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	<title>Ok Cinema . com &#187; Drammatico</title>
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	<description>Il cinema letto dal computer</description>
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		<title>Vincere</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Sep 2010 08:56:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Marco Bellocchio anno di produzione: 2009 &#8220;Sarà un film politico con una continua contaminazione della finzione con il repertorio. Il Mussolini del mio film ricorda l&#8217;Alessandro de I pugni in tasca, che si &#8220;realizza&#8221; uccidendo madre e fratello.&#8221; Unico film italiano in concorso al Festival di Cannes del 2009, il film di Marco Bellocchio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2317" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/locandina10.jpg" alt="vincere.jpg" width="127" height="185" /><em> di Marco Bellocchio</em></p>
<p>anno di produzione: 2009</p>
<p><em>&#8220;Sarà un film politico con una continua contaminazione della finzione con il repertorio. Il Mussolini del mio film ricorda l&#8217;Alessandro de I pugni in tasca, che si &#8220;realizza&#8221; uccidendo madre e fratello.&#8221;</em></p>
<p>Unico film italiano in concorso al Festival di Cannes del 2009, il film di Marco Bellocchio ha suscitato ottime recensioni da parte della stampa estera e una standing ovation con dieci minuti di applausi al termine della proiezione ufficiale.</p>
<p>Dopo <em>Buongiorno notte</em>, Marco Bellocchio torna a fare un film sulla storia politica del &#8217;900. Stavolta affronta la figura del Duce facendo emergere la storia di Ida Dalser e di suo figlio Benito Albino, figlio segreto di Mussolini.</p>
<p>Quando incontra Ida Dalser a Milano, Benito Mussolini è alla direzione dell’Avanti. Antimonarchico e anticlericale, Mussolini è un ardente agitatore socialista impegnato a guidare le folle verso un futuro di  emancipazione sociale. In realtà la Dalser lo aveva<span id="more-2314"></span> già fuggevolmente incontrato a Trento qualche anno prima e ne era rimasta folgorata.</p>
<p>Ida crede fortemente nelle sue idee: Mussolini è il suo eroe. Per lui, per finanziare la fondazione del Popolo d’Italia, il giornale che  diventerà il nucleo del futuro Partito Fascista, vende tutto: appartamento, salone di bellezza, mobilio, gioielli.</p>
<p>Allo scoppio della guerra Benito Mussolini si arruola e scompare dalla vita della donna. Ida lo rivedrà in un ospedale militare, immobilizzato e accudito da Rachele, appena sposata con rito civile. Furente si scaglia contro la rivale rivendicando di essere lei la vera moglie, di avergli dato un figlio, ma viene allontanata a forza prima di terminare la sua vita rinchiusa in un ospedale psichiatrico.</p>
<p>Benché racconti una storia di passione, ripudio, dolore, straziante come un melodramma italiano, non accade mai a Bellocchio di indulgere al pathos: la distanza che sa mantenere rispetto alla sua protagonista ne  accentua l&#8217;alta tragicità. </p>
<p>Inoltre, bisogna riconoscere che, sul piano stilistico, è perfetta la fusione tra film e documenti visivi del primo Novecento e che è assai interessante la maniera in cui l&#8217;autore illustra la cultura pre-fascista con un&#8217;esattezza che diventa satira.</p>
<p>Della figura di Ida il regista parla in questi termini: <em>«È una di quelle donne per cui gli uomini alzano le spalle sospirando che se l&#8217;è cercata, fosse stata un po&#8217; zitta e al suo posto, avrebbe potuto fare la bella vita. Invece no, è un&#8217;eroina anomala, tra melodramma e mito greco: un po&#8217; Antigone e un po&#8217; Medea. Una piccola donna antipatica, rompi-, per non essere cancellata. Va contro il buon senso, suscita un orrendo sentimento di sufficienza, per questo mi ha esaltato».</em></p>
<p>Bellocchio si è innamorato di lei il 14 gennaio 2005, vedendo su RaiTre il documentario di Fabrizio Laurenti e Gianfranco Norelli <em>II segreto di Mussolini</em>, ricostruzione di una vicenda ignobile, risaputa e sottaciuta per quasi un secolo che, sebbene riesumata più volte con inchieste e libri (<em>La moglie di Mussolini</em> di Marco Zeni e <em>Il figlio segreto del duce</em> di Alfredo Pieroni), sembrava destinata a restare un &#8220;non detto&#8221; della nostra Storia.</p>
<p>Questo melodramma futurista, come lo definisce il regista, è portato in scena da due grandi attori: <em>&#8220;Filippo Timi, che mostra una somiglianza eccezionale con il giovane Mussolini, ma anche una dimensione di naturale autorevolezza e violenza che volevo fossero i tratti distintivi del personaggio; e Giovanna Mezzogiorno, che sa restituire in modo straodinario la fissazione di questa donna, il suo non saper calcolare le proprie forze in rapporto a un&#8217;Italia che le era tutta contro la sua sfida assurda e suicida.&#8221;</em></p>
<h2 class="sottotitoli">Trailer del film</h2>
<p><object width="560" height="340"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/69f_Z4i_Vj8?fs=1&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/69f_Z4i_Vj8?fs=1&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="560" height="340"></embed></object></p>
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		<title>I cento passi</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jun 2010 13:12:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Marco Tullio Giordano anno di produzione: 2000 &#8220;Mio padre, la mia famiglia, il mio paese! Io voglio fottermene! Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Io voglio urlare che mio padre è un leccaculo! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2268" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/677_big.jpg" alt="I_cento_passi.jpeg" width="127" height="185" /><em> di Marco Tullio Giordano</em></p>
<p>anno di produzione: 2000</p>
<p><em>&#8220;Mio padre, la mia famiglia, il mio paese! Io voglio fottermene!<br />
Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Io voglio urlare che mio padre è un leccaculo!<br />
Noi ci dobbiamo ribellare.<br />
Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente! &#8221;<br />
</em><br />
<em>I cento passi </em>è un film di Marco Tullio Giordana uscito nel 2000 dedicato alla vita e all&#8217;omicidio di Peppino Impastato, impegnato nella lotta alla mafia nella sua terra, la Sicilia.</p>
