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	<title>Ok Cinema . com &#187; Genere</title>
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	<description>Il cinema letto dal computer</description>
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		<title>The Social Network</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Nov 2010 22:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biografico]]></category>
		<category><![CDATA[David Fincher]]></category>
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		<description><![CDATA[di David Fincher anno di produzione: 2010 &#8220;Un milione di dollari non è fico. Sai cos&#8217;è fico? Un miliardo di dollari.&#8221; Benvenuti nell&#8217;universo dell&#8217;idolatria del dollaro! Questa è la storia del social network più popolare al mondo, Facebook, che, partito con un prestito di mille dollari, finisce con una società valutata 25 miliardi e qualche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2893" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/394850.jpg" alt="The_social_network.jpeg" width="127" height="185" /><em>di David Fincher</em></p>
<p>anno di produzione: 2010</p>
<p><em>&#8220;Un milione di dollari non è fico. Sai cos&#8217;è fico? Un miliardo di dollari.&#8221;</em></p>
<p>Benvenuti nell&#8217;universo dell&#8217;idolatria del dollaro! Questa è la storia del social network più popolare al mondo, Facebook, che, partito con un prestito di mille dollari, finisce con una società valutata 25 miliardi e qualche centinaia di milioni di utenti.</p>
<p>ll film è incentrato sui primi e tumultuosi anni di Facebook, dalla sua fondazione nel 2004 fino alla causa da 600 milioni di dollari indetta contro Zuckerberg, uno dei fondatori.</p>
<p>Siamo nel febbraio 2004, nella stanza di un secchione di Harvard: il diciannovenne Mark Zuckerberg. Mollato dalla fidanzata, mezzo sbronzo, disperatamente solo, Mark ha l&#8217;idea di lanciare sulla rete una specie di concorso per eleggere la  ragazza più carina di<span id="more-2892"></span> Harvard. In pochissimo tempo il successo è tale che il sito manda in crash la rete universitaria.</p>
<p>Zuckerberg capisce che la questione non è il concorso di bellezza, ma il fatto che le ragazze sono quelle della porta accanto. Con il suo amico Eduardo Saverin che finanzia la partenza del progetto, Zuckerberg crea &#8220;<em>The Facebook</em>&#8221; un sito volto a connettere gli studenti di Harvard, si diffonde prima nelle università americane, poi in quelle europee, infine fra tutti.</p>
<p>In pochissimi anni diventerà il più giovane miliardario della storia  ma, come si sa, il grande successo comporta anche grandi dispiaceri e  attira numerosi nemici&#8230; In effetti, il film viene raccontato a partire dalle due cause legali che sono state intentate a Zuckerberg dall&#8217;ex amico e socio Eduardo Saverin, estromesso dalla  società dopo essere stato all&#8217;inizio l&#8217;unico finanziatore, e dai gemelli Winklevoss, convinti di essere stati i primi ideatori del social network.</p>
<p>Un altro personaggio importante del film è Sean Parker (un grande Justin Timberlake), inventore di Napster, il sito di musica gratuita che ha messo in ginocchio i colossi del settore, che dapprima guadagna la fiducia di Mark, poi ottiene una quota della società e consiglia di togliere &#8220;the&#8221; davanti al nome del social network.</p>
<p>Non c&#8217;è da stupirsi se il film è diventato campione d&#8217;incassi in America e in mezzo mondo, e se è stato celebrato dalla rivista Rolling Stones come il «film dell&#8217;anno». Fincher ha realizzato un film ben scritto con dialoghi illuminati, che mescola brillantemente commedia, thriller e film processuale.</p>
<p>Non giudica la vicenda, si accontenta di descrivere lucidamente i paradossi di Zuckerberg, il conflitto tra  realtà virtuale e realtà reale: crea <em>&#8220;l&#8217;amicizia&#8221; </em>ma non ha amici, crea  lo<em> &#8220;status sentimentale&#8221;</em> ma non ne ha uno, crea il <em>&#8220;social network&#8221;</em> ma  non ha vita sociale, incapace com&#8217;è di relazioni vere, autentiche,  affettive.</p>
<p>A parte qualche momento di fatica, il regista David Fincher (<em>Seven, Fight Club</em>) riesce in una perfetta parabola sui moventi e funzionamenti del capitalismo americano, raccontando benissimo anche il vuoto, i deliri di  potere, l&#8217;ansia di relazioni e il bisogno di definire la propria  identità in rapporto a queste relazioni.</p>
<h2 class="sottotitoli">Trailer del film</h2>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/KBy8FH51GPc?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/KBy8FH51GPc?fs=1&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Potiche &#8211; La bella statuina</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Nov 2010 11:15:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commedia]]></category>
		<category><![CDATA[François Ozon]]></category>
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		<category><![CDATA[Regista]]></category>
		<category><![CDATA[anni 70]]></category>
		<category><![CDATA[Catherine Deneuve]]></category>
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		<category><![CDATA[Fabrice Luchini]]></category>
		<category><![CDATA[Gérard Depardieu]]></category>
		<category><![CDATA[potiche]]></category>
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		<description><![CDATA[di François Ozon anno di produzione: 2010 Attualmente al cinema c&#8217;è l&#8217;ultima commedia del regista francese François Ozon (8 donne e un mistero, Il rifugio), ispirata all&#8217;omonimo romanzo di Pierre Barillet e Jean-Pierre Grédy e ambientata a Sainte-Gudule, nella Francia settentrionale alla fine degli anni settanta. La trama vede come protagonisti un ricco industriale, Robert [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2854" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/Potiche-La-bella-statuina.jpg" alt="Potiche-La-bella-statuina.jpg" width="127" height="185" /><em>di François Ozon</em></p>
