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	<title>Ok Cinema . com &#187; Commedia</title>
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		<title>Potiche &#8211; La bella statuina</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Nov 2010 11:15:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
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		<category><![CDATA[François Ozon]]></category>
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		<description><![CDATA[di François Ozon anno di produzione: 2010 Attualmente al cinema c&#8217;è l&#8217;ultima commedia del regista francese François Ozon (8 donne e un mistero, Il rifugio), ispirata all&#8217;omonimo romanzo di Pierre Barillet e Jean-Pierre Grédy e ambientata a Sainte-Gudule, nella Francia settentrionale alla fine degli anni settanta. La trama vede come protagonisti un ricco industriale, Robert [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2854" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/Potiche-La-bella-statuina.jpg" alt="Potiche-La-bella-statuina.jpg" width="127" height="185" /><em>di François Ozon</em></p>
<p>anno di produzione: 2010</p>
<p>Attualmente al cinema c&#8217;è l&#8217;ultima commedia del regista francese François Ozon (<em>8 donne e un mistero</em>, <em>Il rifugio</em>), ispirata all&#8217;omonimo romanzo di Pierre Barillet e Jean-Pierre Grédy e ambientata a Sainte-Gudule, nella Francia settentrionale alla fine degli anni settanta.</p>
<p>La trama vede come protagonisti un ricco industriale, Robert Pujol, che senza scrupoli dirige con pugno di ferro la sua fabbrica di ombrelli, e sua moglie Suzanne, moglie borghese e casalinga sottomessa e costretta alla vita domestica.</p>
<p>Per interpretare il ruolo di Robert, uomo despotico con la famiglia e impopolare presso i suoi operai, il regista ha scelto un bravissimo <em>Fabrice Luchini</em>, mentre Suzanne viene interpretata da una <em>Catherine Deneuve</em> in grandissima forma!</p>
<p>Il destino di Suzanne sarà capovolto in seguito a uno sciopero e al sequestro dello spietato marito da parte dei suoi operai; rilasciato grazie all&#8217;intercessione della moglie e<span id="more-2849"></span> all&#8217;intervento di Babin, deputato comunista e vecchio amante di Suzanne (un <em>Gérard Depardieu</em> un po&#8217; sottotono, quasi fragile&#8230;), Robert è costretto al ricovero.</p>
<p>E&#8217; allora che Suzanne si ritrova a sostituirlo alla guida della fabbrica e si rivelerà insospettatamente acuta, concreta e  piena di iniziativa e, con l&#8217;aiuto di un deputato di sinistra (suo ex  amante), riuscirà a riportare la pace nell&#8217;azienda, umanizzandone le  dinamiche del lavoro. Ma il ritorno del marito riposato e in forma smagliante complica la situazione&#8230;</p>
<p>Ma cosa significa il termine<em> potiche</em>? In Francia il termine <em>potiche</em> indica una sorta di grosso vaso  di scarso valore posato su un mobile solo per arredare, e così, in  termini dispregiativi, è una donna che vive all’ombra del marito.</p>
<p>Una parola che viene spesso usata per le mogli dei presidenti della Repubblica, ma anche più semplicemente per designare le donne casalinghe che spesso ricoprono il ruolo di ornamento ai fianchi dei loro ricchi mariti. Ed ecco in questo caso che la protagonista Suzanne, costretta in una gabbia dorata da un marito fedifrago, da oggetto ornamentale diventa soggetto divorante, capace di farsi carico del proprio destino e della propria storia.</p>
<p>Suzanne con una grazia tutta sua e una pacata quanto femminile  determinazione, diventa quello che non ha mai fatto trasparire: una donna  che sa conquistare e gestire il potere meglio di tanti uomini, tracciando la via per le prime pari opportunità.</p>
<p>François Ozon, tramite la fotografia di Yorick Le Saux e i costumi di Pascaline Chavanne, ci presenta delle scene da libro illustrato stile retrò, con colori  vivi con predominanza del rosso e uno sfondo color confetto dal forte  sapore di anni ‘70.</p>
<h2 class="sottotitoli">Alcune scene del film</h2>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/HbHsLn7b6Kw?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/HbHsLn7b6Kw?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"  width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Adèle e l&#8217;enigma del faraone</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Oct 2010 09:10:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
				<category><![CDATA[Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[Commedia]]></category>
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		<category><![CDATA[Luc Besson]]></category>
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		<description><![CDATA[di Luc Besson anno di produzione: 2010 L&#8217;ultimo film del regista francese Luc Besson, uscito da qualche giorno nelle sale italiane, è l’adattamento per il cinema dell’omonimo e popolare fumetto franco–belga illustrato da Jacques Tardi. Dopo il ciclo dedicato al giovane Arthur, ragazzino di dieci anni dal carattere intrepido, Besson torna con una nuova impresa, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2826" title="L_8486_100x140_IGE.indd" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/Adele-e-lenigma-del-faraone.jpg" alt="L_8486_100x140_IGE.indd" width="127" height="185" /><em>di Luc Besson</em></p>
<p>anno di produzione: 2010</p>
<p>L&#8217;ultimo film del regista francese Luc Besson, uscito da qualche giorno nelle sale italiane, è l’adattamento per il cinema dell’omonimo e popolare fumetto franco–belga illustrato da Jacques Tardi.</p>