<p>Il film, presentato al Festival di Venezia 2000, è stato accolto dalla critica e dal pubblico con ben 12 minuti di applausi, ad indicare il profondo coinvolgimento che Marco Tullio<span id="more-2266"></span> Giordana e i suoi attori, ancora sconosciuti agli schermi, hanno  saputo creare in memoria di un uomo e della sua generazione.</p>
<p>Il film racconta la vera storia di Giuseppe Impastato, detto Peppino, nato a Cinisi, Sicilia a soli <em>&#8220;cento passi&#8221; </em>dal boss della mafia Tano Badalamenti. Il giovane Peppino Impastato vive cercando di sfuggire a quest&#8217;inesorabile legame con l&#8217;ambiente mafioso in cui il padre vive. </p>
<p>Vede scorrere davanti a sé gli albori della lotta politica contro la mafia e il potere a essa colluso, lotta a cui poi prenderà attiva parte da adolescente e poi da adulto. La sua voglia di cambiare e la sua partecipazione alle attività della Nuova Sinistra lo portano ad avviare un&#8217;attività politico-culturale antimafiosa.</p>
<p>Conduce le lotte dei contadini espropriati per la costruzione dell&#8217;aeroporto di Palermo, in territorio di Cinisi, costituisce il gruppo &#8220;Musica e cultura&#8221; e, nel 1976, fonda &#8220;Radio Aut&#8221;, radio privata autofinanziata, con cui denuncia quotidianamente i delitti e gli affari dei mafiosi di Cinisi.</p>
<p>Il suo programma si chiama &#8220;Onda Pazza&#8221; nel quale, con parole arrabbiate e ironiche, sfida quel potere così &#8220;normale&#8221; per suo padre, ed è in una delle sue dirette che il boss Gaetano Badalamenti, che abitava a <em>&#8220;cento passi&#8221;</em> da casa sua, diventa &#8220;Tano seduto&#8221;. Peppino Impastato muore tragicamente nel 1978, nel giorno del delitto Moro. Oscurati dalla tragedia nazionale in atto in quei giorni, la sua storia e la sua tragica fine resteranno ignoti alla massa per più di vent&#8217;anni, sino all&#8217;uscita del film.</p>
<p>Tullio Maria Giordana, regista e co-sceneggiatore di questa pellicola, nonostante i fatti e l&#8217;ambientazione, non ha voluto girare un film politico o sulla mafia. </p>
<p>Così si esprime il regista a proposito del suo film: <em>&#8220;Questo non è un film sulla mafia, non appartiene al genere.<br />
È piuttosto un film sull’energia, sulla voglia di costruire, sull’immaginazione e la felicità di un gruppo di ragazzi che hanno osato guardare il cielo e sfidare il mondo nell&#8217;illusione di cambiarlo.<br />
È un film sul conflitto famigliare, sull’amore e la  disillusione, sulla vergogna di appartenere allo stesso sangue.<br />
È un film su ciò che di buono i ragazzi del ’68 sono riusciti a fare, sulle loro utopie, sul loro coraggio. Se oggi la Sicilia è cambiata nessuno può fingere che la mafia non esista, ma questo non riguarda solo i siciliani, molto si deve all’esempio di persone come Peppino, alla loro fantasia, al loro dolore, alla loro allegra disobbedienza.&#8221;</em></p>
<p>Per il regista Marco Tullio Giordana questo film rappresenta una sorta di consacrazione che gli permetterà di continuare quel percorso a lui caro, di rivisitazione della vita del Paese negli &#8220;anni bui&#8221;, attraverso le esperienze di personaggi storici o di fantasia (si pensi a <em>La meglio gioventù</em> del 2003), nel solco tracciato, tra gli altri, da Francesco Rosi, Elio Petri e Ettore Scola.</p>
<p>Tra gli attori troviamo Luigi Lo Cascio, Luigi Maria Burruano, Lucia Sardo, Paolo Briguglia, Tony Sperandeo.</p>
<h2 class="sottotitoli">Trailer del film</h2>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/B-tnvFJVGAA?fs=1&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/B-tnvFJVGAA?fs=1&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Tacchi a spillo</title>
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		<pubDate>Tue, 25 May 2010 09:40:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Pedro Almodòvar anno di produzione: 1991 Tacchi a spillo, dal titolo originale Tacones lejanos (ovvero &#8220;Tacchi lontani&#8221;, che rimanda alla frase di Victoria Aprile nel film &#8220;Non potevo addormentarmi finché non sentivo il rumore dei tuoi tacchi, lontano, che si perdeva nel coridoio&#8221;), è un film del regista spagnolo Pedro Almodòvar, uscito nel 1991. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2226" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/143837.jpeg" alt="tacchi_a_spillo.jpeg" width="127" height="185" /><em>di Pedro Almodòvar</em></p>
<p>anno di produzione: 1991</p>
<p><em>Tacchi a spillo</em>, dal titolo originale <em>Tacones lejanos</em> (ovvero &#8220;Tacchi lontani&#8221;, che rimanda alla frase di Victoria Aprile nel film <em>&#8220;Non potevo addormentarmi finché non sentivo il rumore dei tuoi tacchi, lontano, che si perdeva nel coridoio&#8221;</em>), è un film del regista spagnolo Pedro Almodòvar, uscito nel 1991.</p>
<p>Per conquistare il successo, Becky (Marisa Paredes), diva della canzone, trascura la figlia Rebeca (Victoria Abril), che da grande diventerà una famosa annunciatrice televisiva.</p>
<p>Tornata a Madrid dopo anni di successo in Messico, Becky rivede la figlia e a stento la riconosce, tanti sono stati gli anni passati lontano. Non sa nemmeno che sua<span id="more-2224"></span> figlia Rebecca ha sposato un suo ex-amante Manuel.</p>
<p>Quando quest&#8217;ultimo viene trovato assassinato in casa sua, le principali indiziate diventano Rebecca e sua madre. Uno strano giudice amante dei travestimenti (Miguel Bosé) è incaricato di risolvere il  caso&#8230; e concentra i suoi sospetti su Rebecca che, il giorno dopo durante il telegiornale, annuncia che è stata lei ad uccidere suo marito e viene quindi arrestata.</p>
<p>Il dramma vero, il vero conflitto riguarda il rapporto fra madre e figlia, Marisa Paredes e Victoria Abril. La madre è una diva della  canzone, la figlia una ragazza che le cresce lontano, desiderosa d&#8217;amore e di un amore che quasi violentemente le è negato.</p>
<p>La ragazza sposerà un ex amante della madre, e in lei aggressività e risentimenti cresceranno fino a trasformarsi in tragedia. In questo si può intuire come il dramma, per Almodòvar, sia sempre un melodramma, e come l&#8217;eccesso, l&#8217;istrionismo, non possano abbandonare la sua immaginazione, la sua camera, abitandola fino all&#8217;estenuazione o alla ridondanza.</p>
