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	<title>Ok Cinema . com &#187; Fantastico</title>
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		<title>Delicatessen</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 09:09:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Jean-Pierre Jeunet e Marc Caro anno di produzione: 1991 Il primo lungometraggio del regista francese Jean-Pierre Jeunet, uscito nel 1991 dieci anni prima del successo mondiale Il favoloso mondo di Amelie, si chiama Delicatessen ed è un&#8217;opera che porta già in sè le caratteristiche dello stile del regista, questo gusto barocco mescolato ad una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2129" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/Delicatessen.jpg" alt="Delicatessen.jpg" width="127" height="185" /><em>di Jean-Pierre Jeunet e Marc Caro</em></p>
<p>anno di produzione: 1991</p>
<p>Il primo lungometraggio del regista francese Jean-Pierre Jeunet, uscito nel 1991 dieci anni prima del successo mondiale <em>Il favoloso mondo di Amelie, </em>si chiama<em> Delicatessen</em> ed è un&#8217;opera che porta già in sè le caratteristiche dello stile del regista, questo gusto barocco mescolato ad una forte componente estetica. </p>
<p>Il film è in realtà il frutto dalla collaborazione di Jeunet e di Marc Caro, fumettista incontrato al festival di Annecy, con cui nascono alcuni cortometraggi negli anni 80, lavori che spesso si ispirano ai fumetti di Caro e che ricevono numerosi premi in Francia ed altrove. </p>
<p>Ma è con <em>Delicatessen </em>che arriva veramente il riconoscimento con quattro premi Césars e la possibilità per Jeunet di vedersi proporre lavori cinematografici dalla 20th Century Fox negli Stati-Uniti.</p>
<p><em>Delicatessen</em> fa entrare lo spettatore in un universo strano, inquietante e burlesco, molto vicino a quello del fumetto, con dei personaggi atipici. Potremmo definire l&#8217;opera<span id="more-2127"></span> come una favola ispirata alla tradizione del realismo poetico francese (si pensa a Prévert e Carné), ma con una buona dose in più di fantastico. </p>
<p>In un luogo imprecisato della Francia, in un palazzo fatiscente, vivono stravaganti condomini sempre affamati sotto la condotta dal macellaio, proprietario dello stabile, che trasforma in bistecche i suoi garzoni e le vecchie signore. </p>
<p>Vittima predestinata del macellaio è il candido Louison, un clown disoccupato che ha chiesto a questi vitto ed alloggio in cambio di lavori di pulizia e manutenzione e che deve la sua salvezza all&#8217;amore della soave figlia dell&#8217;infame scannatore e all&#8217;aiuto di misteriosi trogloditi vegetariani, una massa di teppisti che vivono nel sottosuolo metropolitano. </p>
<p>Curiosi e grotteschi avvenimenti si succedono in questo divertissement eccentrico dall&#8217;umorismo nero. Più che la storia spicca il modo e la qualità con cui viene raccontata: la monocroma fotografia buio seppia, le musiche stridenti, la galleria di personaggi tutti sopra le righe che sembrano ritagliati dai comics per adulti: una perpetua suicida fallita, una famigliola perbene, due pazzi che fabbricano scatole che muggiscono, una vamp di periferia, etc&#8230;</p>
<p>C&#8217;è davvero nel lavoro dei due registi <em>&#8220;un talento visivo senza pari nell&#8217;ordine grottesco&#8221;</em> (Giovani Grazzini) e la loro inventiva offre dei momenti comici d&#8217;antologia, come ad esempio il congresso carnale tra il macellaio e un&#8217;inquilina che trasforma il condominio in un  concerto di suoni e rumori.</p>
<p>L&#8217;eccellente Dominique Pinon (attore preferito di Jean-Pierre Jeunet che ritroviamo i tutti suoi film successivi) confessa di essersi ispirato allo stile di James Cagney, un&#8217;ottima scelta per riproporci, in questa nuova vittoria del piccolo clown contro il grosso prepotente macellaio, il concetto di un mito che funziona sempre: quello di Davide e Golia. </p>
<h2 class="sottotitoli">Trailer del film</h2>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/iYo_SkERMNI?fs=1&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/iYo_SkERMNI?fs=1&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Avatar</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 22:55:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefania</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Fantastico]]></category>
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		<description><![CDATA[di James Cameron anno di produzione: 2009 Innovativo e rivoluzionario: è il film che sino ad ora ha incassato di più in assoluto. Sembra la cronaca di un successo annunciato. Cosa c&#8217;è di innovativo e rivoluzionario? Le tecniche 3D utilizzate. Esse sono volte non solo verso lo spettatore ma appaiono amplificate anche in profondità all’estremo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-medium wp-image-1819" title="Avatar" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/Avatar-208x300.jpg" alt="Avatar" width="127" height="185" /> di James Cameron</em></p>
<p>anno di produzione: 2009</p>
<p>Innovativo e rivoluzionario: è il film che sino ad ora ha incassato di più in assoluto. Sembra la cronaca di un successo annunciato.</p>