<p>anno di produzione: 2010</p>
<p>Attualmente al cinema c&#8217;è l&#8217;ultima commedia del regista francese François Ozon (<em>8 donne e un mistero</em>, <em>Il rifugio</em>), ispirata all&#8217;omonimo romanzo di Pierre Barillet e Jean-Pierre Grédy e ambientata a Sainte-Gudule, nella Francia settentrionale alla fine degli anni settanta.</p>
<p>La trama vede come protagonisti un ricco industriale, Robert Pujol, che senza scrupoli dirige con pugno di ferro la sua fabbrica di ombrelli, e sua moglie Suzanne, moglie borghese e casalinga sottomessa e costretta alla vita domestica.</p>
<p>Per interpretare il ruolo di Robert, uomo despotico con la famiglia e impopolare presso i suoi operai, il regista ha scelto un bravissimo <em>Fabrice Luchini</em>, mentre Suzanne viene interpretata da una <em>Catherine Deneuve</em> in grandissima forma!</p>
<p>Il destino di Suzanne sarà capovolto in seguito a uno sciopero e al sequestro dello spietato marito da parte dei suoi operai; rilasciato grazie all&#8217;intercessione della moglie e<span id="more-2849"></span> all&#8217;intervento di Babin, deputato comunista e vecchio amante di Suzanne (un <em>Gérard Depardieu</em> un po&#8217; sottotono, quasi fragile&#8230;), Robert è costretto al ricovero.</p>
<p>E&#8217; allora che Suzanne si ritrova a sostituirlo alla guida della fabbrica e si rivelerà insospettatamente acuta, concreta e  piena di iniziativa e, con l&#8217;aiuto di un deputato di sinistra (suo ex  amante), riuscirà a riportare la pace nell&#8217;azienda, umanizzandone le  dinamiche del lavoro. Ma il ritorno del marito riposato e in forma smagliante complica la situazione&#8230;</p>
<p>Ma cosa significa il termine<em> potiche</em>? In Francia il termine <em>potiche</em> indica una sorta di grosso vaso  di scarso valore posato su un mobile solo per arredare, e così, in  termini dispregiativi, è una donna che vive all’ombra del marito.</p>
<p>Una parola che viene spesso usata per le mogli dei presidenti della Repubblica, ma anche più semplicemente per designare le donne casalinghe che spesso ricoprono il ruolo di ornamento ai fianchi dei loro ricchi mariti. Ed ecco in questo caso che la protagonista Suzanne, costretta in una gabbia dorata da un marito fedifrago, da oggetto ornamentale diventa soggetto divorante, capace di farsi carico del proprio destino e della propria storia.</p>
<p>Suzanne con una grazia tutta sua e una pacata quanto femminile  determinazione, diventa quello che non ha mai fatto trasparire: una donna  che sa conquistare e gestire il potere meglio di tanti uomini, tracciando la via per le prime pari opportunità.</p>
<p>François Ozon, tramite la fotografia di Yorick Le Saux e i costumi di Pascaline Chavanne, ci presenta delle scene da libro illustrato stile retrò, con colori  vivi con predominanza del rosso e uno sfondo color confetto dal forte  sapore di anni ‘70.</p>
<h2 class="sottotitoli">Alcune scene del film</h2>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/HbHsLn7b6Kw?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/HbHsLn7b6Kw?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"  width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Per un pugno di dollari</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Oct 2010 15:49:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
				<category><![CDATA[Genere]]></category>
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		<category><![CDATA[Sergio Leone]]></category>
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		<description><![CDATA[di Sergio Leone anno di produzione: 1964 Uscito nel 1964, Per un pugno di dollari è il primo film della cosiddetta Trilogia del dollaro (insieme a Per qualche dollaro in più, e Il buono, il brutto, il cattivo) diretta da Sergio Leone ed interpretata da Clint Eastwood. All&#8217;epoca erano già stati prodotti alcuni western in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2767" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/locandina11.jpg" alt="Per_un_pugno_di_dollari.jpg" width="127" height="185" /><em> di Sergio Leone</em></p>
<p>anno di produzione: 1964</p>
<p>Uscito nel 1964, <em>Per un pugno di dollari</em> è il primo film della cosiddetta <em>Trilogia del dollaro</em> (insieme a <a title="Per qualche dollaro in più" href="http://www.ok-cinema.com/2010/10/27/per-qualche-dollaro-in-piu/" target="_self"><em>Per qualche dollaro in più</em></a>, e <em><a title="Il buono, il brutto, il cattivo" href="http://www.ok-cinema.com/2010/10/21/il-buono-il-brutto-il-cattivo/" target="_self">Il buono, il brutto, il cattivo</a>)</em> diretta da Sergio Leone ed interpretata da Clint Eastwood.</p>
<p>All&#8217;epoca erano già stati prodotti alcuni western in Italia prima del 1964, ma quello di Leone potrebbe essere considerato come il primo western all&#8217;italiana che piacque alle platee  popolari e a quelle borghesi, proprio perché non assomigliava ai  western americani. Con questo film Leone reinventò il genere, ormai in declino, ridefinendo gli archetipi del western e aprendo la strada allo &#8220;spaghetti western&#8221;.</p>
<p>Il film è ispirato a <em>La sfida del samurai </em>(Yojimbo) di Akira Kurosawa, ma possiamo intravedere nelle sue fonti anche Goldoni e la Commedia dell&#8217;arte (<em>Arlecchino servitore di due padroni</em>) e persino Shakespeare e il teatro elisabettiano, di cui riprende l&#8217;intrigo machiavellico,<span id="more-2766"></span> l&#8217;umorismo macabro, il décor teatrale.</p>
<p>La storia è quella di un pistolero solitario senza nome che arriva su un mulo in una cittadina  messicana di frontiera, divisa in due fazioni violente, e vende i suoi  servizi al migliore offerente, dividendosi tra le due fazioni e traendone i propri vantaggi.</p>