<p>Ancora oggi, <em>Tacchi a spillo</em> è uno dei più grandi successi di Almodòvar, ma si tratta soprattutto di un&#8217;opera che segna una svolta nella sua carriera di regista, opera spesso considerata come difficile d&#8217;approccio perché gli ha permesso di acquistare un pubblico più vasto.</p>
<p>Se <em>Tacchi a spillo</em> non è il capolavoro assoluto di Almodòvar, bisogna pur riconoscere che è il più accessibile. Osservandolo alla luce dei film successivi in cui il regista affronta tematiche più gravi, sembra in equilibrio perfetto tra una forma accessibile al pubblico e una trama che tratta tutti temi cari ad Almodòvar come la donna, l&#8217;illusione, l&#8217;artificio e la morte.</p>
<p>Sotto l&#8217;apparenza di un giallo (presenza dell&#8217;omicidio, del giudice, dell&#8217;inchiesta) che gli permette di rendersi accessibile ad un maggior numero di persone, si nasconde in realtà un melodramma straziante sull&#8217;assenza della madre e la disperazione della figlia alla ricerca dell&#8217;amore materno.</p>
<p>Questo successo incontestabile è dovuto in gran parte al talento dei suoi interpreti, in primo piano Marisa Paredes et Victoria Abril che ci offrono un confronto madre-figlia in cui la leggerezza ironica e la gravità si combinano con grande sapienza. Eccelente Miguel Bosé, che interpreta con lo stesso talento la sobrietà del giudice e la stravaganza del travestito.</p>
<h2 class="sottotitoli">Trailer del film</h2>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="340" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/G92AiRFIrmk?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="340" src="http://www.youtube.com/v/G92AiRFIrmk?fs=1&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Gli amori folli</title>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2010 09:16:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Alain Resnais anno di produzione: 2009 Esce finalmente nelle sale italiane il nuovo ed affascinante film di un maestro del cinema francese, premiato allo scorso Festival di Cannes. A tre anni di distanza da &#8220;Cuori&#8221;, produzione franco-italiana di cui ha fatto parte anche Laura Morante, torna sul grande schermo Alain Resnais quasi novantenne: il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2192" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/Gliamorifolli1.jpg" alt="Gliamorifolli.jpeg" width="127" height="185" /><em>di Alain Resnais</em></p>
<p>anno di produzione: 2009</p>
<p>Esce finalmente nelle sale italiane il nuovo ed affascinante film di un maestro del cinema francese, premiato allo scorso Festival di Cannes. </p>
<p>A tre anni di distanza da <em>&#8220;Cuori&#8221;</em>, produzione franco-italiana di cui ha fatto parte anche Laura Morante, torna sul grande schermo Alain Resnais quasi novantenne: il suo ultimo film, <em>Gli amori folli </em>(<em>Les Herbes Folles</em>), esplora le più nascoste profondità dell’animo umano.</p>
<p>Il racconto &#8211; tratto dal romanzo di  Christian Gailly <em>L’Incident</em> (Éditions de Minuit,  1996) &#8211; inizia con un banale scippo ai danni di Marguerite Muir. </p>
<p>Georges Palet, personaggio complesso uscito da un passato compromettente che non viene rivelato chiaramente, ritrova il portafoglio della donna nel parcheggio di un centro commerciale e, cercando tra i documenti un numero di telefono per poterla avvertire,<span id="more-2190"></span> ne subisce il fascino ancora prima di averla conosciuta. </p>
<p>Ciò dà l’avvio a una serie di gesti, tanto irrazionali quanto grotteschi, che i due compiono nei  continui tentativi di cercarsi e respingersi, di amarsi e odiarsi, di volersi occupare dei propri affari e non poter fare a meno di pensare all’altro.</p>
<p>Ecco un film sull’amore, sulla passione cieca e inarrestabile, ma anche sul caso e le impreviste conseguenze del destino. </p>
<p>L’erba selvatica, quella cattiva, cresce un po’ dappertutto: lo si percepisce fin dalla prima immagine del film dove la cinepresa scivola sinuosa su una strada in cui da una crepa nell’asfalto fa capolino un po’ di verde. </p>
<p>La natura riesce a prosperare anche dove meno te lo aspetti. &#8221;Les Herbes Folles&#8221; che Resnais ha scelto come titolo originale del film (tradotto purtroppo in modo semplicistico con <em>Gli amori folli</em> in italiano) sono i due protagonisti del film, Marguerite e Georges, che non hanno nessun motivo di incontrarsi né di amarsi, eppure&#8230; <em>Erbe folli</em> lo siamo tutti, come dice il regista stesso in un&#8217;intervista, <em>&#8220;siamo tutti erbe folli cresciute tra il selciato grigio delle città&#8221;</em>.</p>
<p>Bellissimo il cast, nel quale spiccano i protagonisti Sabine Azéma e André Dussolier, fedelissimi del cineasta che lavora con i suoi attori con l’ostinatissima tenacia di un teatrante che non si stanca mai di manipolare gli stessi materiali per ottenerne suoni sempre nuovi.</p>
<p>Vincitore del premio speciale della giuria allo scorso Festival di Cannes, e nominato agli ultimi Premi César, <em>Gli amori folli</em> viaggia dunque sulle note della pazzia amorosa, del desiderio,  dell’irrazionalità e dei sogni che vanno a scontrarsi con la realtà. </p>
<p>Ispiratore della Nouvelle Vague e osservatore sempre attento a studiare la realtà in divenire che lo circonda, Resnais, dopo il più che discreto <em>Cuori</em> (con Laura Morante), continua a proporre un cinema d’autore suadente ed elegante, che non invecchia mai.</p>
<h2 class="sottotitoli">Trailer del film</h2>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/IDsKSw-kP-Q?fs=1&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/IDsKSw-kP-Q?fs=1&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Sulle mie labbra</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 08:57:26 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Regista]]></category>
		<category><![CDATA[Thriller]]></category>
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		<category><![CDATA[Vincent Cassel]]></category>