<p>Cosa c&#8217;è di innovativo e rivoluzionario? Le tecniche 3D utilizzate. Esse sono volte non solo verso lo spettatore ma appaiono amplificate anche in profondità all’estremo opposto a quello dello spettatore. Quando la fantasia delle immagini sposa la tecnica il risultato è sbalorditivo. </p>
<p>Innovativa e rivoluzionaria è l’applicazione del meta-3D ovvero del &#8220;3D nel 3D&#8221; esattamente come il meta-teatro è stata quella rivoluzione del teatro che racconta il teatro, il celebre &#8220;teatro nel teatro&#8221; che strizza l&#8217;occhio al teatro e allo spettatore.</p>
<p>Se si va al cinema con queste aspettative, Avatar non delude, anzi.<br />
Se si va convinti di vedere anche una storia e una trama innovative e rivoluzionarie, si rischia, invece, di restare delusi.<br />
Fermo restando che di ogni storia e di ogni film si può dire che sia “trito e ritrito”, non è questo il punto; il punto non è su “cosa” viene raccontato ma su “come”.<span id="more-1779"></span></p>
<p>Il “come” qui è quasi totalmente realizzato dalla fantasia delle immagini e dalla spettacolare tecnologia a suo supporto.<br />
Il “come” nella trama e nei dialoghi scarseggia, tanto è vero che la gente dopo la visione arriva a riconcentrarsi sul “cosa” e arriva a dire “trito e ritrito”; e questa cosa accade di continuo quando il “come” non coinvolge tutti.</p>
<p>I temi “triti e ritriti” che, solo se ben mescolati, potevano decidere per un cocktail di “come” di tutto successo, però, c’erano proprio tutti:</p>
<p>- la cultura animista che vede il mondo figlio di una grande madre Terra/anima (Eiwa nel film) che va rispettata affinché non si trasformi in matrigna: tutto parte da questa madre Terra/anima e tutto torna a questa madre Terra/anima e a ogni sua emanazione bisogna portare rispetto come se fosse la Terra/anima stessa;</p>
<p>- il discorso, quindi, dell’umano (o, se vogliamo, il principio maschile male interpretato) che è sempre in contrasto con la natura;</p>
<p>- il tema di realtà/illusione/inganno tipico di ogni film che tratti degli “avatar”;</p>
<p>- una storia d’amore fra esseri appartenenti a mondi diversi; il messaggio pacifista che ne deriva;</p>
<p>- gli scienziati boriosi del loro sapere che, intrappolati nella loro conoscenza puramente analitica, non sono in grado di arrivare all’essenza delle cose;</p>
<p>- i marines, ovvero gli “operativi”, che vedono la porta verso l’essenza delle cose, ma non sono in grado di aprirla in quanto mancanti di tutto il background degli scienziati: quindi, non comprendendo, distruggono (atteggiamento umano, troppo umano);</p>
<p>- un unico marine anomalo finito sulla sedia a rotelle che possiede la mente di uno scienziato (senza essere scienziato) e la curiosità verso gli esseri viventi tipica di un marine “operativo” e che è la chiave per comprendere il pianeta Pandora e i suoi abitanti. Perché? Perché egli è l&#8217;unico tra gli umani che sia possessore di entrambe le conoscenze (quella analitica e quella operativa).</p>
<p>Da questo cocktail poteva uscire un grande “come”; così non è stato e pertanto la gente ricorda il “cosa” e cioè che è tutto visto e già visto.</p>
<p>Il tema della grande madre Terra/anima è sviluppato in tutti i film di Miyazaki e per non renderlo “trito e ritrito” bisognava utilizzare un “come” diverso da quello caro a Miyazaki; ma così non è stato.<br />
Abbiamo detto che gran parte del “come” si è sviluppato in immagini; anche alcune di queste mmagini sono, però, un chiaro rimando alle opere di Miyazaki (basti pensare alle montagne fluttuanti ad esempio).</p>
<p>Altri “come”, invece, hanno funzionato alla perfezione:<br />
- Il modo in cui Eiwa, la grande madre terra, fa capire alla protagonista femminile che il marine è “chiave” e non deve essere ucciso, è poeticamente delicato.</p>
<p>- La spettacolarizzazione del “tutto che torna ad Eiwa” è davvero riuscita.</p>
<p>- L’ideazione e la realizzazione grafica di “un punto di contatto” che ogni essere vivente del pianeta Pandora fisicamente possiede al fine di poter entrare in connessione con ogni altro essere del posto, è a dir poco geniale.</p>
<p>- Il messaggio di una vita in armonia con Eiwa è dato anche dalla caratterizzazione degli abitanti di Pandora; essi si presentano con una motoria da felini che li rende decisamente più aggraziati rispetto a quella degli Avatar umani (che ancora non sono  in armonia con la grande madre Eiwa).</p>
<p>Nella vita in armonia con  Eiwa la caccia è contemplata ma limitata al fabbisogno reale e su ogni preda uccisa si recita una preghiera rappacificatrice in cui si dice che il corpo della preda resta con il cacciatore perché a lui serve ma che lo spirito sia in pace e che ritorni in pace alla grande Eiwa (questo c’era anche nella principessa Mononoke di Miyazaki ma, per fortuna per l’originalità del film, in questo preciso caso, il “come” della realizzazione è differente).</p>
<p>E’ un messaggio forte contro i detrattori della caccia in todo e che, occupati a pensare ai diritti degli animali, non si accorgono che questi animali in realtà non li conoscono; esattamente al contrario di quei cacciatori che vivono in armonia con le specie.</p>