<p>Se l&#8217;originalità narrativa lascia un po&#8217; a desiderare, ciò  che colpisce maggiormente è la sua portata rivoluzionaria, che trascende i  tradizionali stereotipi del genere americano a favore di inedite  soluzioni, segnando l&#8217;inizio del famigerato &#8220;spaghetti-western&#8221;.</p>
<p>E anche  se, in una visione a posteriori, risulta piuttosto datato, soprattutto  se rapportato all&#8217;armonia compositiva di <em>Per qualche dollaro in più </em>e alla smisurata grandezza de <em>Il buono, il brutto, il cattivo</em>,  il film si pone come il primo necessario gradino della climax che  abbraccerà gli altri due tasselli della trilogia, per culminare infine  nella genialità visionaria dei capolavori del regista.</p>
<p>Dario Argento, all&#8217;epoca giovane critico cinematografico di <em>Paese Sera</em>, ricordò molto bene la reazione dei critici dell&#8217;epoca: &#8220;<em>La  mia reazione al primo film di Sergio Leone fu entusiastica, ma gli  altri critici italiani dissero perlopiù che era un film orrendo. Troppo  crudo in tutti i sensi&#8230; Io andai a vederlo al Supercinema di Roma con  tre giovani amici. Rimanemmo sorpresi. Sorpresi perché era un western  che avevamo sognato di vedere &#8211; il western storico non era così  inventivo, così pazzo, così stilizzato, così violento</em>.&#8221;</p>
<p>Ma nonostante i dubbi di certi critici, il successo di pubblico fu straordinario, con incassi molto alti senza precedenti. Inoltre, ricordiamo che il film diede fama mondiale a Clint Eastwood, definito dallo stesso Leone <em> “un attore con due sole espressioni: col cappello e senza”</em>; ma donò   anche al cinema un’infinità di future citazioni e omaggi “nascosti”,   come affermerà anche in seguito Quentin Tarantino.</p>
<h2 class="sottotitoli">Alcune scene del film</h2>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/dDvuQHjnzlU?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/dDvuQHjnzlU?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Adèle e l&#8217;enigma del faraone</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Oct 2010 09:10:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Luc Besson]]></category>
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		<description><![CDATA[di Luc Besson anno di produzione: 2010 L&#8217;ultimo film del regista francese Luc Besson, uscito da qualche giorno nelle sale italiane, è l’adattamento per il cinema dell’omonimo e popolare fumetto franco–belga illustrato da Jacques Tardi. Dopo il ciclo dedicato al giovane Arthur, ragazzino di dieci anni dal carattere intrepido, Besson torna con una nuova impresa, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2826" title="L_8486_100x140_IGE.indd" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/Adele-e-lenigma-del-faraone.jpg" alt="L_8486_100x140_IGE.indd" width="127" height="185" /><em>di Luc Besson</em></p>
<p>anno di produzione: 2010</p>
<p>L&#8217;ultimo film del regista francese Luc Besson, uscito da qualche giorno nelle sale italiane, è l’adattamento per il cinema dell’omonimo e popolare fumetto franco–belga illustrato da Jacques Tardi.</p>
<p>Dopo il ciclo dedicato al giovane Arthur, ragazzino di dieci anni dal carattere intrepido, Besson torna con una nuova impresa, costata circa 31 milioni di euro, che ha conquistato il pubblico francese.</p>
<p>Ma questa volta, scegliendo di raccontare le avventure dell&#8217;intrepida <em>Adèle Blanc-Sec</em> riesce infatti a compiere esattamente quello che non gli era riuscito con il ciclo di <em>Arthur e il popolo dei Minimei</em>: divertirsi e divertire, coniugare l&#8217;umorismo e lo spirito d&#8217;avventura.</p>
<p>La trama si svolge nel 1912. L’intrepida e giovane giornalista Adèle Blanc-Sec è pronta a qualunque cosa pur di raggiungere i suoi obiettivi, e arriverà fino in Egitto per<span id="more-2802"></span> affrontare mummie di ogni forma e dimensione!</p>
<p>Ma, nel frattempo, Parigi è in preda al panico più totale: un uovo di pterodattilo di 136 milioni di anni fa conservato in una teca del museo di storia naturale si è improvvisamente e misteriosamente schiuso,  liberando un uccello che terrorizza i cieli della città. Ma nulla può preoccupare <em>Adèle Blanc-Sec</em>, le cui straordinarie avventure riservano tante altre sorprese….</p>
<p>Il regista sognava da diversi anni di realizzare un film ispirato agli album<em> &#8220;Adele e la Bestia&#8221;</em> e <em>&#8220;Mommies Mad&#8221;</em>, incentrati su questa  giovane ardita eroina del primo Novecento, che gli consente di creare la sua personale Lara Croft parigina in corsetto e cappello piumato, ma anche una Indiana Jones femminista. Una sorta di incrocio tra fra immaginario francese e americano, che tanto piace a Besson.</p>
<p>Se rimane fedele, a livello visivo, allo stile e al design dei fumetti ricreando la Parigi del primo Novecento, il regista aggiunge un numero impressionante di riferimenti e citazioni, dai personaggi di Agatha Cristhie agli universi fantastici di Spielberg popolati di dinosauri, il tutto con un entusiasmo infantile che riesce a coinvolgere lo spettattore.</p>
<p>Non nasconde neppure il suo gusto per la commedia, ben visibile non solo attraverso il suo sguardo ironico e allegro, ma anche attraverso l&#8217;uso ricorrente al travestimento: contiamo ben 15 travestimenti nel film, il più spettacolare e geniale dei quali è quello di Mathieu Amalric, difficilmente riconoscibile tanto è camuffato nel suo ruolo del cattivo (che non manca di ricordare quello di Toht, il maggiore nazista de <em>I predatori dell&#8217;arca perduta</em>).</p>
<p>Se il regista è rimasto fedele allo spirito, ai colori e all&#8217;anima del fumetto, un po&#8217; meno lo è stato con la storia, in cui ha fatto confluire molti elementi diversi. Così si esprime Besson: <em>&#8220;Tardi è famosissimo in Francia ma all&#8217;estero no, per cui ho dovuto realizzare un prodotto che fosse comprensibile e vendibile anche fuori, che il pubblico avrebbe compreso anche non conoscendo il fumetto.&#8221;</em></p>