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		<description><![CDATA[di Jacques Audiard anno di produzione: 2001 Sulle mie labbra è il terzo film del regista francese Jacques Audiard: è uscito nel 2001 ed ha vinto i tre premi César più importanti: migliore attrice per Emmanuelle Devos, migliore sceneggiatura e miglior sonoro. La trama si sviluppa intorno alla figura di Carla Bhem, una ragazza mezza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-2138" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/sullemielabbra.jpg" alt="sulle_mie_labbra.jpg" width="127" height="185" />di Jacques Audiard</em></p>
<p>anno di produzione: 2001</p>
<p><em>Sulle mie labbra </em>è il terzo film del regista francese Jacques Audiard: è uscito nel 2001 ed ha vinto i tre premi César più importanti: migliore attrice per Emmanuelle Devos, migliore sceneggiatura e miglior sonoro.</p>
<p>La trama si sviluppa intorno alla figura di Carla Bhem, una ragazza mezza sorda che lavora da anni come segretaria per un società immobiliare. Il suo lavoro è occuparsi di tutto: gestire gli archivi, rispondere al telefono, fare stime e preventivi, trattare con i fornitori. </p>
<p>E&#8217; la prima ad arrivare in ufficio e l&#8217;ultima ad andarsene&#8230; Come contropartita, riceve uno stipendio da fame, viene considerata meno di una nullità e riceve ordini come un cane. </p>
<p>Il suo unico vantaggio sull&#8217;ostilità e l&#8217;indifferenza del mondo che la circonda è dato dalla sua capacità di leggere sulle labbra tutto ciò che i suoi apparecchi acustici (nascosti<span id="more-2135"></span> sotto le ciocche ondulate dei capelli) non potranno mai percepire. </p>
<p>È stanca, sa di meritarsi qualcosa di più ed è decisa a cambiare le cose. La soluzione dei suoi problemi si materializza nel suo nuovo assistente, Paul Angeli, appena uscito di galera e senza la minima conoscenza in fatto di sviluppo di attività immobiliari. </p>
<p>Ma Paul ha altri modi per compensare le sue lacune: è un ladro appena uscito di prigione, desideroso di sfruttare qualche buon affare. Ed ecco che Carla si trasforma da impiegata sfruttata in donna cattiva e vendicativa, complice nella pianificazione di un furto ai danni di un boss piuttosto pericoloso. </p>
<p>Sebbene molto diversi i due si legano l&#8217;uno all&#8217;altra come due randagi incattiviti, pronti alla prima occasione a darsi il bidone a vicenda, scambiandosi in continuazione crudeltà e connivenza, disprezzo e complicità. Tra questi due emarginati nasce un&#8217;improbabile storia d&#8217;amore, sullo sfondo di una manipolazione reciproca.</p>
<p>Scritto in collaborazione con Tonino Benacquista, il film di Jacques Audiard mescola con genialità i generi: dramma, commedia sociale, thriller, passando anche per le atmosfere del noir, in cui i due protagonisti si muovono nel loro incessante mutamento interiore ed esteriore. </p>
<p>ll regista francese racconta una straordinaria metamorfosi umana di questi due personaggi che, alla fine, riescono a costruire una vantaggiosa relazione professionale e una inaspettata corrispondenza amorosa.</p>
<p>Audiard avvicina la macchina da presa al viso e ai corpi dei protagonisti, sottolineando i loro sguardi spesso perduti in un mare di incertezze o le mani mentre sfiorano un ginocchio che subito si ritrae. Ma soprattutto racconta con grande intelligenza il mondo dei rumori della protagonista, passando da un silenzio quasi totale del suo orecchio imperfetto, al rumore assordante e mal controllato del suo apparecchio acustico.</p>
<p>Il film è chiaramente incentrato sulle due figure memorabili, ma evita sempre di cadere nella sociologia o nel pietismo. E questo grazie a due interpreti straordinari: la bravissima Emmanuele Devos, che ottiene con questo film una riconoscenza meritata, e Vincent Cassel, convincente nel suo personaggio privo di inibizioni.</p>
<p><em>Sulle mie labbra</em> è un poliziesco di raffinata costruzione e diffuso erotismo. Ingredienti naturali del &#8220;crime movie&#8221;, che, tuttavia, nel film del regista Jacques Audiard (nel cui sangue scorre l&#8217;eredità migliore del poliziesco in lingua francese: il padre, Michel, è stato per anni il dialoghista di Jean Gabin) si combinano inseguendo un binomio continuamente sull&#8217;orlo del dramma ambientale o dello studio patlologico.</p>
<h2 class="sottotitoli">Alcune scene del film</h2>
<p><object width="560" height="340"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/-moaLLxeIF0?fs=1&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/-moaLLxeIF0?fs=1&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="560" height="340"></embed></object></p>
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		<title>Tutti i battiti del mio cuore</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 08:45:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
				<category><![CDATA[Drammatico]]></category>
		<category><![CDATA[Genere]]></category>
		<category><![CDATA[Jacques Audiard]]></category>
		<category><![CDATA[Regista]]></category>
		<category><![CDATA[Harvey Keitel]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[Niels Arestrup]]></category>
		<category><![CDATA[pianista]]></category>
		<category><![CDATA[Rapsodia per un killer]]></category>
		<category><![CDATA[Romain Duris]]></category>
		<category><![CDATA[Tutti i battiti del mio cuore]]></category>

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		<description><![CDATA[di Jacques Audiard anno di produzione: 2005 Quarto film del cineasta francese Jacques Audiard, dopo Sulle mie labbra e prima del recente Il profeta, Tutti i battiti del mio cuore è uscito nel 2005, vincendo 8 premi Césars 2006. Nella traduzione italiana il titolo originale De battre mon coeur s&#8217;est arreté (ovvero &#8220;il mio cuore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2123" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/tutti-i-battiti-del-mio-cuore.jpg" alt="tutti-i-battiti-del-mio-cuore.jpg" width="127" height="185" /><em>di Jacques Audiard</em></p>
<p>anno di produzione: 2005</p>
<p>Quarto film del cineasta francese Jacques Audiard, dopo <a title="Recensione di &quot;Sulle mie labbra&quot;" href="http://www.ok-cinema.com/2010/04/12/sulle-mie-labbra/" target="_self"><em>Sulle mie labbra</em></a> e prima del recente <a title="Recensione de &quot;Il profeta&quot;" href="http://www.ok-cinema.com/2010/03/10/il-profeta/" target="_self"><em>Il profeta</em></a>, <em>Tutti i battiti del mio cuore </em>è uscito nel 2005, vincendo 8 premi Césars 2006.</p>
