010 15:19:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
				<category><![CDATA[David Cronenberg]]></category>
		<category><![CDATA[Genere]]></category>
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		<category><![CDATA[Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[A History of Violence]]></category>
		<category><![CDATA[Viggo Mortensen]]></category>
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		<category><![CDATA[William Hurt]]></category>

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		<description><![CDATA[di David Cronenberg
Anno di produzione: 2005
A history of violence, film di David Cronenberg uscito nel 2005, è tratto dall&#8217;omonimo romanzo grafico (in inglese graphic novel) scritto da John Wagner ed illustrato da Vince Locke del 1997. E&#8217; stato presentato in concorso al 58° Festival di Cannes. 
Il film torna sui territori cari al regista: l&#8217;identità, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-2086" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/history-of-violence.jpg" alt="history-of-violence.jpg" width="127" height="185" />di David Cronenberg</em></p>
<p>Anno di produzione: 2005</p>
<p><em>A history of violence</em>, film di David Cronenberg uscito nel 2005, è tratto dall&#8217;omonimo romanzo grafico (in inglese graphic novel) scritto da John Wagner ed illustrato da Vince Locke del 1997. E&#8217; stato presentato in concorso al 58° Festival di Cannes. </p>
<p>Il film torna sui territori cari al regista: l&#8217;identità, la possibile schizofrenia, il rapporto tra realtà e apparenza e la storia di una famiglia americana che conduce un&#8217;onesta e armoniosa esistenza nella piccola e tranquilla Millbrook (nell&#8217;Indiana), esistenza che si trova travolta una notte in seguito ad una rapina.</p>
<p>Il protagonista si chiama Tom Stall (interpretato dall&#8217;affascinante Viggo Mortensen) e vive tranquillo e felice con la moglie avvocato (Maria Bello) e i loro due bambini. Una notte Tom sventa una rapina nel suo ristorante, salva i suoi clienti e amici ed uccide i due criminali per legittima difesa. </p>
<p>La sua storia diventa in breve di dominio pubblico, attirando l&#8217;attenzione dell&#8217;intera nazione: Tom diventa all&#8217;improvviso un eroe nazionale, spinto sotto i riflettori dei media.<span id="more-2082"></span> </p>
<p>A disagio per questa inaspettata celebrità, cerca di ritornare alla vita normale, ma deve confrontarsi con un tipo misterioso e minaccioso (Ed Harris), che arriva in città credendo che Tom sia l’uomo dal quale in passato ha subito ingiustizie. Tom e la sua famiglia reagiscono allo scambio di identità e lottano per far fronte alla nuova realtà, ma poco a poco si rompe l&#8217;equilibrio dell&#8217;intera famiglia.</p>
<p>Per chi non è estimatore del regista canadese, <em>A History of Violence</em> può sembrare un modo per mettere in scena sparatorie, morti violente e sesso sfrenato, come se fosse una piatta parodia delle più pure americanate; può sembrare esagerato e addirittura senza ritegno. </p>
<p>Ma possiamo anche cercare un significato attorno al cosiddetto mito americano, ovvero cercare una risposta alla domanda: cosa si nasconde dietro tanta perfezione (un uomo perfetto, con una moglie perfetta, dei figli perfetti, un lavoro perfetto in una cittadina perfetta)? </p>
<p>In questo film appare lampante come dietro una facciata idilliaca si possa nascondere il segreto più torbido e crudele. Il regista ci parla della violenza e della sua presenza naturale e dolorosamente inevitabile nella vita dell’uomo. </p>
<p>Ci svela come ciascuno debba per forza di cose fare i conti con la violenza, quella altrui e quella dentro di sé, anche nella pacifica provincia americana, anche nello sbiadito sogno americano, anche quando si sceglie fortemente una strada alternativa.</p>
<p>Cronenberg fa salire la tensione con grande maestria fino a far emergere la domanda che prima o poi tutti si sono fatti almeno una volta nella vita: sappiamo veramente chi abbiamo accanto? E quant’è vasta la zona d’ombra della personalità di ciascuno di noi?</p>