<p><em>&#8220;La maggiore distanza l&#8217;abbiamo presa nel giocare con i cliché: ci siamo divertiti a concepire una donna visibilmente più emancipata, una mummia cordiale e sofisticata, uno pterodattilo che può diventare innocuo come un uccellino in gabbia, e così via&#8230; Ho cercato, sia in fase di sceneggiatura che di riprese, di fare un lavoro molto sofisticato: girare un film d&#8217;intrattenimento come se fosse un film molto serio.&#8221;</em></p>
<h2 class="sottotitoli">Trailer del film</h2>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/2wGBersAPNw?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/2wGBersAPNw?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Per qualche dollaro in più</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Oct 2010 08:28:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Western]]></category>
		<category><![CDATA[Clint Eastwood]]></category>
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		<category><![CDATA[Gian Maria Volontè]]></category>
		<category><![CDATA[per qualche dollaro in più]]></category>

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		<description><![CDATA[di Sergio Leone anno di produzione: 1965 Secondo film della cosiddetta Trilogia del dollaro (insieme a Per un pugno di dollari e Il buono, il brutto, il cattivo), Per qualche dollaro in più racconta le vicende di due cacciatori di taglie sulle tracce di un bandito sanguinario e megalomane. Costretto per contratto a dare un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2777" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/locandina12.jpg" alt="per_qualche_dollaro_in_più.jpg" width="127" height="185" /><em>di Sergio Leone</em></p>
<p>anno di produzione: 1965</p>
<p>Secondo film della cosiddetta <em>Trilogia del dollaro</em> (insieme a<em> <a title="Per un pugno di dollari" href="http://www.ok-cinema.com/2010/10/31/per-un-pugno-di-dollari/" target="_self">Per un pugno di dollari</a></em> e <a title="Il buono, il brutto, il cattivo" href="http://www.ok-cinema.com/2010/10/21/il-buono-il-brutto-il-cattivo/" target="_self"><em>Il buono, il brutto, il cattivo</em></a>), <em>Per qualche dollaro in più </em>racconta le vicende di due cacciatori di taglie sulle tracce di un bandito sanguinario e megalomane.</p>
<p>Costretto per contratto a dare un seguito al successo strabordante di <em> Per un pugno di dollari</em>, riesce a sorpresa a mettere in piedi un lavoro altrettanto affascinante e per di più con gli stessi due protagonisti (Eastwood-Volontè) del primo film.</p>
<p>Ma la trama non riprende quella del capitolo precedente, sebbene lo scenario di fondo sia il medesimo: la disperata lotta per la sopravvivenza fra pistoleri e banditi nel selvaggio west.</p>
<p>Se ritroviamo in questo film di Leone gli attori Clint Eastwood e Gian Maria Volontè nei ruoli del buono e del cattivo, i loro nomi sono cambiati: il soprannome del primo è<span id="more-2775"></span> <em>&#8220;Il Monco&#8221;</em>, poiché per svolgere qualsiasi azione usa solo la mano sinistra, lasciando la destra sempre libera per sparare. Il secondo è un pericoloso bandito appena evaso dal carcere chiamato <em>&#8220;El Indio&#8221;</em>.</p>
<p>Il Monco è un cacciatore di taglie, poncho sulle spalle ed eterno sigaro in bocca che vaga per il Nuovo Messico alla ricerca dei più &#8220;remunerativi&#8221; criminali della zona. Si associa con un suo collega, il colonnello Douglas Mortimer, molto più distinto ma altrettanto spietato, per dare la caccia all&#8217;Indio.</p>
<p>Ma se Il Monco è interessato solo ai soldi, il secondo ha pure motivazioni personali. Non mancherà il duello finale programmato fin dall&#8217;inizio della storia, magnifico esempio di duello in stile &#8220;leoniano&#8221; che segnerà per sempre la storia del genere western.</p>
<p><em>Per qualche dollaro in più</em> accentua la violenza già presente nel precedente &#8220;<em>Per un pugno di dollari</em>&#8220;, ma anche l&#8217;ironia. I due protagonisti fanno fuori i cattivi senza perdere il loro savoir-faire, anzi con un umorismo che verrà poi praticamente copiato dagli eroi di tutto il cinema mondiale.</p>
<p>Partecipano al successo del film il trio di attori <em>Eastwood-Volontè-Van Cleef</em>, che riescono a dare più spessore ai personaggi. Esteticamente c’è un salto in avanti. L’inquadratura Leoniana (telecamera a terra poggiata vicino ad una scarpa, primi piani sul viso e sugli occhi, etc..) si perfeziona, come la fotografia di Massimo Dallamano.</p>
<p>Il tema musicale di Ennio Morricone si fa più colto, con l’inserimento di varianti come l’organo ecclesiastico nel covo dell’Indio o il carillon nella scena finale. Il film ad ogni inquadratura aumenta in grandezza e nel meccanismo ad incrocio della narrazione e della sceneggiatura, i dialoghi sfiorano la limpidezza e la perfezione.</p>
<p>Con <em>Per qualche dollaro in più</em>, eccessivo e barocco, padrone di uno stile immediatamente  riconoscibile tra i tanti imitatori già all&#8217;opera, Sergio Leone consolida la sua fama.</p>
<h2 class="sottotitoli">Alcune scene del film</h2>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/hmz7o7KXAb4?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/hmz7o7KXAb4?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Il buono, il brutto, il cattivo</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Oct 2010 09:19:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Sergio Leone]]></category>
		<category><![CDATA[Western]]></category>
		<category><![CDATA[Clint Eastwood]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di secessione]]></category>