<p>In “Avatar” solo il marine prescelto è potuto diventare l’Avatar infiltrato perché egli non ha la boria degli scienziati che si preoccupano dei diritti degli alieni senza tuttavia conoscere questi alieni per cui si battono; egli è anche tutt&#8217;altra cosa rispetto al principio maschile errato impersonificato dagli altri marines che rappresentano l’umanità nel suo insieme e che si oppone al principio femminile della terra generatrice.</p>
<p>La terra genitrice e generatrice, in tutte le culture, premia il principio maschile del coraggio, della temerarietà e dell’azione affinché sia rivolta al principio femminile della terra; se il principio maschile indirizza male la sua azione diviene un principio maschile sbagliato e votato al fallimento.<br />
Questa tematica della terra che prima premia e poi ti atterra se te ne allontani è un lontano rimando al Macbeth shakespeariano, solo per citare un esempio letterario.</p>
<p>Avatar piace se si sono visti pochi film su questi temi; se è così, la trama può anche sembrare solida e pregna.<br />
Avatar non piace a chi di film sull’argomento ne ha visti a iosa e finisce per citare il solito “trito e ritrito”.</p>
<p>Prima di giudicare Avatar in questa maniera così rigidamente manichea, non dimentichiamo il “come” delle immagini; il “come” della trama non è stato sviluppato in maniera innovativa, è vero, ma il “come” delle immagini (ad esempio, la sopraccitata diversa fluidità di alieni e avatar umani) può far perdonare certe mancanze di un film che, piaccia o meno, da certi punti di vista si è meritatamente presentato come rivoluzionario e innovativo.</p>
<h2 class="sottotitoli">Trailer del film</h2>
<p><object width="560" height="340"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/kHsVbptb1RU?fs=1&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/kHsVbptb1RU?fs=1&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="560" height="340"></embed></object></p>
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		<title>Il giardino della felicità &#8211; The Blue Bird</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 21:43:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefania</dc:creator>
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		<category><![CDATA[George Cukor]]></category>
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		<category><![CDATA[The Blue Bird]]></category>

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		<description><![CDATA[di George Cukor anno di produzione: 1976 Maurice Maeterlinck, autore drammatico, poeta e scrittore belga di lingua francese scrisse una meravigliosa favola per bambini, “L’uccellino Azzurro” (“L&#8217;Oiseau bleu“) rappresentata per la prima volta a Mosca nel 1908-1909. Da allora di rifacimenti ce ne sono stati a iosa in tutto il mondo e se ne ricorda [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-1516" title="Il giardino della felicità" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/Il-giardino-della-felicità.jpg" alt="Il giardino della felicità" width="127" height="185" />di George Cukor</em></p>
<p>anno di produzione: 1976</p>
<p>Maurice Maeterlinck, autore drammatico, poeta e scrittore belga di lingua francese scrisse una meravigliosa favola per bambini, “L’uccellino Azzurro” (“L&#8217;Oiseau bleu“) rappresentata per la prima volta a Mosca nel 1908-1909.</p>
<p>Da allora di rifacimenti ce ne sono stati a iosa in tutto il mondo e se ne ricorda anche un film con Shirley Temple nel 1940.<br />
Il film che però meglio esprime la profondità e la ricchezza dei temi toccati dalla bella storia di Maeterlinck è quello di George Cukor del 1976.</p>
<p>George Cukor, famoso come “il regista delle donne” usò un cast d’eccezione in cui comparivano Liz Taylor, Jane Fonda e Ava Gardner.</p>
<p>Il film fu realizzato parte negli Stati Uniti parte in Russia (nazione della prima rappresentazione teatrale) con l&#8217;apporto di una doppia troupe e la partecipazione di stelle dello star-system sovietico, tra cui il famoso mimo Oleg Popov e la grandissima<span id="more-1362"></span> ballerina classica Nadezda Pavlova che in un balletto interpreta proprio l’essenza dell’uccellino azzurro.</p>
<p>La storia  descrive un viaggio sia reale che figurato ed un processo di maturazione e consapevolezza.</p>
<p>Due fratellini, il maschietto Tyltyl e la femminuccia Mytyl, si sono allontanati dalla casa del padre boscaiolo più di quanto la mamma permetta, e vengono spediti a letto senza cena.</p>
<p>In sogno compare loro &#8220;Luce&#8221;, interpretata da Liz Taylor (non è un caso che l’attrice interpreti anche il ruolo della loro madre ed il ruolo di un’essenza: “l’amore di ogni madre”) che li invita a viaggiare in cerca dell&#8217;Uccello Blu &#8211; la felicità– che deve essere consegnato ad una bambina molto malata e molto infelice; in questo viaggio saranno accompagnati da elementi domestici personificati: Acqua e Fuoco, Pane, Latte, Zucchero, il cane Tylio e la gatta Tylette.</p>
<p>Con il sussidio di un diamante luminoso (che rappresenta il “guardare con altri occhi”) i due piccoli raggiungono il paese dei Ricordi dove incontrano i defunti nonni; Il castello della “Notte”, interpretata da Jane Fonda; il Regno dei Piaceri introdotti da &#8220;Lussuria&#8221;, interpretata da Ava Gardner; la Foresta degli Alberi; la Terra del Futuro dove incontrano i bambini “non nati” o che devono ancora nascere, fra cui il loro futuro fratellino; nella Terra del Futuro imparano che il Tempo è inesorabile e incorruttibile e assistono all’amore devastante fra due bambini “non ancora nati” separati dal Tempo.</p>