<p>Nella traduzione italiana il titolo originale <em>De battre mon coeur s&#8217;est arreté</em> (ovvero &#8220;il mio cuore ha smesso di battere&#8221;) è stato modificato, perdendo così una parte del suo significato e del suo fascino.</p>
<p>In effetti, quello originale francese, decisamente più intrigante, fa riferimento a un momento preciso, breve, quell&#8217;attimo di sospensione in cui il cuore non batte, mentre nella sua versione italiana il concetto temporale è assente.</p>
<p>L&#8217;origine di questo titolo è da cercare in una frase della canzone <em>La Fille du Père No</em>ë<em>l</em> del famoso cantautore francese Jacques Dutronc, che doveva originalmente apparire<span id="more-2117"></span> in una scena ma che poi fu tagliata in seguito.</p>
<p>Il film di Audiard è il remake del grande esordio di James Toback, <em>Rapsodia per un killer</em> con Harvey Keitel, anche se è stato parecchio stravolto rispetto all’originale. Tutto nel film, dal modo di filmare alla maniera di vedere la vita, esprime il forte bisogno di scappare lontano da ogni punto di riferimento conosciuto e il desiderio di effettuare una muta.</p>
<p>Ad esempio quella del protagonista Thomas, 28 anni, che sembra ormai rassegnato a seguire le orme del padre nelle compravendite immobiliari, sbrigando per lui affari loschi. Poi l&#8217;occasione della vita: un incontro casuale lo spinge a credere che potrebbe essere il pianista di talento che ha sempre sognato di diventare, proprio come sua madre deceduta in passato. La sua insegnante di piano, una cinese trasferitasi da poco, non parla francese: l&#8217;unico linguaggio che hanno in comune è la musica.</p>
<p>È il ritratto di un giovane uomo diviso in due da una serie di conflitti: padre/madre, due mondi, due scelte di vita, due Parigi. E la stessa violenza – e anche le stesse dita – che usa per svolgere lo sporco lavoro al soldo degli speculatori edilizi e per cercare di redimersi con il pianoforte, con l&#8217;arte.</p>
<p>Il personaggio di Harvey Keitel viene rielaborato con dolente vitalismo da Romain Duris, fra spedizioni punitive ed estasi improvvise, un padre canaglia e martire (Niels Arestrup che Audiard richiamerà nel <em>Profeta</em>) e l&#8217;incantevole Lin Dan Pham che dà lezioni di pianoforte  parlando solo il cinese.</p>
<p>Uno dei punti forti del film consiste appunto nella scelta sempre azzeccata degli attori, non solo quella di Romain Duris che sa con grande intelligenza rendere le sue furie interiori, ma anche quella di Niels Arestrup. Audiard è riuscito così a creare un magnifico duello padre/figlio, dietro il quale si scontrano due mondi, la meschinità degli affari immobiliari del padre e il mondo della musica del figlio.</p>
<p>Il regista dimostra la sua originalità spezzando il ritmo del racconto tagliando le scene sempre qualche secondo prima del dovuto e collegandole tra loro senza soluzione di continuità.</p>
<p>I passaggi temporali sono sempre repentini e misteriosi, come la conclusione di alcune sequenze delle quali ci lascia solo immaginare lo sviluppo. <em>Tutti i battiti del mio cuore</em> non è solo un altro noir francese, ma un <em>&#8220;noir contemporaneo, appassionante e selvaggio, come in Europa se ne vedono di rado&#8221;</em>. (Fabio Ferzetti, Il Messaggero)</p>
<p>Di certo non è un film facile, proprio perché non permette di fuggire dalle sfumature noir. Ma è il giusto racconto di un tempo vile e cinico, dove l’eroe è al massimo un sopravvissuto.</p>
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		<title>Fino all&#8217;ultimo respiro &#8211; A bout de souffle</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 10:10:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
				<category><![CDATA[Drammatico]]></category>
		<category><![CDATA[Genere]]></category>
		<category><![CDATA[Jean-Luc Godard]]></category>
		<category><![CDATA[Regista]]></category>
		<category><![CDATA[A bout de souffle]]></category>
		<category><![CDATA[Fino all'ultimo]]></category>
		<category><![CDATA[Fino all'ultimo respiro]]></category>
		<category><![CDATA[Jean-Paul Belmondo]]></category>
		<category><![CDATA[La Nouvelle Vague]]></category>

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		<description><![CDATA[di Jean-Luc Godard anno di produzione: 1960 Michel Poiccard, un giovane ladro di automobili, è in viaggio verso Parigi per andare a riscuotere una grossa somma di denaro e ritrovare Patricia, una ragazza americana conosciuta poche settimane prima, della quale si è innamorato. Ad un certo punto si imbatte in una volante della polizia, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2016" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/img238457lrgaa0.jpg" alt="Fino-all'ultimo-respiro.jpeg" width="127" height="185" /><em>di Jean-Luc Godard</em></p>
<p>anno di produzione: 1960</p>
<p>Michel Poiccard, un giovane ladro di automobili, è in viaggio verso Parigi per andare a riscuotere una grossa somma di denaro e ritrovare Patricia, una ragazza americana conosciuta poche settimane prima, della quale si è innamorato. </p>
<p>Ad un certo punto si imbatte in una volante della polizia, che gli intima di fermarsi per aver effettuato un sorpasso dove era vietato. </p>
<p>Nella precipitosa fuga che segue, il giovane uccide uno dei due poliziotti che lo tallonano. Da qui prende le mosse una vicenda che mescola un gran numero di elementi filmici e di generi, in maniera assolutamente omogenea ed estremamente innovativa per il periodo.</p>
<p>Questa è la trama della prima regia di Jean-Luc Godard, sceneggiata da Francois Truffaut e supervisionata da Claude Chabrol, intitolata <em>Fino all’ultimo respiro</em> (titolo originale <em>A bout de souffle</em>), che costituisce il vero e proprio inizio di quella corrente cinematografica<span id="more-2014"></span> che vide come protagonisti i maggiori esponenti dei Cahiers du cinema, chiamata &#8220;Nouvelle vague&#8221;. </p>
<p>Corrente contraddistinta da una serie di caratteristiche molto particolari: sceneggiature quasi inesistenti e il più delle volte costruite giorno per giorno, recitazione improvvisata e nata dall’ispirazione momentanea degli attori (che avevano quasi carta bianca nella gestione dei proprio personaggi), regia molto particolare, aiutata anche da un montaggio caratteristico.</p>