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		<description><![CDATA[di Sergio Leone anno di produzione: 1966 Diretto da Sergio Leone nel 1966, Il buono, il brutto, il cattivo è uno dei più celebri film western della storia del cinema ed è considerato la quintessenza del fortunato genere spaghetti-western, andando così a chiudere la &#8220;Trilogia del dollaro&#8221;, dopo Per un pugno di dollari e Per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2785" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/locandina13.jpg" alt="Il buono_il brutto_il cattivo.jpeg" width="127" height="185" /><em>di Sergio Leone</em></p>
<p>anno di produzione: 1966</p>
<p>Diretto da Sergio Leone nel 1966,<em> Il buono, il brutto, il cattivo</em> è uno dei più celebri film western della storia del cinema ed è considerato la quintessenza del fortunato genere spaghetti-western, andando così a chiudere la<em> &#8220;Trilogia del dollaro&#8221;,</em> dopo <a title="Per un pugno di dollari" href="http://www.ok-cinema.com/2010/10/31/per-un-pugno-di-dollari/" target="_self"><em>Per un pugno di dollari</em></a> e <em><a title="Per qualche dollaro in più" href="  http://www.ok-cinema.com/2010/10/27/per-qualche-dollaro-in-piu/" target="_self">Per qualche dollaro in più</a>. </em></p>
<p>Per evitare il rischio di ripetersi, Leone aumenta il numero dei protagonisti da due a tre. Già nel secondo capitolo, Clint Eastwood dovette condividere la storia con Lee Van Cleef; ora i due attori sono accompagnati di un terzo, il bravissimo attore americano Eli Wallach.</p>
<p>Ma se il vero protagonista è il denaro, conteso, agognato, idolatrato, l&#8217;altra novità rispetto ai due film precedenti è l&#8217;introduzione della storia ufficiale attraverso l&#8217;ambientazione del film durante la Guerra di secessione americana (la cornice tipica dei <em>western</em> autentici). <span id="more-2782"></span></p>
<p>La trama, ambientata nel sud degli Stati Uniti, vede tre spregiudicati avventurieri mettersi alla ricerca di un tesoro in monete d&#8217;oro, nascosto in una tomba da un soldato confederato. Ognuno di loro conosce parte del segreto per trovare il luogo che si trova oltre le linee nemiche. Il cosiddetto <em>&#8220;cattivo</em>&#8221; è il primo a mettersi sulle tracce dei soldi, seguito ben presto dal <em>“buono”</em> ed dal <em>“brutto”</em> i quali, pur litigando tra loro, si associano anche in questa impresa contro il cattivo,  per impossessarsi del tesoro.</p>
<p>Non è un’impresa da poco, naturalmente. La complicano le lotte fra Nordisti e  Sudisti, la ferocia dell’avversario, che non è certo tipo da farsi  sgominare, e le rivalità nate anche fra il brutto ed il buono, sempre<em> “all’idea di quel metallo”</em>. Il tutto finirà, come sempre nei western di Leone, con uno scontro decisivo, ma questa volta a tre, nell&#8217;ambiente del cimitero.</p>
<p>Il clima dominante in cui naviga questo terzo film della serie, che ha visto  aggiungersi all’équipe degli sceneggiatori il duetto Age e Scarpelli,  due tra i più noti autori di film comici italiani, è quello dell&#8217;ironia, mentre la violenza, almeno quella sadica e truce, è stata abbastanza accantonata. Le sparatorie furiose, naturalmente, ci sono anche qui, ma in tono minore, intenzionalmente smorzate da un’aria di burla che,  nonostante tutto, sembra prendere ogni cosa un po’ sottogamba.</p>
<p>Ad ogni  modo il film dura tre ore ed è proprio il caso di dire che ce n’è per  tutti i gusti, anche per quelli che amano le galoppate e i corpo a  corpo. Il buono, ovviamente, è il solito <em>Clint Eastwood</em>, corretto e efficace  come sempre, il brutto è <em>Ed Wallach</em> che, alla sua caratterizzazione,  riesce a dare spesso i toni e le dimensioni di un vero e proprio  personaggio drammatico, il cattivo è <em>Lee Van Cleef</em>, con l’abituale  maschera truce e segnata.</p>
<p><em>Il buono, il brutto, il cattivo</em> è un&#8217;opera picaresca ed epica, piena di immagini e battute memorabili (basta pensare a quella di Clint Eastwood <em><strong>&#8220;ogni pistola ha la sua voce, e questa la conosco&#8221;</strong></em>) con una musica di <em>Ennio Morricone</em>, al solito, splendida.</p>
<h2 class="sottotitoli">Trailer del film</h2>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/z5tew9-G3zg?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/z5tew9-G3zg?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Vincere</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Sep 2010 08:56:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Ida Dalser]]></category>
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		<description><![CDATA[di Marco Bellocchio anno di produzione: 2009 &#8220;Sarà un film politico con una continua contaminazione della finzione con il repertorio. Il Mussolini del mio film ricorda l&#8217;Alessandro de I pugni in tasca, che si &#8220;realizza&#8221; uccidendo madre e fratello.&#8221; Unico film italiano in concorso al Festival di Cannes del 2009, il film di Marco Bellocchio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2317" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/locandina10.jpg" alt="vincere.jpg" width="127" height="185" /><em> di Marco Bellocchio</em></p>
<p>anno di produzione: 2009</p>
<p><em>&#8220;Sarà un film politico con una continua contaminazione della finzione con il repertorio. Il Mussolini del mio film ricorda l&#8217;Alessandro de I pugni in tasca, che si &#8220;realizza&#8221; uccidendo madre e fratello.&#8221;</em></p>
<p>Unico film italiano in concorso al Festival di Cannes del 2009, il film di Marco Bellocchio ha suscitato ottime recensioni da parte della stampa estera e una standing ovation con dieci minuti di applausi al termine della proiezione ufficiale.</p>
<p>Dopo <em>Buongiorno notte</em>, Marco Bellocchio torna a fare un film sulla storia politica del &#8217;900. Stavolta affronta la figura del Duce facendo emergere la storia di Ida Dalser e di suo figlio Benito Albino, figlio segreto di Mussolini.</p>