<p>Dopo il ciclo dedicato al giovane Arthur, ragazzino di dieci anni dal carattere intrepido, Besson torna con una nuova impresa, costata circa 31 milioni di euro, che ha conquistato il pubblico francese.</p>
<p>Ma questa volta, scegliendo di raccontare le avventure dell&#8217;intrepida <em>Adèle Blanc-Sec</em> riesce infatti a compiere esattamente quello che non gli era riuscito con il ciclo di <em>Arthur e il popolo dei Minimei</em>: divertirsi e divertire, coniugare l&#8217;umorismo e lo spirito d&#8217;avventura.</p>
<p>La trama si svolge nel 1912. L’intrepida e giovane giornalista Adèle Blanc-Sec è pronta a qualunque cosa pur di raggiungere i suoi obiettivi, e arriverà fino in Egitto per<span id="more-2802"></span> affrontare mummie di ogni forma e dimensione!</p>
<p>Ma, nel frattempo, Parigi è in preda al panico più totale: un uovo di pterodattilo di 136 milioni di anni fa conservato in una teca del museo di storia naturale si è improvvisamente e misteriosamente schiuso,  liberando un uccello che terrorizza i cieli della città. Ma nulla può preoccupare <em>Adèle Blanc-Sec</em>, le cui straordinarie avventure riservano tante altre sorprese….</p>
<p>Il regista sognava da diversi anni di realizzare un film ispirato agli album<em> &#8220;Adele e la Bestia&#8221;</em> e <em>&#8220;Mommies Mad&#8221;</em>, incentrati su questa  giovane ardita eroina del primo Novecento, che gli consente di creare la sua personale Lara Croft parigina in corsetto e cappello piumato, ma anche una Indiana Jones femminista. Una sorta di incrocio tra fra immaginario francese e americano, che tanto piace a Besson.</p>
<p>Se rimane fedele, a livello visivo, allo stile e al design dei fumetti ricreando la Parigi del primo Novecento, il regista aggiunge un numero impressionante di riferimenti e citazioni, dai personaggi di Agatha Cristhie agli universi fantastici di Spielberg popolati di dinosauri, il tutto con un entusiasmo infantile che riesce a coinvolgere lo spettattore.</p>
<p>Non nasconde neppure il suo gusto per la commedia, ben visibile non solo attraverso il suo sguardo ironico e allegro, ma anche attraverso l&#8217;uso ricorrente al travestimento: contiamo ben 15 travestimenti nel film, il più spettacolare e geniale dei quali è quello di Mathieu Amalric, difficilmente riconoscibile tanto è camuffato nel suo ruolo del cattivo (che non manca di ricordare quello di Toht, il maggiore nazista de <em>I predatori dell&#8217;arca perduta</em>).</p>
<p>Se il regista è rimasto fedele allo spirito, ai colori e all&#8217;anima del fumetto, un po&#8217; meno lo è stato con la storia, in cui ha fatto confluire molti elementi diversi. Così si esprime Besson: <em>&#8220;Tardi è famosissimo in Francia ma all&#8217;estero no, per cui ho dovuto realizzare un prodotto che fosse comprensibile e vendibile anche fuori, che il pubblico avrebbe compreso anche non conoscendo il fumetto.&#8221;</em></p>
<p><em>&#8220;La maggiore distanza l&#8217;abbiamo presa nel giocare con i cliché: ci siamo divertiti a concepire una donna visibilmente più emancipata, una mummia cordiale e sofisticata, uno pterodattilo che può diventare innocuo come un uccellino in gabbia, e così via&#8230; Ho cercato, sia in fase di sceneggiatura che di riprese, di fare un lavoro molto sofisticato: girare un film d&#8217;intrattenimento come se fosse un film molto serio.&#8221;</em></p>
<h2 class="sottotitoli">Trailer del film</h2>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/2wGBersAPNw?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/2wGBersAPNw?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Tacchi a spillo</title>
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		<pubDate>Tue, 25 May 2010 09:40:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commedia]]></category>
		<category><![CDATA[Drammatico]]></category>
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		<category><![CDATA[Pedro Almodòvar]]></category>
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		<category><![CDATA[Tacchi a spillo]]></category>
		<category><![CDATA[Victoria Abril]]></category>

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		<description><![CDATA[di Pedro Almodòvar anno di produzione: 1991 Tacchi a spillo, dal titolo originale Tacones lejanos (ovvero &#8220;Tacchi lontani&#8221;, che rimanda alla frase di Victoria Aprile nel film &#8220;Non potevo addormentarmi finché non sentivo il rumore dei tuoi tacchi, lontano, che si perdeva nel coridoio&#8221;), è un film del regista spagnolo Pedro Almodòvar, uscito nel 1991. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2226" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/143837.jpeg" alt="tacchi_a_spillo.jpeg" width="127" height="185" /><em>di Pedro Almodòvar</em></p>
<p>anno di produzione: 1991</p>
<p><em>Tacchi a spillo</em>, dal titolo originale <em>Tacones lejanos</em> (ovvero &#8220;Tacchi lontani&#8221;, che rimanda alla frase di Victoria Aprile nel film <em>&#8220;Non potevo addormentarmi finché non sentivo il rumore dei tuoi tacchi, lontano, che si perdeva nel coridoio&#8221;</em>), è un film del regista spagnolo Pedro Almodòvar, uscito nel 1991.</p>
<p>Per conquistare il successo, Becky (Marisa Paredes), diva della canzone, trascura la figlia Rebeca (Victoria Abril), che da grande diventerà una famosa annunciatrice televisiva.</p>