<p>Dotato di un montaggio a singhiozzo (che viene mostrato esplicitamente nella sua funzione come elemento principale del cinema), di una decostruzione della maggior parte delle regole narrative, il film ha notevoli spunti come le parlate in camera (antinarrative e che ammiccano direttamente al pubblico), le autocitazioni (la ragazza che in strada ferma Belmondo con la rivista per la quale scriveva il regista).</p>
<p>Ed ancora: la ripetizione delle medesime sequenze (il piano sequenza d’ingresso di Belmondo nel luogo dove lavora Antonio, ripetuto poi nell’ingresso dell’ispettore e quello della Seberg nella redazione, anche questo ripetuto dall’ispettore), la recitazione in strada con la gente che guarda in macchina. </p>
<p>Evidente anche l&#8217;amore di Godard per il cinema americano sin dal personaggio di Michel (un ribelle senza causa che si atteggia a mito di se stesso, ricalcando la figura di Humphrey Bogart ed arricchendola di boria e tic ripetitivi), fino ad arrivare alla dedica iniziale alla Monogram, piccola casa americana, produttrice di film di serie B, ed agli evidenti riferimenti al poliziesco americano degli anni &#8217;50.</p>
<p>Notevoli le interpretazioni dei due attori protagonisti, Jean-Paul Belmondo ad inizio carriera che, con il ruolo di Michel, verrà consacrato come uno dei maggori attori francesi presso il pubblico e la critica e la bellissima e dolcissima Jean Seberg, che interpreta straordinariamente il ruolo di Patricia.</p>
<p>L’altro grande esordio della Nouvelle Vague, <em>Hiroshima mon amour</em> (1959) di Alain Resnais, è citato nel momento in cui viene inquadrato un cinema che ne espone i manifesti.</p>
<p>Il primo film di Godard è certamente il primo passo verso una nuova libertà: quella del suo autore, che sarà totale in film come <em>Pierrot le fou</em>, e quella di tutto il cinema posteriore, di tutta una generazione di cineasti, dei quali ben pochi sfuggiranno alla lezione ed al richiamo del film. </p>
<p>Il 10 maggio 1991, a Madrid, una commissione composta fra l’altro da Federico Fellini, Manoel de Oliveira, Francesco Rosi, Krisztof Zanussi, e presieduta da Ricahrd Lester, annoverò il film di Godard tra le trenta opere più importanti del cinema europeo.</p>
<h2 class="sottotitoli">Trailer del film</h2>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/ffH0ZFW0rc4?fs=1&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/ffH0ZFW0rc4?fs=1&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Il profeta</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 09:52:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
				<category><![CDATA[Drammatico]]></category>
		<category><![CDATA[Genere]]></category>
		<category><![CDATA[Jacques Audiard]]></category>
		<category><![CDATA[Regista]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[Il profeta]]></category>
		<category><![CDATA[Tahar Rahim]]></category>

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		<description><![CDATA[di Jacques Audiard anno di poduzione: 2009 Il film di Jacques Audiard, uscito in Francia nell&#8217;agosto del 2009, in Italia sta per essere proiettato nelle sale dal 19 marzo, e già se ne parla molto. Il profeta è una di quelle pellicole su cui gravita una fervente attesa, visto il gran numero di premi che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1955" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/locandina_356.jpg" alt="Il-profeta.jpg" width="127" height="185" /> <em>di Jacques Audiard</em></p>
<p>anno di poduzione: 2009</p>
<p>Il film di Jacques Audiard, uscito in Francia nell&#8217;agosto del 2009, in Italia sta per essere proiettato nelle sale dal 19 marzo, e già se ne parla molto.</p>
<p><em>Il profeta</em> è una di quelle pellicole su cui gravita una fervente attesa, visto il gran numero di premi che ha ricevuto.</p>
<p>In effetti, il film ha vinto 9 Premi César in Francia, al festival di Cannes 2009 si è aggiudicato il Gran Premio della Giuria e agli Oscar è stato tra i film nominati come migliori film in lingua straniera. In più, l&#8217;attore protagonista del film, Tahar Rahim, ha vinto l&#8217;European Film Award.</p>
<p><em>Il profeta</em> narra la storia del diciannovenne Malik El Djebena al suo arrivo in carcere, al quale è stato condannato per sei anni. Non sa né leggere né scrivere e sembra più giovane<span id="more-1952"></span> e fragile di tutti gli altri detenuti.</p>
<p>Subito preso sotto l&#8217;autorità di un gruppo di detenuti corsi che impone la legge nella prigione, Malik impara velocemente a muoversi e, tramite le missioni che gli vengono affidate, si guadagna la fiducia dei Corsi.</p>
<p>Ben presto, però, il giovane ragazzo inizia ad usare la sua intelligenza per sviluppare una propria rete&#8230; Superando angherie e pestaggi, tra boss corsi e affiliazioni arabe, con lo studio e l’astuzia diventerà l’uomo che gli altri lo costringono a diventare. A loro discapito.</p>
<p>In un&#8217;intervista, il regista Audiard si è espresso così, a proposito del suo ultimo film: <em>“Il film avrebbe potuto anche chiamarsi Little Big Man. Il titolo è un’allusione, costringe a capire qualcosa che non viene necessariamente sviluppata nel film, e cioè che il nostro protagonista è un piccolo profeta, un nuovo prototipo di uomo”.</em></p>
<p>Come in uno dei suoi precedenti film, <em>Un héros très discret</em>, l’idea di Audiard è quella di presentare queste persone nella condizione peggiore in cui un essere umano possa trovarsi, e poi di offrire loro una possibilità, l’occasione di costruirsi una personalità eroica.</p>
<p>La storia de <em>Il Profeta</em> racconta come qualcuno riesca a raggiungere una posizione di potere che non avrebbe mai ottenuto se non fosse andato in prigione. E qui sta il paradosso.</p>
<p>Per evitare i soliti cliché del film ambientato in prigione, popolato solamente da uomini super virili, il regista ha scelto di rappresentare i detenuti che non hanno muscoli, che non sono neanche granché adatti a quell’ambiente, ma che, paradossalmente, riescono a sviluppare quelle qualità che permettono loro di emergere e dominare.</p>
<p>Malik rompe gli schemi, non è il solito hooligan. Il film segue soprattutto il suo percorso mentale, una mente che lavora e che mostra una straordinaria capacità di adattamento, che il personaggio sfrutterà in ogni modo: all’inizio per salvarsi la pelle, poi per sopravvivere e migliorare la sua condizione e infine per raggiungere un livello superiore di potere.</p>