<p><em>A History of Violence</em> è una produzione scomoda, che potrebbe apparire come un qualcosa di già visto (perché in realtà tocca dei temi spesso affrontati in altre pellicole), ma trova nel suo stile la sua ragione d’essere, nella mano sapiente e spietata del regista la sua chiave di  lettura, nella bravura degli attori la sua credibilità (anche se a volte troppo caricaturali, forse per volere dello stesso regista, le interpretazioni di Ed Harris e William Hurt).</p>
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		<title>The Departed</title>
		<link>http://www.ok-cinema.com/2010/03/04/the-departed/</link>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 22:10:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
				<category><![CDATA[Drammatico]]></category>
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		<description><![CDATA[di Martin Scorsese
anno di produzione: 2006

&#8220;Quando avevo la tua età, i preti ci dicevano che potevamo diventare poliziotti o criminali. Oggi quello che ti dico io è questo: quando hai davanti una pistola carica, qual è la differenza?&#8221;
Lasciamo da parte il sottotitolo italiano Il bene e il male, che pretende di esplicitare in modo grossolano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1923" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/locandina8.jpg" alt="The-Departed.jpeg" width="127" height="185" /><em>di Martin Scorsese</em></p>
<p>anno di produzione: 2006<br />
<em><br />
&#8220;Quando avevo la tua età, i preti ci dicevano che potevamo diventare poliziotti o criminali. Oggi quello che ti dico io è questo: quando hai davanti una pistola carica, qual è la differenza?&#8221;</em></p>
<p>Lasciamo da parte il sottotitolo italiano <em>Il bene e il male</em>, che pretende di esplicitare in modo grossolano un film molto più complesso e sottile e riassumere uno degli argomenti in una formula manicheista. Preferiamo quello originale <em>The Departed</em> ovvero &#8220;il defunto&#8221;. </p>
<p>Questo film è probabilmente uno dei migliori Scorsese di sempre con un cast faraonico e non è un caso che il film, uscito nel 2006, abbia ricevuto 4 premi Oscar di cui due per migliore film e migliore regia. Adattato da William Monahan, <em>The Departed</em> è ispirato a <em>Infernal Affairs</em>, film di Hong Kong campione d&#8217;incassi in Asia. </p>
<p>Americano-irlandese di Boston, Monahan ha trasferito la storia dal lontano Est proprio nella città statunitense, creando nuovi personaggi. Ed è questa sua internità<span id="more-1921"></span> a quel mondo a permettergli una efficace rappresentazione di una comunità caratterizzata da forte cattolicesimo, ruvido umorismo, fatalismo dignitoso (<em>&#8220;sono irlandese, posso sopportare una cosa sbagliata per tutta la vita&#8221;</em>, dice uno dei protagonisti).</p>
<p>La storia è dunque ambientata a Boston, dove il dipartimento di polizia dello stato del Massachusetts ha dichiarato guerra alla criminalità organizzata. Billy Costigan, giovane poliziotto in incognito, riceve l&#8217;incarico di infiltrarsi nella gang capeggiata dal boss Frank Costello. </p>
<p>Mentre Billy guadagna rapidamente la fiducia di Costello, Colin Sullivan, giovane criminale incallito, infiltrato nel dipartimento di polizia come informatore della gang, guadagna una posizione di rilievo nell&#8217;unità speciale di investigazione. Sia Billy che Colin vivono questa doppia vita come un&#8217;esperienza alienante, alla ricerca di piani e contropiani delle operazioni. </p>
<p>Ma appena appare chiara l&#8217;esistenza di una talpa, sia all&#8217;interno della polizia che fra i gangster, Billy e Colin si ritrovano improvvisamente in pericolo. Entrambi dovranno, in una corsa contro il tempo, scoprire l&#8217;identità dell&#8217;altro per salvarsi.</p>
<p>E&#8217; una storia di ambiguità e di doppiezza in cui nessuno può fidarsi di nessuno. Né tra le guardie, né tra i ladri. Ed è per questo che non appare sempre nitida e perentoria la distinzione tra buoni e cattivi. </p>