<p>Tornata a Madrid dopo anni di successo in Messico, Becky rivede la figlia e a stento la riconosce, tanti sono stati gli anni passati lontano. Non sa nemmeno che sua<span id="more-2224"></span> figlia Rebecca ha sposato un suo ex-amante Manuel.</p>
<p>Quando quest&#8217;ultimo viene trovato assassinato in casa sua, le principali indiziate diventano Rebecca e sua madre. Uno strano giudice amante dei travestimenti (Miguel Bosé) è incaricato di risolvere il  caso&#8230; e concentra i suoi sospetti su Rebecca che, il giorno dopo durante il telegiornale, annuncia che è stata lei ad uccidere suo marito e viene quindi arrestata.</p>
<p>Il dramma vero, il vero conflitto riguarda il rapporto fra madre e figlia, Marisa Paredes e Victoria Abril. La madre è una diva della  canzone, la figlia una ragazza che le cresce lontano, desiderosa d&#8217;amore e di un amore che quasi violentemente le è negato.</p>
<p>La ragazza sposerà un ex amante della madre, e in lei aggressività e risentimenti cresceranno fino a trasformarsi in tragedia. In questo si può intuire come il dramma, per Almodòvar, sia sempre un melodramma, e come l&#8217;eccesso, l&#8217;istrionismo, non possano abbandonare la sua immaginazione, la sua camera, abitandola fino all&#8217;estenuazione o alla ridondanza.</p>
<p>Ancora oggi, <em>Tacchi a spillo</em> è uno dei più grandi successi di Almodòvar, ma si tratta soprattutto di un&#8217;opera che segna una svolta nella sua carriera di regista, opera spesso considerata come difficile d&#8217;approccio perché gli ha permesso di acquistare un pubblico più vasto.</p>
<p>Se <em>Tacchi a spillo</em> non è il capolavoro assoluto di Almodòvar, bisogna pur riconoscere che è il più accessibile. Osservandolo alla luce dei film successivi in cui il regista affronta tematiche più gravi, sembra in equilibrio perfetto tra una forma accessibile al pubblico e una trama che tratta tutti temi cari ad Almodòvar come la donna, l&#8217;illusione, l&#8217;artificio e la morte.</p>
<p>Sotto l&#8217;apparenza di un giallo (presenza dell&#8217;omicidio, del giudice, dell&#8217;inchiesta) che gli permette di rendersi accessibile ad un maggior numero di persone, si nasconde in realtà un melodramma straziante sull&#8217;assenza della madre e la disperazione della figlia alla ricerca dell&#8217;amore materno.</p>
<p>Questo successo incontestabile è dovuto in gran parte al talento dei suoi interpreti, in primo piano Marisa Paredes et Victoria Abril che ci offrono un confronto madre-figlia in cui la leggerezza ironica e la gravità si combinano con grande sapienza. Eccelente Miguel Bosé, che interpreta con lo stesso talento la sobrietà del giudice e la stravaganza del travestito.</p>
<h2 class="sottotitoli">Trailer del film</h2>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="340" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/G92AiRFIrmk?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="340" src="http://www.youtube.com/v/G92AiRFIrmk?fs=1&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Il gusto degli altri</title>
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		<pubDate>Tue, 25 May 2010 09:22:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agnès Jaoui]]></category>
		<category><![CDATA[Commedia]]></category>
		<category><![CDATA[Genere]]></category>
		<category><![CDATA[Regista]]></category>
		<category><![CDATA[cinema francese]]></category>
		<category><![CDATA[il gusto degli altri]]></category>
		<category><![CDATA[Jean-Pierre Bacri]]></category>
		<category><![CDATA[Premi César]]></category>
		<category><![CDATA[Premi Oscar]]></category>

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		<description><![CDATA[di Agnès Jaoui anno di produzione: 2000 Regista, attrice e sceneggiatrice francese, Agnès Jaoui ha spesso lavorato con suo marito Jean-Pierre Bacri, con cui ha scritto e interpretato il primo film da lei diretto : Il gusto degli altri, uscito al cinema nel 2000. Il suo film racconta di cinque personaggi, delle loro vite diverse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2220" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/il-gusto-degli-altri.jpg" alt="il-gusto-degli-altri.jpg" width="127" height="185" /><em>di Agnès Jaoui</em></p>
<p>anno di produzione: 2000</p>
<p>Regista, attrice e sceneggiatrice francese, Agnès Jaoui ha spesso lavorato con suo marito Jean-Pierre Bacri, con cui ha scritto e interpretato il primo film da lei diretto :<em> Il gusto degli altri</em>, uscito al cinema nel 2000.</p>
<p>Il suo film racconta di cinque personaggi, delle loro vite diverse accomunate soltanto da una catena casuale di rapporti. Un uomo d’affari, un’attrice, un autista, una cameriera ed una guardia del corpo. </p>
<p>Tutto il pasticcio ha inizio con un rischioso contratto per colpa del quale l’imprenditore si trova  spiacevolmente costretto ad assumere una guardia del corpo e a prendere lezioni d’inglese.    </p>
<p>Scoprirà che l’avvenente insegnante, sulle prime cacciata in malo modo, è soprattutto una brava attrice di teatro. Colpito dal  talento della donna e annichilito dall’accidia<span id="more-2197"></span> della sua vita coniugale, se ne innamorerà. </p>
<p>In un piccolo bar frequentato dall’attrice, poi, lavora una giovane cameriera che ritroverà nell’autista dell’imprenditore una relazione avuta tempo prima e, dopo pochi incontri senza successo, si legherà invece alla guardia del corpo. </p>
<p>Il piccolo universo di queste persone verrà per un momento scosso dalle reciproche intrusioni,         ristabilendo e riformulando valori ed equilibri.</p>