<p>A proposito dell condizioni delle riprese del film, Jacques Audiard riconosce di aver sentito la pressione a vari livelli: <em>&#8220;Con una sceneggiatura così densa &#8211; dice &#8211; sapevamo che sarebbe stato un lavoro lungo e faticoso, infatti il film dura ben 2 ore e trenta minuti. Inoltre era impossibile girare nei luoghi naturali quindi abbiamo dovuto costruire una prigione, una decisione forzata che ci ha distanziato un po’ dal realismo.</em>&#8221;</p>
<p>Dopo aver lavorato con alcuni dei giovani attori francesi già affermati come Matthieu Kassovitz, Vincent Cassel o Romain Duris, dopo il suo quarto film <a title="Recensione di &quot;Tutti i battiti del mio cuore&quot;" href="http://www.ok-cinema.com/2010/04/12/tutti-i-battiti-del-mio-cuore/" target="_self"><em>Tutti i battiti del mio cuore</em></a>, Audiard ha avuto voglia di collaborare con attori sconosciuti: <em>&#8220;Quest’idea riflette la mia convinzione che il cinema debba avere un forte connotato sociale e che la sua funzione sia quella di raccontare il mondo reale. La mia non è una polemica, bensì il mio modo di creare finzione con una parvenza di realtà.&#8221;</em></p>
<p><em>&#8220;Per l&#8217;esattezza, Tahar Rahim non era proprio senza esperienza, visto che aveva esordito nel 2005 nel documentario di Cyril Mennegun </em><em>&#8220;Tahar the student&#8221;. Per il ruolo di Malik avevo bisogno di una persona estremamente versatile che incarnasse perfettamente il tema dell’identità presente nel film. Un uomo giovane, senza storia, che però ne scriverà una davanti ai nostri occhi. Fin dall’inizio sapevamo che questo ruolo non poteva essere recitato da un attore conosciuto, proprio perché è la storia di qualcuno che sale al potere, e che gradualmente acquista visibilità&#8221;.</em></p>
<p>Scelta azzeccata, come sembrano dimostrare le numerose critiche internazionali che hanno accompagnato l&#8217;uscita del film negli altri paesi. Manca solo una settimana per poterlo verificare, andando a vedere questo film nei cinema italiani&#8230;</p>
<h2 class="sottotitoli">Trailer del film</h2>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/sAn2JS0A_Vg?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/sAn2JS0A_Vg?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>The Departed</title>
		<link>http://www.ok-cinema.com/2010/03/04/the-departed/</link>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 22:10:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
				<category><![CDATA[Drammatico]]></category>
		<category><![CDATA[Genere]]></category>
		<category><![CDATA[Martin Scorsese]]></category>
		<category><![CDATA[Regista]]></category>
		<category><![CDATA[Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[Boston]]></category>
		<category><![CDATA[Il bene e il male]]></category>
		<category><![CDATA[Jack Nicholson]]></category>
		<category><![CDATA[Leonardo DiCaprio]]></category>
		<category><![CDATA[Matt Damon]]></category>
		<category><![CDATA[polizia]]></category>
		<category><![CDATA[The Departed]]></category>

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		<description><![CDATA[di Martin Scorsese anno di produzione: 2006 &#8220;Quando avevo la tua età, i preti ci dicevano che potevamo diventare poliziotti o criminali. Oggi quello che ti dico io è questo: quando hai davanti una pistola carica, qual è la differenza?&#8221; Lasciamo da parte il sottotitolo italiano Il bene e il male, che pretende di esplicitare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1923" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/locandina8.jpg" alt="The-Departed.jpeg" width="127" height="185" /><em>di Martin Scorsese</em></p>
<p>anno di produzione: 2006<br />
<em><br />
&#8220;Quando avevo la tua età, i preti ci dicevano che potevamo diventare poliziotti o criminali. Oggi quello che ti dico io è questo: quando hai davanti una pistola carica, qual è la differenza?&#8221;</em></p>
<p>Lasciamo da parte il sottotitolo italiano <em>Il bene e il male</em>, che pretende di esplicitare in modo grossolano un film molto più complesso e sottile e riassumere uno degli argomenti in una formula manicheista. Preferiamo quello originale <em>The Departed</em> ovvero &#8220;il defunto&#8221;. </p>
<p>Questo film è probabilmente uno dei migliori Scorsese di sempre con un cast faraonico e non è un caso che il film, uscito nel 2006, abbia ricevuto 4 premi Oscar di cui due per migliore film e migliore regia. Adattato da William Monahan, <em>The Departed</em> è ispirato a <em>Infernal Affairs</em>, film di Hong Kong campione d&#8217;incassi in Asia. </p>
<p>Americano-irlandese di Boston, Monahan ha trasferito la storia dal lontano Est proprio nella città statunitense, creando nuovi personaggi. Ed è questa sua internità<span id="more-1921"></span> a quel mondo a permettergli una efficace rappresentazione di una comunità caratterizzata da forte cattolicesimo, ruvido umorismo, fatalismo dignitoso (<em>&#8220;sono irlandese, posso sopportare una cosa sbagliata per tutta la vita&#8221;</em>, dice uno dei protagonisti).</p>
<p>La storia è dunque ambientata a Boston, dove il dipartimento di polizia dello stato del Massachusetts ha dichiarato guerra alla criminalità organizzata. Billy Costigan, giovane poliziotto in incognito, riceve l&#8217;incarico di infiltrarsi nella gang capeggiata dal boss Frank Costello. </p>
<p>Mentre Billy guadagna rapidamente la fiducia di Costello, Colin Sullivan, giovane criminale incallito, infiltrato nel dipartimento di polizia come informatore della gang, guadagna una posizione di rilievo nell&#8217;unità speciale di investigazione. Sia Billy che Colin vivono questa doppia vita come un&#8217;esperienza alienante, alla ricerca di piani e contropiani delle operazioni. </p>
<p>Ma appena appare chiara l&#8217;esistenza di una talpa, sia all&#8217;interno della polizia che fra i gangster, Billy e Colin si ritrovano improvvisamente in pericolo. Entrambi dovranno, in una corsa contro il tempo, scoprire l&#8217;identità dell&#8217;altro per salvarsi.</p>
<p>E&#8217; una storia di ambiguità e di doppiezza in cui nessuno può fidarsi di nessuno. Né tra le guardie, né tra i ladri. Ed è per questo che non appare sempre nitida e perentoria la distinzione tra buoni e cattivi. </p>