<p>Infatti, molto a malincuore, il bambino è costretto a lasciare la  sua amata perché deve nascere e andare a vivere e lei nascerà quando lui sarà ormai troppo vecchio e sarà “l’uomo più infelice della terra”, per usare le sue stesse parole fornite come risposta alla domanda di lei su come potrà mai riconoscerlo una volta nata (il concetto di anime gemelle introvabili?).</p>
<p>Svegliati dalla mamma, si accorgono che l&#8217;Uccello Blu era nella loro casetta e lo portano alla bimba infelice.</p>
<p>Bellissima la scelta dei colori e meravigliosi i significati allegorici. Il blu per i russi è la speranza ma anche la spiritualità e non a caso è tra i colori della loro bandiera nazionale. Per gli europei è la spiritualità, l’essenza.</p>
<p>I ragazzini intraprendono questo viaggio nella speranza della felicità per capire che essa consiste nell’apprezzare il vero essere delle cose, di vederne quindi la vera essenza e non fermarsi alle apparenze.</p>
<p>Per questo hanno bisogno di “Luce” (di vedere chiaro, di veder meglio) e del diamante luminoso che “Luce” stessa ha donato a Tyltyl; grazie al diamante possono parlare con gli elementi, con gli animali e con la natura perché ne vedono l&#8217;autentica essenza.</p>
<p>Quando raggiungono i defunti nonni nel paese dei ricordi, imparano che basta ricordare ed avere sempre nel cuore le persone scomparse che abbiamo amato per poterle riportare in vita e trovano anche il primo uccellino azzurro; al ritorno però questo uccellino cambia colore perché la felicità che appartiene al ricordo è appunto un ricordo e non è presente.</p>
<p>Quando aprono tutte le porte che schiudono i misteri della Notte, trovano tanti uccellini azzurri e li mettono in gabbia; ma al loro ritorno li trovano morti perché la felicità non può essere imprigionata e, se la imprigioni, non è reale e quindi, semplicemente è vana.</p>
<p>Bellissimi i clichè sul cane, rappresentato dall’inizio alla fine come migliore amico dell’uomo e sul gatto, che in quanto incarnazione del clichè dell’animale più indipendente che domestico, rappresenta la natura misteriosa e selvaggia; il gatto parteggerà fino alla fine per la natura libera; perché in questo film è anche parecchio evidenziata la contrapposizione uomo/natura e i due bimbi, quindi gli umani, passeranno dei brutti momenti nella Foresta degli Alberi i quali rappresentano la natura delusa e arrabbiata con l’uomo.</p>
<p>Il gatto e la natura temono l’uomo e temono quel che potrebbe fare conoscendo l’essenza delle cose, se già da perfetto ignorante, per via della sua infima caratteristica, arreca agli altri viventi infiniti danni; per questo si oppongono alla ricerca dell’uccellino azzurro da parte dell’uomo.</p>
<p>Ma ormai Tyltyl e Mytyl stanno completando il loro processo di maturazione e vedono la verità delle cose e cominciano ad apprezzarne la bellezza autentica. Al loro ritorno/risveglio non hanno più bisogno del diamante per vedere la vera bellezza.<br />
All’inizio del loro viaggio, senza l’ausilio del diamante, la pur bellissima “Luce” era apparsa loro come una vecchia, brutta, gobba e stracciona. Adesso finalmente sanno, adesso veramente vedono.</p>
<p>Mai la madre era loro apparsa così bella, mai la casetta era loro apparsa così carina, linda e confortevole e mai l’uccellino che già possedevano era loro apparso così blu. Al colmo della felicità, lo consegnano alla bambina bisognosa e la rendono veramente felice; ma, come ormai prevedibile, l’uccellino azzurro, le sfugge di mano dopo pochi minuti e vola via.</p>
<p>Tyltyl e Mytyl non disperano perché ormai sanno; sanno che la felicità, come l’amore e come il sapere non rappresentano un qualcosa che è dato una volta per tutte; no, è ricerca continua come l’emblema stesso della condizione umana.<br />
Loro non smetteranno mai di cercarlo perché <em>“….potrà servire molto al mondo! Un giorno”.</em></p>
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		<title>Il mondo dei replicanti &#8211; Surrogates</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 10:46:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefania</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantastico]]></category>
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		<category><![CDATA[Jonathan Mostow]]></category>
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		<description><![CDATA[di Jonathan Mostow anno di produzione: 2009 O piace molto o non piace per nulla; difficile non cedere alla tentazione di dire “già visto, già fatto” quando si affrontano certe tematiche. &#8220;Il Mondo Dei Replicanti&#8221;, tratto dalla graphic novel &#8220;Surrogates&#8221; di Robert Venditti e Brett Weldele e con Bruce Willis nel ruolo del protagonista, è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-1486" title="il-mondo-dei-replicanti" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/il-mondo-dei-replicanti.jpg" alt="il-mondo-dei-replicanti" width="127" height="185" />di Jonathan Mostow</em></p>
<p>anno di produzione: 2009</p>
<p>O piace molto o non piace per nulla; difficile non cedere alla tentazione di dire “già visto, già fatto” quando si affrontano certe tematiche.</p>