<p>Con una storia sottilmente ironica la giovane regista analizza non solo il gusto di stare con gli altri, di conoscere e di vedere le cose nel modo degli altri, ma anche quella cerchia sociale in cui ognuno cerca di rinchiudersi per trovare un riparo, seppur apparente, dal resto del mondo. </p>
<p>In una fluidità di incontri e di innamoramenti, corrisposti o meno, si racconta la vita di ognuno dei personaggi, i loro dubbi, le loro paure e le loro opinioni. Il desiderio di alcuni di aprirsi e il muro di altri tirato su a difesa di sé, dei propri convincimenti o magari della propria esistenza.</p>
<p>Straordinari gli interpreti, dal commovente Jean-Pierre Bacri a Alain Chabat e Gérard Lanvin, evidentemente coinvolti in questa scoperta del gusto degli altri.</p>
<p>&#8220;Il gusto degli altri&#8221; ha battuto ogni record d&#8217;incassi in Francia. Agnes Jaoui, dopo aver sceneggiato il raffinato divertissement &#8220;Parole Parole&#8221; diretto da Alain Resnais, dimostra talento vero di regista, e anche di attrice, in un duetto straordinario con Jean Pierre Bacri, l&#8217;imprenditore. </p>
<p>Alcune battute sono memorabili (ne citiamo solamente una: <em>&#8220;Mi scusi, ma proprio non ricordo: dov&#8217;è che ci siamo già conosciuti? No, niente: siamo solo andati a letto insieme&#8221;</em>).</p>
<p>Come giustamente dice Jean-Marie Lalanne nel giornale Libération,<em>&#8220;il film è un elogio della curiosità, un invito a scambiarsi gli occhiali da vista con il vicino per poterlo guardare in modo diverso.&#8221;</em></p>
<p>Sembra innanzi tutto confermare quanto il minimalismo sia diventato un linguaggio artistico diffuso anche tra gli autori europei. Il segreto sta non nel concentrare l’attenzione dello spettatore su di un individuo scelto, ma nel proporgli un puzzle disordinato e incompleto di interazioni.</p>
<p>Questo film leggero e spiritoso è stato nominato all&#8217;Oscar come miglior film straniero, secondo in testa al box office francese dopo &#8220;Taxxi 2&#8243;, venduto in 23 Paesi, pluripremiato ai César.</p>
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		<title>Delicatessen</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 09:09:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commedia]]></category>
		<category><![CDATA[Fantastico]]></category>
		<category><![CDATA[Genere]]></category>
		<category><![CDATA[Jean-Pierre Jeunet]]></category>
		<category><![CDATA[Marc Caro]]></category>
		<category><![CDATA[Regista]]></category>
		<category><![CDATA[clown]]></category>
		<category><![CDATA[Delicatessen]]></category>
		<category><![CDATA[Dominique Pinon]]></category>
		<category><![CDATA[macellaio]]></category>

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		<description><![CDATA[di Jean-Pierre Jeunet e Marc Caro anno di produzione: 1991 Il primo lungometraggio del regista francese Jean-Pierre Jeunet, uscito nel 1991 dieci anni prima del successo mondiale Il favoloso mondo di Amelie, si chiama Delicatessen ed è un&#8217;opera che porta già in sè le caratteristiche dello stile del regista, questo gusto barocco mescolato ad una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2129" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/Delicatessen.jpg" alt="Delicatessen.jpg" width="127" height="185" /><em>di Jean-Pierre Jeunet e Marc Caro</em></p>
<p>anno di produzione: 1991</p>
<p>Il primo lungometraggio del regista francese Jean-Pierre Jeunet, uscito nel 1991 dieci anni prima del successo mondiale <em>Il favoloso mondo di Amelie, </em>si chiama<em> Delicatessen</em> ed è un&#8217;opera che porta già in sè le caratteristiche dello stile del regista, questo gusto barocco mescolato ad una forte componente estetica. </p>
<p>Il film è in realtà il frutto dalla collaborazione di Jeunet e di Marc Caro, fumettista incontrato al festival di Annecy, con cui nascono alcuni cortometraggi negli anni 80, lavori che spesso si ispirano ai fumetti di Caro e che ricevono numerosi premi in Francia ed altrove. </p>
<p>Ma è con <em>Delicatessen </em>che arriva veramente il riconoscimento con quattro premi Césars e la possibilità per Jeunet di vedersi proporre lavori cinematografici dalla 20th Century Fox negli Stati-Uniti.</p>
<p><em>Delicatessen</em> fa entrare lo spettatore in un universo strano, inquietante e burlesco, molto vicino a quello del fumetto, con dei personaggi atipici. Potremmo definire l&#8217;opera<span id="more-2127"></span> come una favola ispirata alla tradizione del realismo poetico francese (si pensa a Prévert e Carné), ma con una buona dose in più di fantastico. </p>
<p>In un luogo imprecisato della Francia, in un palazzo fatiscente, vivono stravaganti condomini sempre affamati sotto la condotta dal macellaio, proprietario dello stabile, che trasforma in bistecche i suoi garzoni e le vecchie signore. </p>
<p>Vittima predestinata del macellaio è il candido Louison, un clown disoccupato che ha chiesto a questi vitto ed alloggio in cambio di lavori di pulizia e manutenzione e che deve la sua salvezza all&#8217;amore della soave figlia dell&#8217;infame scannatore e all&#8217;aiuto di misteriosi trogloditi vegetariani, una massa di teppisti che vivono nel sottosuolo metropolitano. </p>
<p>Curiosi e grotteschi avvenimenti si succedono in questo divertissement eccentrico dall&#8217;umorismo nero. Più che la storia spicca il modo e la qualità con cui viene raccontata: la monocroma fotografia buio seppia, le musiche stridenti, la galleria di personaggi tutti sopra le righe che sembrano ritagliati dai comics per adulti: una perpetua suicida fallita, una famigliola perbene, due pazzi che fabbricano scatole che muggiscono, una vamp di periferia, etc&#8230;</p>