<p>La &#8220;finzione&#8221; narrativa è di estrema ambizione per le implicazioni simboliche che vuole lumeggiare: attreverso la Talpa &#8211; piccolo animale che per sopravvivere scava e si nutre di vermi &#8211; Scorsese sembra volerci dire, contro facili e banali manicheismi fra bene e male, che questi due primari protagonisti non abitano nelle sponde opposte del fiume, l&#8217;uno immemore dell&#8217;altro, anzi contro l&#8217;altro armato, tutt&#8217;altro. </p>
<p>Ognuno è un inestricabile intreccio di opposte pulsioni e tensioni: si vive in un intercambiabile ruolo ora di vittima ora di carnefice, di se stesso non meno, a volte, che degli altri. <em>&#8220;Io non voglio essere il prodotto del mio ambiente, voglio che l&#8217;ambiente sia un mio prodotto&#8221;</em> dice la voce fuori campo in apertura. </p>
<p>In realtà, i personaggi sono come marionette <em>&#8220;plasmate dalle forze che li circondano&#8221;</em>, afferma Scorsese. La polizia è infiltrata nella malavita e viceversa, i nemici sono in stretto contatto e nessuno è quello che appare. </p>
<p>La complessità di psicologie ed intreccio drammaturgico si rispecchia nel testo vigoroso, pieno di battute memorabili. Nonostante la trama sia complessa, la storia non è mai confusa, ma anzi bellissima e scorrevole.</p>
<p>Nell&#8217;ambiguità di una zona grigia generalizzata, spicca un Jack Nicholson che anima un essere amorale di dimensioni titaniche. Il regista e Nicholson si conoscono da oltre 30 anni, e la prima volta che lavorano insieme l&#8217;attore riesce in un misurato eccesso come non faceva da parecchio tempo. </p>
<p>Efficaci i secondi ruoli di Alec Baldwin e Martin Sheen e convincente l&#8217;interpretazione di Leonardo DiCaprio che interpreta Costigan con una straordinaria febbrile intensità.</p>
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		<title>Il mondo dei replicanti (Surrogates)</title>
		<link>http://www.ok-cinema.com/2010/01/11/il-mondo-dei-replicanti-surrogates/</link>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 10:46:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefania</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantastico]]></category>
		<category><![CDATA[Genere]]></category>
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		<category><![CDATA[Regista]]></category>
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		<description><![CDATA[di Jonathan Mostow
anno di produzione: 2009
O piace molto o non piace per nulla; difficile non cedere alla tentazione di dire “già visto, già fatto” quando si affrontano certe tematiche.
&#8220;Il Mondo Dei Replicanti&#8221;, tratto dalla graphic novel &#8220;Surrogates&#8221; di Robert Venditti e Brett Weldele e con Bruce Willis nel ruolo del protagonista, è la storia futura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-1486" title="il-mondo-dei-replicanti" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/il-mondo-dei-replicanti.jpg" alt="il-mondo-dei-replicanti" width="127" height="185" />di Jonathan Mostow</em></p>
<p>anno di produzione: 2009</p>
<p>O piace molto o non piace per nulla; difficile non cedere alla tentazione di dire “già visto, già fatto” quando si affrontano certe tematiche.</p>
<p>&#8220;Il Mondo Dei Replicanti&#8221;, tratto dalla graphic novel &#8220;Surrogates&#8221; di Robert Venditti e Brett Weldele e con Bruce Willis nel ruolo del protagonista, è la storia futura dell’umanità che ha infine inventato il modo di controllare con il pensiero le macchine in modo che la gente possa, rinchiusa nelle proprie abitazioni, vivere attraverso i propri avatar, ovvero i propri replicanti, i propri &#8220;surrogati&#8221;. Il tutto dà vita a un mondo perfetto, almeno all’apparenza.</p>
<p>Chiaramente ci sono anche i ribelli della fazione umana che lottano per un’identità ed un’esistenza perduta. Ma cosa succede se il capo dei ribelli della fazione umana si scopre essere una macchina? E cosa succede se il vero capo dei ribelli è proprio<span id="more-1421"></span> l’inventore di dette macchine?</p>