<p>Quando incontra Ida Dalser a Milano, Benito Mussolini è alla direzione dell’Avanti. Antimonarchico e anticlericale, Mussolini è un ardente agitatore socialista impegnato a guidare le folle verso un futuro di  emancipazione sociale. In realtà la Dalser lo aveva<span id="more-2314"></span> già fuggevolmente incontrato a Trento qualche anno prima e ne era rimasta folgorata.</p>
<p>Ida crede fortemente nelle sue idee: Mussolini è il suo eroe. Per lui, per finanziare la fondazione del Popolo d’Italia, il giornale che  diventerà il nucleo del futuro Partito Fascista, vende tutto: appartamento, salone di bellezza, mobilio, gioielli.</p>
<p>Allo scoppio della guerra Benito Mussolini si arruola e scompare dalla vita della donna. Ida lo rivedrà in un ospedale militare, immobilizzato e accudito da Rachele, appena sposata con rito civile. Furente si scaglia contro la rivale rivendicando di essere lei la vera moglie, di avergli dato un figlio, ma viene allontanata a forza prima di terminare la sua vita rinchiusa in un ospedale psichiatrico.</p>
<p>Benché racconti una storia di passione, ripudio, dolore, straziante come un melodramma italiano, non accade mai a Bellocchio di indulgere al pathos: la distanza che sa mantenere rispetto alla sua protagonista ne  accentua l&#8217;alta tragicità. </p>
<p>Inoltre, bisogna riconoscere che, sul piano stilistico, è perfetta la fusione tra film e documenti visivi del primo Novecento e che è assai interessante la maniera in cui l&#8217;autore illustra la cultura pre-fascista con un&#8217;esattezza che diventa satira.</p>
<p>Della figura di Ida il regista parla in questi termini: <em>«È una di quelle donne per cui gli uomini alzano le spalle sospirando che se l&#8217;è cercata, fosse stata un po&#8217; zitta e al suo posto, avrebbe potuto fare la bella vita. Invece no, è un&#8217;eroina anomala, tra melodramma e mito greco: un po&#8217; Antigone e un po&#8217; Medea. Una piccola donna antipatica, rompi-, per non essere cancellata. Va contro il buon senso, suscita un orrendo sentimento di sufficienza, per questo mi ha esaltato».</em></p>
<p>Bellocchio si è innamorato di lei il 14 gennaio 2005, vedendo su RaiTre il documentario di Fabrizio Laurenti e Gianfranco Norelli <em>II segreto di Mussolini</em>, ricostruzione di una vicenda ignobile, risaputa e sottaciuta per quasi un secolo che, sebbene riesumata più volte con inchieste e libri (<em>La moglie di Mussolini</em> di Marco Zeni e <em>Il figlio segreto del duce</em> di Alfredo Pieroni), sembrava destinata a restare un &#8220;non detto&#8221; della nostra Storia.</p>
<p>Questo melodramma futurista, come lo definisce il regista, è portato in scena da due grandi attori: <em>&#8220;Filippo Timi, che mostra una somiglianza eccezionale con il giovane Mussolini, ma anche una dimensione di naturale autorevolezza e violenza che volevo fossero i tratti distintivi del personaggio; e Giovanna Mezzogiorno, che sa restituire in modo straodinario la fissazione di questa donna, il suo non saper calcolare le proprie forze in rapporto a un&#8217;Italia che le era tutta contro la sua sfida assurda e suicida.&#8221;</em></p>
<h2 class="sottotitoli">Trailer del film</h2>
<p><object width="560" height="340"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/69f_Z4i_Vj8?fs=1&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/69f_Z4i_Vj8?fs=1&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="560" height="340"></embed></object></p>
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		<title>I cento passi</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jun 2010 13:12:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Marco Tullio Giordano anno di produzione: 2000 &#8220;Mio padre, la mia famiglia, il mio paese! Io voglio fottermene! Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Io voglio urlare che mio padre è un leccaculo! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2268" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/677_big.jpg" alt="I_cento_passi.jpeg" width="127" height="185" /><em> di Marco Tullio Giordano</em></p>
<p>anno di produzione: 2000</p>
<p><em>&#8220;Mio padre, la mia famiglia, il mio paese! Io voglio fottermene!<br />
Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Io voglio urlare che mio padre è un leccaculo!<br />
Noi ci dobbiamo ribellare.<br />
Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente! &#8221;<br />
</em><br />
<em>I cento passi </em>è un film di Marco Tullio Giordana uscito nel 2000 dedicato alla vita e all&#8217;omicidio di Peppino Impastato, impegnato nella lotta alla mafia nella sua terra, la Sicilia.</p>
<p>Il film, presentato al Festival di Venezia 2000, è stato accolto dalla critica e dal pubblico con ben 12 minuti di applausi, ad indicare il profondo coinvolgimento che Marco Tullio<span id="more-2266"></span> Giordana e i suoi attori, ancora sconosciuti agli schermi, hanno  saputo creare in memoria di un uomo e della sua generazione.</p>
<p>Il film racconta la vera storia di Giuseppe Impastato, detto Peppino, nato a Cinisi, Sicilia a soli <em>&#8220;cento passi&#8221; </em>dal boss della mafia Tano Badalamenti. Il giovane Peppino Impastato vive cercando di sfuggire a quest&#8217;inesorabile legame con l&#8217;ambiente mafioso in cui il padre vive. </p>
<p>Vede scorrere davanti a sé gli albori della lotta politica contro la mafia e il potere a essa colluso, lotta a cui poi prenderà attiva parte da adolescente e poi da adulto. La sua voglia di cambiare e la sua partecipazione alle attività della Nuova Sinistra lo portano ad avviare un&#8217;attività politico-culturale antimafiosa.</p>