<p>C&#8217;è davvero nel lavoro dei due registi <em>&#8220;un talento visivo senza pari nell&#8217;ordine grottesco&#8221;</em> (Giovani Grazzini) e la loro inventiva offre dei momenti comici d&#8217;antologia, come ad esempio il congresso carnale tra il macellaio e un&#8217;inquilina che trasforma il condominio in un  concerto di suoni e rumori.</p>
<p>L&#8217;eccellente Dominique Pinon (attore preferito di Jean-Pierre Jeunet che ritroviamo i tutti suoi film successivi) confessa di essersi ispirato allo stile di James Cagney, un&#8217;ottima scelta per riproporci, in questa nuova vittoria del piccolo clown contro il grosso prepotente macellaio, il concetto di un mito che funziona sempre: quello di Davide e Golia. </p>
<h2 class="sottotitoli">Trailer del film</h2>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/iYo_SkERMNI?fs=1&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/iYo_SkERMNI?fs=1&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Train de vie (Un treno per vivere)</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 08:50:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1903" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/Train-de-vie1.jpg" alt="Train-de-vie.jpg" width="127" height="185" /><em>di Radu Mihaileanu</em></p>
<p>anno di produzione: 1998</p>
<p><em>&#8220;Ridere è un altro modo di piangere&#8221;.</em></p>
<p>Una sera del 1941 Schlomo, chiamato da tutti il matto, irrompe allarmato in un piccolo villaggio ebreo della Romania: i nazisti, fa sapere, stanno deportando tutti gli abitanti ebrei dei paesi vicini e fra poco toccherà anche a loro. </p>
<p>Durante il consiglio dei saggi, che subito si riunisce, Schlomo tira fuori una proposta un po&#8217; bizzarra che però alla fine viene accolta: per sfuggire ai tedeschi, tutti gli abitanti organizzeranno un falso treno di deportazione, ricoprendo tutti i ruoli necessari, gli ebrei fatti prigionieri, i macchinisti, e anche i nazisti in divisa, sia ufficiali che soldati. </p>
<p>Così riusciranno a passare il confine, ad entrare in Ucraina, poi in Russia per arrivare infine in Palestina, a casa. Il folle progetto viene messo in atto; Ci riescono,<span id="more-1901"></span> dopo tragicomiche peripezie (tra cui l&#8217;incontro con un gruppo di gitani che, a bordo di autocarri, hanno avuto la stessa idea).</p>
<p>Questo film del romeno Radu Mihaileanu, attivo in Francia, è la tragicommedia di un viaggio sotto la triplice insegna dell&#8217;umorismo yiddish (condito di una grottesca ironia critica verso gli stessi ebrei, i tedeschi, i comunisti), di una sana energia narrativa e di un ritmo di trascinante allegria cui molto contribuisce Goran Bregovic, il compositore preferito di E. Kusturica, che attinge alla musica klezmer ebraica dell&#8217;Europa orientale. La fotografia è del greco Yorgos Arvanitis, l&#8217;operatore di Anghelopulos. </p>
<p>Non manca una dimensione poetica, incarnata in Schlomo (L. Abelanski), lo scemo del villaggio che funge da narratore in questo film in cui l&#8217;inquadratura finale può essere vista come la chiave di lettura a ritroso&#8230;</p>
<p>I nazisti finti ricordano il grandissimo<em> Vogliamo vivere, </em>di Ernst Lubitsch; anche in<em> Train de vie (Un treno per vivere), </em>si tratta di un travestimento, di una beffa giocata ai danni dei persecutori. Nel moderno &#8220;Exodus&#8221; gli incidenti si susseguono spesso esilaranti, talvolta esuberanti. Gli attori risultano pittoreschi, con l’eccellente Rufus che è un punto di forza nella parte del finto comandante tedesco.</p>
<p><em> Train de vie</em> è uscito nella stessa epoca di <em>La vita è bella </em>e tutti e due i film affrontano l&#8217;Olocausto con una commedia che irride l&#8217;orrore e lo trasforma in favola. </p>
<p>Ma il secondo film diretto e scritto dal quarantenne Radu Mihaileanu, ebreo franco-romeno figlio d&#8217;un deportato, è divertente: una farsa con autoironia su vizi e virtù ebraici, musica, canti, danze, donne nude, sketches comici, irriverenze (<em>“Dio, qualche volta mi chiedo se tu non sia un po&#8217; sadico”</em>), macchiette, rivolte (<em>“Dio li ha lasciati fare, i nazisti”</em>), del tutto priva del pathos di Benigni, ricca di sottigliezza, d&#8217;intelligenza, di umorismo.</p>
<p>Il film ha ottenuto un successo internazionale grazie ai due premi vinti al Festival di Venezia nel 1998, al premio del pubblico al Sundance Festival, al David di Donatello per il film straniero.</p>
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		<title>La stangata</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 14:03:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di George Roy Hill anno di produzione: 1973 A quattro anni di distanza dal famosissimo western Butch Cassidy, nel 1973 il regista George Roy Hill ha riunito per la seconda volta la storica coppia formata da Paul Newman e Robert Redford in una pellicola che è riuscita in un’impresa a dir poco miracolosa: superare l’enorme [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1887" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/y1peTaIauzdl7xTluulhY_o5q8-37m98QTC5e_ExMDb0MXxlWWchtOfAw1.jpg" alt="la stangata.jpeg" width="127" height="185" /><em>di George Roy Hill</em></p>
<p>anno di produzione: 1973</p>