<p>E se il governo giocasse sporco contro i ribelli perchè troppi interessi economici e di potere sono ormai in gioco? Cosa fare contro un’arma che è in grado di uccidere l’umano attraverso il proprio avatar?</p>
<p>Se vogliamo guardare meglio, l&#8217;idea è antica e originale al tempo stesso: non è il paradosso circa l&#8217;identità legittima della copia quando tale copia è identica in tutto e per tutto all’originale, ovvero il tema chiave di “Blade Runner&#8221;, oppure in modo meno evidente il tema di “Io, Robot”; né è il concetto di legittimità della copia estesa a tutta la realtà, tema principe di “Matrix”; né tuttavia cogliamo il desiderio (tramutatosi poi in orrore) per i corpi meccanici enfatizzati nel film d’animazione “Galaxy Express” del giapponese Leji Matsumoto.</p>
<p>Prima di cedere alla tentazione del “già visto, già fatto”, notiamo che in questo film c&#8217;è sempre una scelta che non è mai un “aut… aut”, ovvero o il corpo umano o il corpo meccanico dove una scelta esclude l&#8217;altra (Galaxy Express), né tantomeno un “et… et”, ovvero la dignità legittima sia dell&#8217;umano che della copia dove, invece, una scelta non esclude l&#8217;altra (Blade Runner), ma è semplicemente la possibilità di scelta di un nuovo inizio.</p>
<p>Si intravede sempre, in sottofondo, uno spiraglio di umanità sentita come una coscienza addormentata ma non ancora del tutto cancellata; pertanto, se non si parla della paradossale (ma reale) identità legittima della copia alla “Blade Runner”, abbiamo qui invece, come controcanto, l’urlo sempre più straziante dell’ovvia, tremendamente ovvia, identità legittima dell&#8217;umano originale rispetto alla vuota copia e rispetto ai vari furti d&#8217;identità resi via via sempre ormai più semplificati proprio grazie al diffuso utilizzo delle copie. E la genialità tante volte consiste proprio nello scandagliare l’ovvio.</p>
<p>Abbiamo davanti un film sulla difficile costruzione e ri-costruzione dell&#8217;identità umana che ci costringe a vedere fino a che punto l&#8217;alter ego, rimpiazzato dai vari &#8220;surrogates&#8221;, possa o meno far parte di questo processo costruttivo.</p>
<p>E parla anche della umana, troppo umana, paura di essere veramente soli una volta liberatici delle nostre multiple &#8220;maschere&#8221; (o &#8220;identità&#8221;, secondo altri punti di vista).</p>
<p>E&#8217; un film in cui l&#8217;alterità, l&#8217;alieno, è l&#8217;umano stesso ed è un film che, in maniera unicamente provocatoria, sembra voler capovolgere il classico messaggio &#8220;non siamo soli&#8221; tipico della propaganda dei credenti a forme di vita aliena.</p>
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		<title>SOS Summer of Sam</title>
		<link>http://www.ok-cinema.com/2010/01/11/sos-summer-of-sam/</link>
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		<pubDate>Sun, 10 Jan 2010 22:57:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefania</dc:creator>
				<category><![CDATA[Genere]]></category>
		<category><![CDATA[Regista]]></category>
		<category><![CDATA[Spike Lee]]></category>
		<category><![CDATA[Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[capro espiatorio]]></category>
		<category><![CDATA[collare]]></category>
		<category><![CDATA[convenzioni sociali]]></category>
		<category><![CDATA[coro narrante]]></category>
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		<category><![CDATA[di colore]]></category>
		<category><![CDATA[diverso]]></category>
		<category><![CDATA[nero]]></category>
		<category><![CDATA[serial killer]]></category>

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		<description><![CDATA[di Spike Lee
anno di produzione: 1999
Il film comincia con un commento fuori campo di un giornalista che fa un po’ le veci del coro teatrale; comincia con il descrivere il soggetto e l’ambientazione che è a New York, la città, dice, che “amo e che odio al tempo stesso”.