<p>&#8220;Il Mondo Dei Replicanti&#8221;, tratto dalla graphic novel &#8220;Surrogates&#8221; di Robert Venditti e Brett Weldele e con Bruce Willis nel ruolo del protagonista, è la storia futura dell’umanità che ha infine inventato il modo di controllare con il pensiero le macchine in modo che la gente possa, rinchiusa nelle proprie abitazioni, vivere attraverso i propri avatar, ovvero i propri replicanti, i propri &#8220;surrogati&#8221;. Il tutto dà vita a un mondo perfetto, almeno all’apparenza.</p>
<p>Chiaramente ci sono anche i ribelli della fazione umana che lottano per un’identità ed un’esistenza perduta. Ma cosa succede se il capo dei ribelli della fazione umana si scopre essere una macchina? E cosa succede se il vero capo dei ribelli è proprio<span id="more-1421"></span> l’inventore di dette macchine?</p>
<p>E se il governo giocasse sporco contro i ribelli perchè troppi interessi economici e di potere sono ormai in gioco? Cosa fare contro un’arma che è in grado di uccidere l’umano attraverso il proprio avatar?</p>
<p>Se vogliamo guardare meglio, l&#8217;idea è antica e originale al tempo stesso: non è il paradosso circa l&#8217;identità legittima della copia quando tale copia è identica in tutto e per tutto all’originale, ovvero il tema chiave di “Blade Runner&#8221;, oppure in modo meno evidente il tema di “Io, Robot”; né è il concetto di legittimità della copia estesa a tutta la realtà, tema principe di “Matrix”; né tuttavia cogliamo il desiderio (tramutatosi poi in orrore) per i corpi meccanici enfatizzati nel film d’animazione “Galaxy Express” del giapponese Leji Matsumoto.</p>
<p>Prima di cedere alla tentazione del “già visto, già fatto”, notiamo che in questo film c&#8217;è sempre una scelta che non è mai un “aut… aut”, ovvero o il corpo umano o il corpo meccanico dove una scelta esclude l&#8217;altra (Galaxy Express), né tantomeno un “et… et”, ovvero la dignità legittima sia dell&#8217;umano che della copia dove, invece, una scelta non esclude l&#8217;altra (Blade Runner), ma è semplicemente la possibilità di scelta di un nuovo inizio.</p>
<p>Si intravede sempre, in sottofondo, uno spiraglio di umanità sentita come una coscienza addormentata ma non ancora del tutto cancellata; pertanto, se non si parla della paradossale (ma reale) identità legittima della copia alla “Blade Runner”, abbiamo qui invece, come controcanto, l’urlo sempre più straziante dell’ovvia, tremendamente ovvia, identità legittima dell&#8217;umano originale rispetto alla vuota copia e rispetto ai vari furti d&#8217;identità resi via via sempre ormai più semplificati proprio grazie al diffuso utilizzo delle copie. E la genialità tante volte consiste proprio nello scandagliare l’ovvio.</p>
<p>Abbiamo davanti un film sulla difficile costruzione e ri-costruzione dell&#8217;identità umana che ci costringe a vedere fino a che punto l&#8217;alter ego, rimpiazzato dai vari &#8220;surrogates&#8221;, possa o meno far parte di questo processo costruttivo.</p>
<p>E parla anche della umana, troppo umana, paura di essere veramente soli una volta liberatici delle nostre multiple &#8220;maschere&#8221; (o &#8220;identità&#8221;, secondo altri punti di vista).</p>
<p>E&#8217; un film in cui l&#8217;alterità, l&#8217;alieno, è l&#8217;umano stesso ed è un film che, in maniera unicamente provocatoria, sembra voler capovolgere il classico messaggio &#8220;non siamo soli&#8221; tipico della propaganda dei credenti a forme di vita aliena.</p>
<h2 class="sottotitoli">Trailer del film</h2>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/uP_2tX24Iaw?fs=1&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/uP_2tX24Iaw?fs=1&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Parnassus, l&#8217;uomo che voleva ingannare il diavolo</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 15:42:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefania</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commedia]]></category>
		<category><![CDATA[Fantastico]]></category>
		<category><![CDATA[Genere]]></category>
		<category><![CDATA[Regista]]></category>
		<category><![CDATA[Terry Gilliam]]></category>
		<category><![CDATA[anima]]></category>
		<category><![CDATA[diavolo]]></category>
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		<category><![CDATA[patto]]></category>
		<category><![CDATA[specchio]]></category>
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		<description><![CDATA[di Terry Gilliam anno di produzione: 2009 “Parnassus, l’uomo che voleva ingannare il diavolo”, oltre a farci gustare appieno le bellezze della creazione di un mondo immaginifico che solo una mente fantasiosa e poliedrica come quella di Terry Gilliam poteva partorire, non può tuttavia essere pienamente compreso senza un rapido accenno ai temi chiave: lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-1397" title="Parnassus" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/Parnassus.jpg" alt="Parnassus"  width="127" height="185" />di Terry Gilliam</em></p>
<p>anno di produzione: 2009</p>
<p>“Parnassus, l’uomo che voleva ingannare il diavolo”, oltre a farci gustare appieno le bellezze della creazione di un mondo immaginifico che solo una mente fantasiosa e poliedrica come quella di Terry Gilliam poteva partorire, non può tuttavia essere pienamente compreso senza un rapido accenno ai temi chiave: lo specchio e il diavolo (o il patto con il diavolo).</p>