<p>Conduce le lotte dei contadini espropriati per la costruzione dell&#8217;aeroporto di Palermo, in territorio di Cinisi, costituisce il gruppo &#8220;Musica e cultura&#8221; e, nel 1976, fonda &#8220;Radio Aut&#8221;, radio privata autofinanziata, con cui denuncia quotidianamente i delitti e gli affari dei mafiosi di Cinisi.</p>
<p>Il suo programma si chiama &#8220;Onda Pazza&#8221; nel quale, con parole arrabbiate e ironiche, sfida quel potere così &#8220;normale&#8221; per suo padre, ed è in una delle sue dirette che il boss Gaetano Badalamenti, che abitava a <em>&#8220;cento passi&#8221;</em> da casa sua, diventa &#8220;Tano seduto&#8221;. Peppino Impastato muore tragicamente nel 1978, nel giorno del delitto Moro. Oscurati dalla tragedia nazionale in atto in quei giorni, la sua storia e la sua tragica fine resteranno ignoti alla massa per più di vent&#8217;anni, sino all&#8217;uscita del film.</p>
<p>Tullio Maria Giordana, regista e co-sceneggiatore di questa pellicola, nonostante i fatti e l&#8217;ambientazione, non ha voluto girare un film politico o sulla mafia. </p>
<p>Così si esprime il regista a proposito del suo film: <em>&#8220;Questo non è un film sulla mafia, non appartiene al genere.<br />
È piuttosto un film sull’energia, sulla voglia di costruire, sull’immaginazione e la felicità di un gruppo di ragazzi che hanno osato guardare il cielo e sfidare il mondo nell&#8217;illusione di cambiarlo.<br />
È un film sul conflitto famigliare, sull’amore e la  disillusione, sulla vergogna di appartenere allo stesso sangue.<br />
È un film su ciò che di buono i ragazzi del ’68 sono riusciti a fare, sulle loro utopie, sul loro coraggio. Se oggi la Sicilia è cambiata nessuno può fingere che la mafia non esista, ma questo non riguarda solo i siciliani, molto si deve all’esempio di persone come Peppino, alla loro fantasia, al loro dolore, alla loro allegra disobbedienza.&#8221;</em></p>
<p>Per il regista Marco Tullio Giordana questo film rappresenta una sorta di consacrazione che gli permetterà di continuare quel percorso a lui caro, di rivisitazione della vita del Paese negli &#8220;anni bui&#8221;, attraverso le esperienze di personaggi storici o di fantasia (si pensi a <em>La meglio gioventù</em> del 2003), nel solco tracciato, tra gli altri, da Francesco Rosi, Elio Petri e Ettore Scola.</p>
<p>Tra gli attori troviamo Luigi Lo Cascio, Luigi Maria Burruano, Lucia Sardo, Paolo Briguglia, Tony Sperandeo.</p>
<h2 class="sottotitoli">Trailer del film</h2>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/B-tnvFJVGAA?fs=1&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/B-tnvFJVGAA?fs=1&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Tacchi a spillo</title>
		<link>http://www.ok-cinema.com/2010/05/25/tacchi-a-spillo/</link>
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		<pubDate>Tue, 25 May 2010 09:40:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Genere]]></category>
		<category><![CDATA[Pedro Almodòvar]]></category>
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		<category><![CDATA[Miguel Bosé]]></category>
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		<category><![CDATA[Tacchi a spillo]]></category>
		<category><![CDATA[Victoria Abril]]></category>

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		<description><![CDATA[di Pedro Almodòvar anno di produzione: 1991 Tacchi a spillo, dal titolo originale Tacones lejanos (ovvero &#8220;Tacchi lontani&#8221;, che rimanda alla frase di Victoria Aprile nel film &#8220;Non potevo addormentarmi finché non sentivo il rumore dei tuoi tacchi, lontano, che si perdeva nel coridoio&#8221;), è un film del regista spagnolo Pedro Almodòvar, uscito nel 1991. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2226" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/143837.jpeg" alt="tacchi_a_spillo.jpeg" width="127" height="185" /><em>di Pedro Almodòvar</em></p>
<p>anno di produzione: 1991</p>
<p><em>Tacchi a spillo</em>, dal titolo originale <em>Tacones lejanos</em> (ovvero &#8220;Tacchi lontani&#8221;, che rimanda alla frase di Victoria Aprile nel film <em>&#8220;Non potevo addormentarmi finché non sentivo il rumore dei tuoi tacchi, lontano, che si perdeva nel coridoio&#8221;</em>), è un film del regista spagnolo Pedro Almodòvar, uscito nel 1991.</p>
<p>Per conquistare il successo, Becky (Marisa Paredes), diva della canzone, trascura la figlia Rebeca (Victoria Abril), che da grande diventerà una famosa annunciatrice televisiva.</p>
<p>Tornata a Madrid dopo anni di successo in Messico, Becky rivede la figlia e a stento la riconosce, tanti sono stati gli anni passati lontano. Non sa nemmeno che sua<span id="more-2224"></span> figlia Rebecca ha sposato un suo ex-amante Manuel.</p>
<p>Quando quest&#8217;ultimo viene trovato assassinato in casa sua, le principali indiziate diventano Rebecca e sua madre. Uno strano giudice amante dei travestimenti (Miguel Bosé) è incaricato di risolvere il  caso&#8230; e concentra i suoi sospetti su Rebecca che, il giorno dopo durante il telegiornale, annuncia che è stata lei ad uccidere suo marito e viene quindi arrestata.</p>
<p>Il dramma vero, il vero conflitto riguarda il rapporto fra madre e figlia, Marisa Paredes e Victoria Abril. La madre è una diva della  canzone, la figlia una ragazza che le cresce lontano, desiderosa d&#8217;amore e di un amore che quasi violentemente le è negato.</p>
<p>La ragazza sposerà un ex amante della madre, e in lei aggressività e risentimenti cresceranno fino a trasformarsi in tragedia. In questo si può intuire come il dramma, per Almodòvar, sia sempre un melodramma, e come l&#8217;eccesso, l&#8217;istrionismo, non possano abbandonare la sua immaginazione, la sua camera, abitandola fino all&#8217;estenuazione o alla ridondanza.</p>
<p>Ancora oggi, <em>Tacchi a spillo</em> è uno dei più grandi successi di Almodòvar, ma si tratta soprattutto di un&#8217;opera che segna una svolta nella sua carriera di regista, opera spesso considerata come difficile d&#8217;approccio perché gli ha permesso di acquistare un pubblico più vasto.</p>