Parla dell’estate infernale del 1977, dove oltre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-1441" title="summer of sam" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/summer-of-sam.jpg" alt="summer of sam" width="127" height="185"/>di Spike Lee</em></p>
<p>anno di produzione: 1999</p>
<p>Il film comincia con un commento fuori campo di un giornalista che fa un po’ le veci del coro teatrale; comincia con il descrivere il soggetto e l’ambientazione che è a New York, la città, dice, che “amo e che odio al tempo stesso”.</p>
<p>Parla dell’estate infernale del 1977, dove oltre ad un caldo disumano fa la comparsa un ancora più disumano serial killer che si firma come “figlio di Sam”.</p>
<p>Col crescere della temperatura e del numero delle vittime il panico si impadronisce della città e la stessa polizia per risolvere il caso è costretta a chiedere l’aiuto della mafia locale che offre una ricompensa per la cattura del mostro omicida.</p>
<p>Sotto panico tante donne si tingono bionde perchè fino a quel momento<span id="more-1411"></span> il serial killer aveva ucciso solo donne more.</p>
<p>Spike Lee, prendendo spunto da questa storia vera, ne approfitta per narrare le vite di alcuni protagonisti a prevalenza italiani per evidenziare come viene tutta fuori la meschinità umana quando è messa alle strette dalla paura di un serial killer che resta in sottofondo.</p>
<p>Le storie che si intrecciano sono quelle dei coniugi Vinny e Dionna con quelle di Ritchie, Ruby e Joe e la sua gang.</p>
<p>Vinny rappresenta lo stereotipo dell’italiano del sud, religioso, vecchio stampo e maschilista. Ama i giochetti sessuali ma non osa farli con la moglie “trofeo” perché il “trofeo” (oppure il maschilista e antico concetto di moglie) deve essere invidiato, casto e immacolato; per questo la tradisce di continuo compensando all’esterno la fantasia che manca all’interno della sua vita coniugale.</p>
<p>Dionna è una delle figure più riuscite con la sua toccante preoccupazione di soddisfare e compiacere il marito: struggente il suo dialogo con una sexy ex del marito, Ruby, con la quale si umilia chiedendole come fare per dar piacere al suo consorte; è l’unica che percorrerà un processo di maturazione tale che la porterà a liberarsi di tutta la zavorra accumulata a causa delle convenzioni sociali.</p>
<p>A proposito di convenzioni sociali, in un dialogo Ritchie, il punk, il “diverso”, discutendo a riguardo del proprio collare reale che esibiva, parlava a Vinny del collare invisibile ma molto più reale che il suo amico (e tanti altri) si trascinava dietro.</p>
<p>Vinny proprio a causa del suo collare fittizio delle convenzioni sociali perderà la moglie Dionna ed il suo migliore amico Ritchie che tradirà perché  intrappolato in un modo di pensare che non accetta il “diverso” e cede alla tentazione umana, troppo umana, di cercare proprio nel “diverso”, nel debole, il “capro espiatorio” con il cui sacrificio si consolidano e si cementificano i rapporti umani all’interno di una società e di una comunità intollerante e chiusa, troppo chiusa, dove non c’è spazio per chi non accetta il collare fittizio delle convenzioni.</p>
<p>Emblematico quel che dice una donna di colore in un’intervista a riguardo del serial killer, la quale esordisce che vuole dare “il punto di vista più nero di tutti” e questo punto di vista dice che è una fortuna che ad uccidere tutta quella gente bianca sia proprio un bianco perché se fosse stato malauguratamente un nero, il proprio quartiere sarebbe diventato un focolaio di scontri razziali.</p>
<p>Ecco qui che rientra il marchio tipico di Spike Lee, che non a caso fa la parte del giornalista che sta intervistando la donna in questione.</p>
<p>Messaggi forti, intolleranze, classici clichè e capri espiatori sono il cocktail di successo per un film che lascia il segno perché di certo non lascia indifferenti; esattamente come non è di indifferenza il messaggio del giornalista “coro narrante”  che ha raccontato solo una delle tante storie di una città “che odio e che amo”, per prendere a prestito le sue parole invertite nell’ordine rispetto all’esordio; di sottofondo le note di “New York, New York”.</p>
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		<title>Non è un paese per vecchi</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Dec 2009 10:35:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ethan e Joel Coen]]></category>
		<category><![CDATA[Genere]]></category>
		<category><![CDATA[Regista]]></category>
		<category><![CDATA[Thriller]]></category>
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		<category><![CDATA[Non è un paese per vecchi]]></category>
		<category><![CDATA[serial killer]]></category>
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		<description><![CDATA[di Ethan e Joel Coen
anno di produzione: 2007
No Country for Old Men è il titolo originale del film dei fratelli Coen, uscito nel 2008 nelle sale cinematografiche italiane, tratto dall&#8217;omonimo romanzo di Cormac McCarthy. 