<p>“Specchio, specchio delle mie brame…”: lo specchio rappresenta un qualcosa che da sempre stuzzica l’immaginario dei popoli riflettendosi poi nella loro produzione letteraria per i suoi richiami alla bellezza, alla divinazione e all’universo alternativo, al tema del “doppio” ed alle personalità multiple.</p>
<p>Infatti viene spontaneo pensare subito allo specchio magico, a  quello di Alice ideato da Carroll, oppure al celeberrimo mito di Narciso e alcune rappresentazioni della “Vanitas” che del diavolo è per l’appunto il vizio preferito; ed ecco la connessione fra lo specchio<span id="more-1352"></span> ed il diavolo, il demoniaco.</p>
<p>Nelle credenze popolari, gli specchi, duplicando la realtà, sarebbero in grado di imprigionare l’anima nell&#8217;immagine riflessa. La dicotomia specchio/anima è anche all&#8217;origine di caratteristiche tipiche delle creature demoniache come i “vampiri” che  non riflettono la propria immagine poiché prive di anima; in generale, lo specchio rimanda all&#8217;occhio e alla vista, filosoficamente intesi soprattutto come strumento di conoscenza del mondo.</p>
<p>Gli occhi stessi sono definiti popolarmente gli &#8220;specchi dell&#8217;anima&#8221; poiché rifletterebbero l&#8217;umore e le intenzioni di una persona. Il rovescio della medaglia c’è: infatti, se lo sguardo è rivolto esclusivamente su di sé, l&#8217;autocontemplazione porta  alla “Vanitas” che, come si sa, è diabolica al massimo grado.</p>
<p>Lo specchio, dunque, incarna una valenza negativa o positiva secondo i casi: in esso ci si perde e/o ci si riconosce, si scopre ciò che è effimero e ciò che è essenziale.</p>
<p>Gli specchi replicano il mondo, lo duplicano invertendolo e mostrano un ambiente che appare reale ma che è invece, secondo la definizione di Foucault, uno spazio eteropico, ovvero, pur coincidendo con un luogo nel quale chi si specchia non si trova effettivamente, è tuttavia un posto connesso a tutti gli altri spazi che lo circondano.</p>
<p>Tutto questo (e molto altro ancora) si trova nel film “Parnassus, l’uomo che voleva ingannare il diavolo” perché chi attraversa lo specchio del dottor Parnassus, frutto del patto con il diavolo:</p>
<p>1. si perde per sempre</p>
<p>2. si riconosce e si ritrova</p>
<p>3. cambia personalità incarnando il famoso tema del doppio e delle personalità multiple (enfatizzato dal cambio di aspetto come accade al personaggio di Tony interpretato da Heath Ledger ovvero la personalità poliedrica e fantasiosa; da Johnny Depp, ovvero la personalità seducente; da Jude Law, ovvero la personalità sfuggente; da Colin Farrell, ovvero la personalità malvagia e demoniaca e che forse rivela il reale volto del protagonista)</p>
<p>4. impara a conoscere</p>
<p>5. cede alla vanitas e quindi al diavolo ed al demoniaco</p>
<p>Di sottofondo, come controcanto complementare al tema dello specchio e dell’immaginario, abbiamo il classico patto con il diavolo dove l’anima in gioco non è quella dello stipulatore del patto, Parnassus, ma l’anima risultante dal prodotto del patto per una seconda giovinezza e per lo specchio dell’immaginario, ovvero la figlia di Parnassus, Valentina, al compimento del suo sedicesimo compleanno.</p>
<p>Ogni patto con il diavolo racchiude la “Vanitas”, quell’orgoglio che porta a sopravvalutarsi e anche questo patto non è da meno ed è foriero di una miriade di patti ulteriori atti a salvare la vita della figlia Valentina.</p>
<p>Come un cerchio che si chiude, Parnassus, vedrà la nuova vita della figlia attraverso una superficie vitrea che sostituisce e fa le veci del suo famoso specchio come se fosse, appunto, un altro mondo dove a lui è vietato l’accesso..</p>
<p>Film dedicato a Heath Ledger, morto durante le riprese il 22 gennaio 2008.</p>
<p>E’ un film che è stato ripensato “in fieri” in quanto l’idea del cambio di aspetto a seguito del cambio di personalità nell’attraversare lo specchio è venuta da sé onde sostituire un attore che a detta dello stesso regista Terry Gilliam era <em>« … assolutamente eccezionale, non solo come attore ma come persona.<br />
Quando abbiamo iniziato, Heath era una figura fondamentale per questo progetto, ogni giorno lavoravamo insieme su qualche sua nuova idea, piccoli cambiamenti dello script o del disegno luci, era incredibile, un vero mago. Era straordinario, non penso che il mondo abbia nemmeno cominciato a comprendere la reale portata del suo incredibile talento. Era costantemente impegnato in qualcosa, nella realizzazione di video musicali o in progetti di future regie cinematografiche, non c’era nulla che questo ragazzo non fosse in grado di fare. Perciò la perdita di Heath è stata particolarmente terribile per tutti noi che lo abbiamo conosciuto e non credo che il mondo saprà mai veramente quello che è andato perduto con lui. Penso che nessuno della sua generazione possa nemmeno avvicinarsi alle sue capacità, era semplicemente il più straordinario attore sulla faccia del pianeta. Quando è morto ho detto &#8220;dobbiamo fermarci, non possiamo finire il film&#8221;, ma tutti mi hanno detto &#8220;no, dobbiamo andare avanti, per mostrare al mondo il lavoro di Heath&#8221;. Fortunatamente Johnny Depp, Colin Farrell e Jude Law sono venuti in nostro soccorso; per fortuna la storia ha a che fare con uno specchio magico e questo specchio ha salvato il film. Vedo Heath ogni giorno, lavoro con lui al montaggio del film, per me Heath è ancora vivo e spero che tutti voi possiate vedere presto la magia che è stato capace di creare. »</em></p>