<p>A quattro anni di distanza dal famosissimo western <em>Butch Cassidy</em>, nel 1973 il regista George Roy Hill ha riunito per la seconda volta la storica coppia formata da Paul Newman e Robert Redford in una pellicola che è riuscita in un’impresa a dir poco miracolosa: superare l’enorme successo già ottenuto dal film precedente. </p>
<p>Basato su un soggetto di David S. Ward, autore anche della sceneggiatura,<em> La stangata</em> può essere considerato senza dubbio come una delle opere cinematografiche più popolari di tutti i tempi.</p>
<p>Negli Stati Uniti si è piazzato al secondo posto nella classifica annuale del box-office ed ha incassato la cifra record di 150 milioni di dollari, con un totale di 90 milioni di spettatori. A suggellare il trionfo della pellicola di George Roy Hill sono arrivati ben sette premi Oscar, tra cui miglior film, regia e sceneggiatura.</p>
<p>Il film racconta la storia di Johnny Hooker (Robert Redford) e del suo amico Luther Coleman, due truffatori di strada. Dopo aver raggirato il corriere del potente gangster<span id="more-1878"></span> Doyle Lonnegan (Robert Shaw), Luther viene ucciso per ritorsione e Hooker è costretto a fuggire e a nascondersi. </p>
<p>Desiderando vendicare Luther, il giovane chiede aiuto ad un vecchio amico del defunto, Henry Gondorff (Paul Newman), uno dei più bravi ed esperti truffatori degli Stati Uniti. Insieme organizzano una &#8220;stangata&#8221; ai danni di Lonnegan, creando una finta agenzia di scommesse in cui il boss crede di poter vincere facilmente delle ingenti somme di denaro, grazie a informazioni riservate.</p>
<p>Ambientato nella favolosa Chicago degli anni ’30,<em> La stangata</em> recupera stili ed atmosfere del cinema classico americano, rivisitato da parte del regista con una buona dose di ironia. Il risultato è una commedia godibilissima, ricca di humor e di suspense, che deve molto all’impagabile verve dei due protagonisti, Robert Redford e Paul Newman, perfetti nei panni dei due simpatici imbroglioni. </p>
<p>Il film ci descrive dettagliatamente tutte le diverse fasi di preparazione del piano architettato da Gondorff e Hooker, con la creazione di una finta agenzia di scommesse sulle corse ippiche, seguendo un ritmo narrativo sempre coinvolgente che trascina lo spettatore in un complesso gioco di specchi a base di inganni, finzioni e continui colpi di scena.</p>
<p>George Roy Hill ha confezionato un raffinato divertissement da riguardare ogni volta con identico piacere, impreziosito per di più da un’eccellente ricostruzione d’epoca (le scenografie sono di Henry Bumstead, i costumi della mitica Edith Head). </p>
<p>Indimenticabile la colonna sonora del film, costituita prevalentemente da una selezione di pezzi ragtime di Scott Joplin riarrangiati dal compositore premio Oscar Marvin Hamlisch (che quello stesso anno vinse altre due statuette per le musiche di “Come eravamo”). </p>
<p>Fra i brani di Joplin inclusi nella soundtrack c’è anche il celeberrimo <em>The entertainer</em>, diventato da allora un vero e proprio evergreen. Inoltre, non bisogna dimenticare che il film vede riuniti per l&#8217;ultima volta Paul Newman e Robert Redford, per il grande piacere dello spettatore.</p>
<h2 class="sottotitoli">Trailer del film</h2>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/FCfflhAHbT0?fs=1&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/FCfflhAHbT0?fs=1&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Il concerto</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 18:28:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Radu Mihaileanu anno di produzione: 2009 «Bisogna sempre distinguere tra popolo russo e regime sovietico», avverte Radu Mihaileanu che firma uno dei film più applauditi all&#8217;ultimo Festival di Roma, Il concerto, nel quale orchestra con mirabile armonia generi e personaggi, lacrime e risate, note musicali ed emotive. Mihaileanu è rumeno, figlio di un giornalista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1861" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/nuovo-locandina-italiana-del-film-il-concerto-143990.jpg" alt="il concerto.jpg" width="127" height="185" /><em>di Radu Mihaileanu</em></p>
<p>anno di produzione: 2009</p>
<p><em>«Bisogna sempre distinguere tra popolo russo e regime sovietico»</em>, avverte Radu Mihaileanu che firma uno dei film più applauditi all&#8217;ultimo Festival di Roma, <em>Il concerto</em>, nel quale orchestra con mirabile armonia generi e personaggi, lacrime e risate, note musicali ed emotive.</p>
<p>Mihaileanu è rumeno, figlio di un giornalista ebreo e comunista, scappato in Francia prima che Ceausescu fosse fucilato e che vive da anni a Parigi.</p>
<p>Se in <a title="Recensione di &quot;Train de vie&quot;" href="http://www.ok-cinema.com/2010/02/24/train-de-vie-un-treno-per-vivere-2/?preview=true&amp;preview_id=1901&amp;preview_nonce=dcb383e517" target="_self"><em>Train de vie</em></a> (<em>Un treno per vivere</em>, uno dei precedenti film del regista uscito nel 1998) il regista usava l&#8217;ironia contro l&#8217;orrore dell&#8217;olocausto, qui ne fa arma contro la barbarie dei regimi. (&#8230;)</p>
<p>Radu Mihaileanu usa tutta la sua ironia per fotografare la Russia di oggi, tra oligarchi mafiosi che si prendono a fucilate durante matrimoni super kitsch e i «pezzi» di<span id="more-1860"></span> passato che ritornano.</p>