<p>Se <em>Tacchi a spillo</em> non è il capolavoro assoluto di Almodòvar, bisogna pur riconoscere che è il più accessibile. Osservandolo alla luce dei film successivi in cui il regista affronta tematiche più gravi, sembra in equilibrio perfetto tra una forma accessibile al pubblico e una trama che tratta tutti temi cari ad Almodòvar come la donna, l&#8217;illusione, l&#8217;artificio e la morte.</p>
<p>Sotto l&#8217;apparenza di un giallo (presenza dell&#8217;omicidio, del giudice, dell&#8217;inchiesta) che gli permette di rendersi accessibile ad un maggior numero di persone, si nasconde in realtà un melodramma straziante sull&#8217;assenza della madre e la disperazione della figlia alla ricerca dell&#8217;amore materno.</p>
<p>Questo successo incontestabile è dovuto in gran parte al talento dei suoi interpreti, in primo piano Marisa Paredes et Victoria Abril che ci offrono un confronto madre-figlia in cui la leggerezza ironica e la gravità si combinano con grande sapienza. Eccelente Miguel Bosé, che interpreta con lo stesso talento la sobrietà del giudice e la stravaganza del travestito.</p>
<h2 class="sottotitoli">Trailer del film</h2>
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		<title>Il gusto degli altri</title>
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		<pubDate>Tue, 25 May 2010 09:22:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Commedia]]></category>
		<category><![CDATA[Genere]]></category>
		<category><![CDATA[Regista]]></category>
		<category><![CDATA[cinema francese]]></category>
		<category><![CDATA[il gusto degli altri]]></category>
		<category><![CDATA[Jean-Pierre Bacri]]></category>
		<category><![CDATA[Premi César]]></category>
		<category><![CDATA[Premi Oscar]]></category>

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		<description><![CDATA[di Agnès Jaoui anno di produzione: 2000 Regista, attrice e sceneggiatrice francese, Agnès Jaoui ha spesso lavorato con suo marito Jean-Pierre Bacri, con cui ha scritto e interpretato il primo film da lei diretto : Il gusto degli altri, uscito al cinema nel 2000. Il suo film racconta di cinque personaggi, delle loro vite diverse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2220" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/il-gusto-degli-altri.jpg" alt="il-gusto-degli-altri.jpg" width="127" height="185" /><em>di Agnès Jaoui</em></p>
<p>anno di produzione: 2000</p>
<p>Regista, attrice e sceneggiatrice francese, Agnès Jaoui ha spesso lavorato con suo marito Jean-Pierre Bacri, con cui ha scritto e interpretato il primo film da lei diretto :<em> Il gusto degli altri</em>, uscito al cinema nel 2000.</p>
<p>Il suo film racconta di cinque personaggi, delle loro vite diverse accomunate soltanto da una catena casuale di rapporti. Un uomo d’affari, un’attrice, un autista, una cameriera ed una guardia del corpo. </p>
<p>Tutto il pasticcio ha inizio con un rischioso contratto per colpa del quale l’imprenditore si trova  spiacevolmente costretto ad assumere una guardia del corpo e a prendere lezioni d’inglese.    </p>
<p>Scoprirà che l’avvenente insegnante, sulle prime cacciata in malo modo, è soprattutto una brava attrice di teatro. Colpito dal  talento della donna e annichilito dall’accidia<span id="more-2197"></span> della sua vita coniugale, se ne innamorerà. </p>
<p>In un piccolo bar frequentato dall’attrice, poi, lavora una giovane cameriera che ritroverà nell’autista dell’imprenditore una relazione avuta tempo prima e, dopo pochi incontri senza successo, si legherà invece alla guardia del corpo. </p>
<p>Il piccolo universo di queste persone verrà per un momento scosso dalle reciproche intrusioni,         ristabilendo e riformulando valori ed equilibri.</p>
<p>Con una storia sottilmente ironica la giovane regista analizza non solo il gusto di stare con gli altri, di conoscere e di vedere le cose nel modo degli altri, ma anche quella cerchia sociale in cui ognuno cerca di rinchiudersi per trovare un riparo, seppur apparente, dal resto del mondo. </p>
<p>In una fluidità di incontri e di innamoramenti, corrisposti o meno, si racconta la vita di ognuno dei personaggi, i loro dubbi, le loro paure e le loro opinioni. Il desiderio di alcuni di aprirsi e il muro di altri tirato su a difesa di sé, dei propri convincimenti o magari della propria esistenza.</p>
<p>Straordinari gli interpreti, dal commovente Jean-Pierre Bacri a Alain Chabat e Gérard Lanvin, evidentemente coinvolti in questa scoperta del gusto degli altri.</p>
<p>&#8220;Il gusto degli altri&#8221; ha battuto ogni record d&#8217;incassi in Francia. Agnes Jaoui, dopo aver sceneggiato il raffinato divertissement &#8220;Parole Parole&#8221; diretto da Alain Resnais, dimostra talento vero di regista, e anche di attrice, in un duetto straordinario con Jean Pierre Bacri, l&#8217;imprenditore. </p>
<p>Alcune battute sono memorabili (ne citiamo solamente una: <em>&#8220;Mi scusi, ma proprio non ricordo: dov&#8217;è che ci siamo già conosciuti? No, niente: siamo solo andati a letto insieme&#8221;</em>).</p>
<p>Come giustamente dice Jean-Marie Lalanne nel giornale Libération,<em>&#8220;il film è un elogio della curiosità, un invito a scambiarsi gli occhiali da vista con il vicino per poterlo guardare in modo diverso.&#8221;</em></p>
<p>Sembra innanzi tutto confermare quanto il minimalismo sia diventato un linguaggio artistico diffuso anche tra gli autori europei. Il segreto sta non nel concentrare l’attenzione dello spettatore su di un individuo scelto, ma nel proporgli un puzzle disordinato e incompleto di interazioni.</p>
<p>Questo film leggero e spiritoso è stato nominato all&#8217;Oscar come miglior film straniero, secondo in testa al box office francese dopo &#8220;Taxxi 2&#8243;, venduto in 23 Paesi, pluripremiato ai César.</p>
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