<h2 class="sottotitoli">Trailer del film</h2>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/-5emtVRZAz0?fs=1&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/-5emtVRZAz0?fs=1&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Gli uccelli</title>
		<link>http://www.ok-cinema.com/2009/10/29/gli-uccelli/</link>
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		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 09:04:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alfred Hitchcock]]></category>
		<category><![CDATA[Fantastico]]></category>
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		<category><![CDATA[Regista]]></category>
		<category><![CDATA[Gli uccelli]]></category>
		<category><![CDATA[Tippi Hedren]]></category>

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		<description><![CDATA[di Alfred Hitchcock anno di produzione: 1963 Del 1963, il film di Alfred Hitchcock è tratto dall&#8217;omonimo romanzo di Daphne Du Maurier di cui però mantiene solo l&#8217;idea centrale del racconto, cioè l&#8217;attacco degli uccelli contro gli uomini, creando ex-novo personaggi e sceneggiatura. Presentato fuori concorso al 16° Festival di Cannes, è spesso considerato come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1016" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/uccelli.jpg" alt="uccelli" width="127" height="185" /><em>di Alfred Hitchcock</em></p>
<p>anno di produzione: 1963</p>
<p>Del 1963, il film di Alfred Hitchcock è tratto dall&#8217;omonimo romanzo di Daphne Du Maurier di cui però mantiene solo l&#8217;idea centrale del racconto, cioè l&#8217;attacco degli uccelli contro gli uomini, creando ex-novo personaggi e sceneggiatura. </p>
<p>Presentato fuori concorso al 16° Festival di Cannes, è spesso considerato come uno dei capolavori del regista inglese, pur accogliendo critiche in gran parte negative quando uscì. </p>
<p>Scritta alla fine della sua carriera, l&#8217;opera si delinea come il suo unico film fantastico che inizia in cadenze di commedia mondana e termina nei toni di un&#8217;allegoria apocalittica e che si basa sulle 3 unità della tragedia classica (luogo,<span id="more-991"></span> tempo, azione).</p>
<p>La prima scena inizia a San Francisco in un negozio di animali in cui si incontrano l&#8217;avvocato Mitch Brenner e la giovane Melanie (interpretata da Tippi Hedren che sarà poi la protagonista del film seguente &#8220;Marnie&#8221;); poi tutto il resto del film si svolge a Bodega Bay, cittadina californiana a nord di San Francisco, dove Mitch passa i fine settimana in compagnia della madre e della sorellina Cathy e dove Melanie decide di recarsi a sorpresa col pretesto di regalare alla bimba, per il suo compleanno, una coppia di pappagalli &#8220;inseparabili&#8221;.</p>
<p>All&#8217;arrivo di Melanie cominciano ad accadere strane cose. Prima un gabbiano attacca la donna, poi i volatili della piccola cittadina cominciano ad impazzire, attaccando indistintamente tutti gli abitanti. </p>
<p>In breve tempo l&#8217;intera cittadina viene attaccata da migliaia di uccelli che seminano il terrore e i protagonisti si barricano in casa, assediati dagli uccelli che feriscono gravemente Melanie; Mitch decide di portarla all&#8217;ospedale.</p>
<p>All&#8217;alba i quattro partono alla volta di San Francisco in una scena finale da manuale: all&#8217;alba, in un silenzio irreale, il manipolo di sopravvissuti scende lentamente nel garage. Centinaia di uccelli sono appollaiati ovunque, e li osservano immobili e minacciosi in un silenzio tombale. </p>
<p>Nel film (ed è questo che più ha spiazzato e sorpreso la critica) non viene data alcuna definitiva spiegazione dello stranissimo comportamento dei pennuti, e soprattutto non viene fatta alcuna congettura sul motivo che ha scatenato la rivolta. Non sappiamo se sia la presenza di Melanie a &#8220;turbare&#8221; in qualche modo l&#8217;amena tranquillità della località&#8230; Oppure la presenza dei suoi pappagallini, all&#8217;apparenza così innocui.</p>
<p>Il film fu un vero kolossal e furono impiegati migliaia di uccelli per girare le scene, causando non poche ferite agli attori e a tutto l&#8217;entourage. Si disse che la stessa Tippi Hedren fu ricoverata per esaurimento nervoso e venne in parte sostituita da una controfigura (ad esempio nell&#8217;ultimissima scena dove scende le scale sorretta da Rod Taylor). </p>
<p>La colonna sonora di Bernard Herrmann (lo stesso dalla celeberrima musica della doccia di Psycho) è senza musiche, composta soltanto di rumori e strida di uccelli, deformati e ritmati come in una partitura. Il film, da molti considerato uno dei più inquietanti ed oscuri del regista inglese, rimane aperto ad ogni tipo di interpretazione.</p>
<h2 class="sottotitoli">Alcune scene del film</h2>