<p>La &#8220;finzione&#8221; narrativa è di estrema ambizione per le implicazioni simboliche che vuole lumeggiare: attreverso la Talpa &#8211; piccolo animale che per sopravvivere scava e si nutre di vermi &#8211; Scorsese sembra volerci dire, contro facili e banali manicheismi fra bene e male, che questi due primari protagonisti non abitano nelle sponde opposte del fiume, l&#8217;uno immemore dell&#8217;altro, anzi contro l&#8217;altro armato, tutt&#8217;altro. </p>
<p>Ognuno è un inestricabile intreccio di opposte pulsioni e tensioni: si vive in un intercambiabile ruolo ora di vittima ora di carnefice, di se stesso non meno, a volte, che degli altri. <em>&#8220;Io non voglio essere il prodotto del mio ambiente, voglio che l&#8217;ambiente sia un mio prodotto&#8221;</em> dice la voce fuori campo in apertura. </p>
<p>In realtà, i personaggi sono come marionette <em>&#8220;plasmate dalle forze che li circondano&#8221;</em>, afferma Scorsese. La polizia è infiltrata nella malavita e viceversa, i nemici sono in stretto contatto e nessuno è quello che appare. </p>
<p>La complessità di psicologie ed intreccio drammaturgico si rispecchia nel testo vigoroso, pieno di battute memorabili. Nonostante la trama sia complessa, la storia non è mai confusa, ma anzi bellissima e scorrevole.</p>
<p>Nell&#8217;ambiguità di una zona grigia generalizzata, spicca un Jack Nicholson che anima un essere amorale di dimensioni titaniche. Il regista e Nicholson si conoscono da oltre 30 anni, e la prima volta che lavorano insieme l&#8217;attore riesce in un misurato eccesso come non faceva da parecchio tempo. </p>
<p>Efficaci i secondi ruoli di Alec Baldwin e Martin Sheen e convincente l&#8217;interpretazione di Leonardo DiCaprio che interpreta Costigan con una straordinaria febbrile intensità.</p>
<h2 class="sottotitoli">Trailer del film</h2>
<p><object width="540" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/BhkrZpgiZNk?fs=1&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/BhkrZpgiZNk?fs=1&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="540" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Train de vie (Un treno per vivere)</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 08:50:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Drammatico]]></category>
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		<category><![CDATA[Radu Mihăileanu]]></category>
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		<description><![CDATA[di Radu Mihaileanu anno di produzione: 1998 &#8220;Ridere è un altro modo di piangere&#8221;. Una sera del 1941 Schlomo, chiamato da tutti il matto, irrompe allarmato in un piccolo villaggio ebreo della Romania: i nazisti, fa sapere, stanno deportando tutti gli abitanti ebrei dei paesi vicini e fra poco toccherà anche a loro. Durante il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1903" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/Train-de-vie1.jpg" alt="Train-de-vie.jpg" width="127" height="185" /><em>di Radu Mihaileanu</em></p>
<p>anno di produzione: 1998</p>
<p><em>&#8220;Ridere è un altro modo di piangere&#8221;.</em></p>
<p>Una sera del 1941 Schlomo, chiamato da tutti il matto, irrompe allarmato in un piccolo villaggio ebreo della Romania: i nazisti, fa sapere, stanno deportando tutti gli abitanti ebrei dei paesi vicini e fra poco toccherà anche a loro. </p>
<p>Durante il consiglio dei saggi, che subito si riunisce, Schlomo tira fuori una proposta un po&#8217; bizzarra che però alla fine viene accolta: per sfuggire ai tedeschi, tutti gli abitanti organizzeranno un falso treno di deportazione, ricoprendo tutti i ruoli necessari, gli ebrei fatti prigionieri, i macchinisti, e anche i nazisti in divisa, sia ufficiali che soldati. </p>
<p>Così riusciranno a passare il confine, ad entrare in Ucraina, poi in Russia per arrivare infine in Palestina, a casa. Il folle progetto viene messo in atto; Ci riescono,<span id="more-1901"></span> dopo tragicomiche peripezie (tra cui l&#8217;incontro con un gruppo di gitani che, a bordo di autocarri, hanno avuto la stessa idea).</p>
<p>Questo film del romeno Radu Mihaileanu, attivo in Francia, è la tragicommedia di un viaggio sotto la triplice insegna dell&#8217;umorismo yiddish (condito di una grottesca ironia critica verso gli stessi ebrei, i tedeschi, i comunisti), di una sana energia narrativa e di un ritmo di trascinante allegria cui molto contribuisce Goran Bregovic, il compositore preferito di E. Kusturica, che attinge alla musica klezmer ebraica dell&#8217;Europa orientale. La fotografia è del greco Yorgos Arvanitis, l&#8217;operatore di Anghelopulos. </p>
<p>Non manca una dimensione poetica, incarnata in Schlomo (L. Abelanski), lo scemo del villaggio che funge da narratore in questo film in cui l&#8217;inquadratura finale può essere vista come la chiave di lettura a ritroso&#8230;</p>
<p>I nazisti finti ricordano il grandissimo<em> Vogliamo vivere, </em>di Ernst Lubitsch; anche in<em> Train de vie (Un treno per vivere), </em>si tratta di un travestimento, di una beffa giocata ai danni dei persecutori. Nel moderno &#8220;Exodus&#8221; gli incidenti si susseguono spesso esilaranti, talvolta esuberanti. Gli attori risultano pittoreschi, con l’eccellente Rufus che è un punto di forza nella parte del finto comandante tedesco.</p>
<p><em> Train de vie</em> è uscito nella stessa epoca di <em>La vita è bella </em>e tutti e due i film affrontano l&#8217;Olocausto con una commedia che irride l&#8217;orrore e lo trasforma in favola. </p>
<p>Ma il secondo film diretto e scritto dal quarantenne Radu Mihaileanu, ebreo franco-romeno figlio d&#8217;un deportato, è divertente: una farsa con autoironia su vizi e virtù ebraici, musica, canti, danze, donne nude, sketches comici, irriverenze (<em>“Dio, qualche volta mi chiedo se tu non sia un po&#8217; sadico”</em>), macchiette, rivolte (<em>“Dio li ha lasciati fare, i nazisti”</em>), del tutto priva del pathos di Benigni, ricca di sottigliezza, d&#8217;intelligenza, di umorismo.</p>
<p>Il film ha ottenuto un successo internazionale grazie ai due premi vinti al Festival di Venezia nel 1998, al premio del pubblico al Sundance Festival, al David di Donatello per il film straniero.</p>
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