<p>E prende in giro quel che è rimasto della vecchia Russia, gli ebrei e la loro capacità di arrangiarsi, gli ex-comunisti e la loro nostalgia, gli zingari e i loro imbrogli. Ma siccome la storia è molto contemporanea, non mancano neppure i miliardari cafoni con le guardie del corpo armate di kalasnikov; poi ci sono gli intellettuali francesi e i loro affari chic&#8230;</p>
<p>Andreï Filipov è il più grande direttore d&#8217;orchestra dell&#8217;Unione Sovietica e dirige la celebre Orchestra del Bolshoi. Ma viene licenziato all&#8217;apice della gloria, quando si rifiuta di separarsi dai suoi musicisti ebrei, tra cui il suo migliore amico Sacha. Trent&#8217;anni dopo lavora ancora al Bolchoi, ma come uomo delle pulizie.</p>
<p>Una sera Andreï si trattiene fino a tardi per tirare a lustro l&#8217;ufficio del direttore e trova casualmente un fax indirizzato alla direzione del Bolshoi: è del Théâtre du Châtelet che invita l&#8217;orchestra ufficiale a suonare a Parigi.</p>
<p>All&#8217;improvviso Andreï ha un&#8217;idea folle: riunire i suoi vecchi amici musicisti che, come lui, vivono facendo umili lavori, e portarli a Parigi spacciandoli per l&#8217;orchestra del Bolshoi. È l&#8217;occasione tanto attesa da tutti di potersi finalmente prendere una rivincita.</p>
<p>Per il regista il suo lavoro è un omaggio all&#8217;animo e al temperamento slavo, una commedia <em>«sull&#8217;incontro tra i barbari dell&#8217;Est, eccessivi e vitali, e i ricchi dell&#8217;Ovest, assopiti ed estenuati»</em>.</p>
<p>Fa ridere molto, commuove sino alle lacrime, dice qualcosa di ragionevole sul post-comunismo, invita a una civile convivenza contro la persistenza del pregiudizio culturale, offre una stupenda pagina musicale ottocentesca, il Concerto per violino e orchestra n. 1 di Ciaikovskij, trasformandola in metafora leggera sul rapporto tra singolo e collettività.</p>
<p>Dice il regista: <em>«La mescolanza delle culture, oggi comporta difficoltà ma è inevitabile, e ci arricchisce. Certo per i paesi &#8220;civilizzati&#8221;, l&#8217;arrivo dei barbari dell&#8217;Est, e io sono uno di loro, è uno shock e vorrebbero difendersene. Eppure è da questo incontro che scaturiranno bellezza e luce. Come nel concerto del film». </em></p>
<p>Senza prove, il concerto inizia ed avviene il miracolo: &#8220;Ciajkovskij esplode in tutta la sua romantica forza, ed è un lungo momento di pura gioia cinematografica&#8221; (Natalia Aspesi in &#8220;La Repubblica&#8221;).</p>
<h2 class="sottotitoli">Alcune scene del film</h2>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/ayXPzRHNsrA?fs=1&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/ayXPzRHNsrA?fs=1&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Tra le nuvole &#8211; Up in the Air</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 22:24:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ di Jason Reitman anno di produzione: 2009 Tra le nuvole (Up in the Air in lingua originale) è &#8220;la storia di un uomo pronto a prendere il volo&#8221;. Per realizzare il suo film il regista Jason Reitman (regista del film Juno che ha ottenuto un bel sucesso nel 2007) si è basato sull&#8217;omonimo romanzo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1850" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/437900512.jpg" alt="Tra le nuvole.jpeg" width="127" height="185" /> <em>di Jason Reitman</em></p>
<p>anno di produzione: 2009</p>
<p><em>Tra le nuvole</em> (<em>Up in the Air </em>in lingua originale) è <em>&#8220;la storia di un uomo pronto a prendere il volo&#8221;</em>. Per realizzare il suo film il regista Jason Reitman (regista del film <em>Juno</em> che ha ottenuto un bel sucesso nel 2007) si è basato sull&#8217;omonimo romanzo di Walter Kirn scritto nel 2001.</p>
<p>Ryan Bingham (interpretato da George Clooney) è un cinico uomo d&#8217;affari, definito un <em>&#8220;tagliatore di teste aziendale</em>&#8220;, che vive perennemente in viaggio. </p>
<p>Adora gli aeroporti, sa preparare una valigia e fare un check in a tempo di record, si sente a casa negli hotel Hilton di tutto il paese. Il suo sogno è raggiungere i 10 milioni di miglia percorse in aereo: solo 6 persone ce l&#8217;hanno fatta prima di lui. </p>
<p>Ryan è sempre stato soddisfatto della sua libertà, vissuta fra i vari aeroporti, alberghi e automobili in affitto d&#8217;America. Tutto ciò di cui ha bisogno entra comodamente in una valigia a rotelle. Ryan è un viaggiatore privilegiato, un membro esclusivo di tutti i<span id="more-1848"></span> programmi &#8220;mille miglia&#8221; di ogni compagnia aerea. E ora che sta per raggiungere l&#8217;ambito obiettivo di 10 milioni di miglia, qualcosa accade, tra un aereo e l&#8217;altro. </p>
<p>Nathalie, una ragazzina neolaureata ha convinto il suo capo che viaggiare è dispendioso e si può benissimo licenziare in videoconferenza, minacciando di riportare Ryan a terra proprio quando il nostro ha da poco incontrato Alex, una trentenne che pare la sua fotocopia al femminile, così orgogliosamente sola da fargli venir voglia di non esserlo più. Di fronte alla nuova – terrorizzante! &#8211; prospettiva di mettere radici in qualche posto, Ryan inizia a riflettere su cosa significa realmente avere una casa e sul senso di questa libertà a tutti costi.</p>
<p>Ryan Bingham attraverso &#8220;conferenze motivazionali&#8221; dove spiega alla gente come liberarsi dei legami materili e affettuosi per sentirsi più liberi cerca di persuadere se stesso. Si convince che sia possibile vivere senza legami, che i rapporti siano una zavorra, che leggeri si vola più alto. La realtà delle cose, in questo terzo film così come nell&#8217;esordio di Reitman, s&#8217;inganna con la distrazione. </p>