Il film fu presentato al 60° Festival di Cannes, dove non vinse alcun premio, per poi ricevere nel 2008 l&#8217;Oscar come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-1213" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/imm.jpg" alt="Non è un paese per vecchi.jpeg" width="127" height="185" />di Ethan e Joel Coen</em></p>
<p>anno di produzione: 2007</p>
<p><em>No Country for Old Men</em> è il titolo originale del film dei fratelli Coen, uscito nel 2008 nelle sale cinematografiche italiane, tratto dall&#8217;omonimo romanzo di Cormac McCarthy. </p>
<p>Il film fu presentato al 60° Festival di Cannes, dove non vinse alcun premio, per poi ricevere nel 2008 l&#8217;Oscar come miglior film, miglior regia e miglior attore non protagonista per l&#8217;eccellente Javier Bardem nel ruolo dello spietato serial killer Anton Chigurh.</p>
<p>L’incontro tra i fratelli Coen e il romanzo di Cormac McCarthy &#8220;Non è un paese per vecchi&#8221; non era così scontato come poteva sembrare. </p>
<p>E non solo perché i due registi americani non erano mai partiti per i loro film da un adattamento letterario (con l’eccezione di &#8220;To the White Sea&#8221; di James Dicky, sceneggiato e mai realizzato), ma anche perché il romanzo<span id="more-1212"></span> alterna capitoli «oggettivi», con lo svolgimento della storia, ad altri «soggettivi », con le riflessioni in prima persona dello sceriffo Bell, instaurando un doppio registro stilistico che, se funziona sulla pagina, non è detto che faccia altrettanto sullo schermo. </p>
<p>Invece alcuni temi centrali nel romanzo, dalla presenza fondamentale del paesaggio con tutte le sue valenze metaforiche, alla riflessione sulla violenza come chiave di lettura obbligata del reale, si legano perfettamente con l’universo poetico e la sensibilità cinematografica dei fratelli Coen. </p>
<p>Senza dimenticare che l’ossatura di uno dei loro capolavori, &#8220;Fargo&#8221;, è sostanzialmente uguale a quella di &#8220;Non è un paese per vecchi&#8221;: là una donna poliziotto, qui uno sceriffo, devono affrontare le «forze del male» che hanno sconvolto una piccola comunità rurale.</p>
<p>Il film <em>Non è un paese per vecchi</em> si svolge nel 1980 nel Texas. Llewelyn Moss, un operaio, mentre è a caccia nei territori selvaggi al confine con il Messico, si imbatte in quel che resta di un regolamento di conti per una partita di droga. </p>
<p>Moss viene in possesso di un&#8217;ingente somma di denaro abbandonata che, malgrado la sua onestà, non può fare a meno di portarsi a casa, con l&#8217;intento di assicurarsi un futuro migliore per sé e la giovane moglie, ma questa decisione impulsiva lo scaraventa automaticamente in un incubo di violenza e angoscia. </p>
<p>Costretto a fuggire, Moss è braccato e ha dietro di sé un gruppo di cacciatori senza scrupoli che vogliono impossessarsi del denaro. Lo sceriffo Ed Tom Bell, prossimo alla pensione e simbolo vivente del confine (nonché narratore del film), per ordine della contea e mosso da un codice d&#8217;onore vecchio di tre generazioni e da radicati sensi di colpa, si mette sulle tracce di Moss, sperando di trovarlo per primo, in modo da aiutarlo a sfuggire e per sconfiggere un ultimo nemico.</p>
<p>La voce fuori campo dello sceriffo Bell (interpretato da Tommy Lee Jones), unica concessione ai capitoli «soggettivi» del romanzi, introduce il tema di fondo del film: l’irrimediabile perdita di valori di un mondo che non riconosce più il rispetto, la solidarietà e l’onestà e ha lasciato il campo alla violenza, alla sopraffazione e all’avidità.</p>
<p>Di certo i due registi ci offrono una sceneggiatura decisamente più eccessiva di quella, già considerata molto violenta, di un film come <em>Fargo</em>. A differenza di Tarantino però i Coen non si fermano alla coreografia raffinata della violenza. Non si accontentano di ironizzare. </p>
<p>Conta per loro riuscire a mettere in rilievo anche solo una scintilla di umanità in un mondo che sembra governato dalla follia e lo riescono a farlo grazie al personaggio dello sceriffo. Il film <em>Non è un paese per vecchi</em> rialza sicuramente il livello di una carriera che con gli ultimi due film (&#8221;Prima ti sposo poi ti rovino&#8221; e &#8220;Ladykillers&#8221;) era scivolata verso una routine piuttosto corriva.</p>
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