<p><object width="540" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/qFj_lpzsCLA?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/qFj_lpzsCLA?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="540" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Il cielo sopra Berlino</title>
		<link>http://www.ok-cinema.com/2009/08/18/il-cielo-sopra-berlino/</link>
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		<pubDate>Tue, 18 Aug 2009 09:19:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantastico]]></category>
		<category><![CDATA[Genere]]></category>
		<category><![CDATA[Regista]]></category>
		<category><![CDATA[Wim Wenders]]></category>
		<category><![CDATA[angeli]]></category>
		<category><![CDATA[Berlino]]></category>
		<category><![CDATA[Bruno Ganz]]></category>
		<category><![CDATA[Il cielo sopra Berlino]]></category>
		<category><![CDATA[Peter Falk]]></category>
		<category><![CDATA[Solveig Dommartin]]></category>

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		<description><![CDATA[di Wim Wenders anno di produzione: 1987 Quando fu presentato in concorso al 40° Festival di Cannes, il film Il cielo sopra Berlino vinse il premio per la migliore regia. A confermare il fatto che le poesie di Rainer Maria Rilke hanno ispirato il film sono le parole del regista Wim Wenders, secondo il quale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-520" title="il-cielo-sopra-berlino" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/il-cielo-sopra-berlino.jpg" alt="il-cielo-sopra-berlino" width="127" height="185" /> di Wim Wenders<br />
</em><br />
anno di produzione: 1987</p>
<p>Quando fu presentato in concorso al 40° Festival di Cannes, il film <em>Il cielo sopra Berlino</em> vinse il premio per la migliore regia. A confermare il fatto che le poesie di Rainer Maria Rilke hanno ispirato il film sono le parole del regista Wim Wenders, secondo il quale gli angeli vivono nelle poesie di Rilke.</p>
<p>Nella Berlino delle anni Ottanta (dove è ambientato il film), due angeli chiamati Damiel e Cassiel vagano nella città mentre osservano ciò che fanno e di ciò che pensano gli esseri umani.</p>
<p>Li vedono, possono anche leggere nei loro pensieri senza essere visti, essendo invisibili e impercettibili. Damiel e Cassiel si mescolano ai pensieri e alle esistenze <span id="more-513"></span>degli abitanti di Berlino<a href="http://www.berlin.de/"></a>, riempiono di annotazioni i loro taccuini e si scambiano le informazioni che hanno trascritto sugli esseri umani.</p>
<p>Sono solo osservatori, essendo incapaci di interazioni con il mondo fisico. Nonostante ciò, Damiel mentre percorre la città vede Marion, una trapezista bella, brava e che si sente molto sola e se ne innamora.</p>
<p>Tra i molti personaggi che incontrano nel loro girovagare, c&#8217;è anche l&#8217;attore americano Peter Falk, che nel film interpreta sé stesso, di passaggio a Berlino per girare un film.</p>
<p>Si scopre che in passato è stato anche lui un angelo ma che per poter participare al mondo e non solo osservarlo ha rinunciato alla sua immortalità. Damiel, convinto dopo un incontro con Falk di voler anche lui diventare umano, abbandona la sua esistenza spirituale; Damiel si mette così alla ricerca della donna di cui si è innamorato, Marion, che adesso è disoccupata e che, non sapendo cosa fare, va ad un concerto rock.</p>
<p>I due si ritrovano e riescono a coronare il loro sogno d&#8217;amore, mentre l&#8217;altro angelo Cassiel assiste alla nuova condizione dell&#8217;amico con un pizzico di malinconia per non aver avuto egli stesso il coraggio di compiere il grande &#8220;passo&#8221;.</p>
<p>La storia del film continua nel seguito <em>Così lontano, così vicino</em> prodotto da Wenders nel 1993.</p>
<p>Il film fu diversamente accolto tra critici severi che gli rimproverano l&#8217;accademismo più che incipiente e la concettualità poeticizzante (dovuta ai dialoghi di Peter Handke) e quelli che lo elogiarono sulla sua moderna favola che coniuga malinconia e tenerezza e recupera la memoria storica e visiva di Berlino, poema unanimista intessuto di storie individuali, appassionato inno alla “terrestrità”.</p>
<p>Dopo Il cielo sopra Berlino (Der Himmel über Berlin) (1987), Wenders ha firmato altri interessanti capolavori, tra i quali: <a title="Recensione Lisbon Story" href="http://www.ok-cinema.com/2009/09/10/lisbon-story/" target="_self">Lisbon Story</a> (1994), I fratelli  Skladanowsky (Die Gebrüder Skladanowsky) (1996), Crimini invisibili (The  End of Violence) (1997), <a title="Recensione Buena Vista Social Club" href="../2009/09/09/buena-vista-social-club/" target="_self">Buena Vista Social Club</a> (1999), The Million Dollar Hotel (2000), L&#8217;anima di un uomo (The Soul  of a Man) (2003), La terra dell&#8217;abbondanza (Land of Plenty) (2004),  Musica Cubana, ossia il seguito di Buena Vista Social Club (2004). Ed  ancora: Palermo Shooting (2008), Il Volo, cortometraggio (2010), If  Buildings Could Talk, cortometraggio 3D (2010).</p>
<h2 class="sottotitoli">Alcune scene del film</h2>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="540" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/YSgnUjOu3Gg?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="540" height="385" src="http://www.youtube.com/v/YSgnUjOu3Gg?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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