<p>Basta muoversi velocemente, procurarsi un trolley con ruote scorrevoli e saper apprezzare le offerte e i comforts del villaggio aeroportuale. Il film gli dà ragione: è quando si creano delle relazioni che il meccanismo s&#8217;inceppa e ci si rende conto che sfrecciare sopra le nuvole è come stare fermi; che il vero viaggio, nella vita, è un altro.</p>
<p>Il film (in un primo tempo scoppiettante di battute, ma molto meno nel secondo) affronta tanti temi: fallimenti personali e disastri economici, solitudine e vecchiaia, verità e finzione, equilibro tra movimento e stabilità, tra dinamismo e punti fermi. In fondo, tutti personaggi sono alla ricerca di sicurezze, pure il cinico Ryan che tende come lo dice lui stesso a &#8220;affidarsi agli stereotipi&#8221;. </p>
<p>Il talento del regista per i dialoghi e il ritratto “senza filtro” delle piccole spietatezze quotidiane, siano esse d&#8217;ambientazione scolastica o professionale, è fuori dubbio. Jason Reitman ha realizzato un vero viaggio di piacere senza cascare nel sentimentalismo o l&#8217;happy end in agguato.</p>
<h2 class="sottotitoli">Trailer del film</h2>
<p><object width="560" height="340"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/uFMlkpRP8dA?fs=1&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/uFMlkpRP8dA?fs=1&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="560" height="340"></embed></object></p>
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		<title>Le folli avventure di Rabbi Jacob</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jan 2010 11:09:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Gérard Oury]]></category>
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		<category><![CDATA[Le folli avventure di Rabbi Jacob]]></category>
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		<description><![CDATA[di Gérard Oury anno di produzione: 1973 Le folli avventure di Rabbi Jacob è un film dell&#8217;attore, regista e sceneggiatore francese Gérard Oury, vincitore di premio César alla carriera nel 1973 per i suoi numerosi successi ottenuti e le commedie famose che ha lasciato. Il film narra la storia di due gruppi di personaggi, inizialmente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1700" src="http://www.ok-cinema.com/contenuti/les_aventures_de_rabbi_jacob_.jpg" alt="le folli avventure di Rabbi Jacob.jpg" width="127" height="185" /> <em>di Gérard Oury</em></p>
<p>anno di produzione: 1973</p>
<p><em>Le folli avventure di Rabbi Jacob</em> è un film dell&#8217;attore, regista e sceneggiatore francese Gérard Oury, vincitore di premio César alla carriera nel 1973 per i suoi numerosi successi ottenuti e le commedie famose che ha lasciato.</p>
<p>Il film narra la storia di due gruppi di personaggi, inizialmente molto diversi, che vedranno i loro destini incrociarsi e addirittura confondersi nel senso stretto della parola: da una parte un industriale francese interpretato da un Louis de Funès scatenato e un rivoluzionario arabo, dall&#8217;altra due rabbini&#8230;</p>
<p>Mentre sta per recarsi al matrimonio della figlia, l&#8217;industriale francese Victor Picchio si trova involontariamente coinvolto nel rapimento di un leader rivoluzionario arabo, Mahamed Slimane, catturato da un suo connazionale di nome Fares e trasportato in<span id="more-1687"></span> una fabbrica di chewingum per esservi ucciso. </p>
<p>Sfuggito ai suoi persecutori, Slimane si porta Picchio come ostaggio sino all&#8217;aeroporto di Orly, dove, per sottrarsi l&#8217;uno a Fares e l&#8217;altro alla polizia messa in moto dalla sua gelosa consorte, i due si impossessano degli abiti di un rabbino e del suo assistente, tornati a Parigi da New York dopo trent&#8217;anni di assenza.</p>
<p>Scambiati, dai loro festanti correligionari, per costoro, Picchio e Slimane affrontano faticosamente tutti gli equivoci che ne derivano. Seminano sia la polizia che il tenace Fares. L&#8217;industriale raggiunge con Slimane la figlia che sta per sposarsi. Il matrimonio ha luogo, ma, anziché il suo scialbo fidanzato, la ragazza impalma l&#8217;aitante capo arabo, divenuto nel frattempo presidente del suo Paese.</p>
<p>Il film in fondo non costituisce niente di particolarmente originale, essendo una normalissima commedia degli equivoci. E non si distingue certo per fotografia, scenografia o costumi. Si distingue, invece, per la sua verve, veramente notevole, con alcuni spunti davvero irresistibili e una colonna sonore scatenata. </p>
<p>E soprattutto per la presenza di Louis de Funès visto che è lui il protagonista indiscusso della pellicola, quest&#8217; attore comico francese famosissimo per la sua abilità nel mimare e fare smorfie. Basta per convincersi vedere e sentire come Victor Picchio commenta il suo cognome quando si presenta alla gente… Infatti il tutto, sostanzialmente, si regge sulle sue doti comiche e il suo talento a generare un film comico godibile e divertente, a tratti davvero folle, come suggerisce il titolo stesso.</p>
<p>E un film un po&#8217; fuori di testa in cui l&#8217;incredibile energia di Louis de Funès trova a esprimersi al meglio!</p>
<h2 class="sottotitoli">Alcune scene del film</h2>
<p><object width="560" height="340"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/2PJyI1RxDaQ?fs=1&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/2PJyI1RxDaQ?fs=1&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="560" height="340"></embed></object></p>
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