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Delicatessen

aprile 12th, 2010 by Blanche in Commedia, Fantastico, Genere, Jean-Pierre Jeunet, Marc Caro, Regista

Delicatessen.jpgdi Jean-Pierre Jeunet e Marc Caro

anno di produzione: 1991

Il primo lungometraggio del regista francese Jean-Pierre Jeunet, uscito nel 1991 dieci anni prima del successo mondiale Il favoloso mondo di Amelie, si chiama Delicatessen ed è un’opera che porta già in sè le caratteristiche dello stile del regista, questo gusto barocco mescolato ad una forte componente estetica.

Il film è in realtà il frutto dalla collaborazione di Jeunet e di Marc Caro, fumettista incontrato al festival di Annecy, con cui nascono alcuni cortometraggi negli anni 80, lavori che spesso si ispirano ai fumetti di Caro e che ricevono numerosi premi in Francia ed altrove.

Ma è con Delicatessen che arriva veramente il riconoscimento con quattro premi Césars e la possibilità per Jeunet di vedersi proporre lavori cinematografici dalla 20th Century Fox negli Stati-Uniti.

Delicatessen fa entrare lo spettatore in un universo strano, inquietante e burlesco, molto vicino a quello del fumetto, con dei personaggi atipici. Potremmo definire l’opera come una favola ispirata alla tradizione del realismo poetico francese (si pensa a Prévert e Carné), ma con una buona dose in più di fantastico.

In un luogo imprecisato della Francia, in un palazzo fatiscente, vivono stravaganti condomini sempre affamati sotto la condotta dal macellaio, proprietario dello stabile, che trasforma in bistecche i suoi garzoni e le vecchie signore.

Vittima predestinata del macellaio è il candido Louison, un clown disoccupato che ha chiesto a questi vitto ed alloggio in cambio di lavori di pulizia e manutenzione e che deve la sua salvezza all’amore della soave figlia dell’infame scannatore e all’aiuto di misteriosi trogloditi vegetariani, una massa di teppisti che vivono nel sottosuolo metropolitano.

Curiosi e grotteschi avvenimenti si succedono in questo divertissement eccentrico dall’umorismo nero. Più che la storia spicca il modo e la qualità con cui viene raccontata: la monocroma fotografia buio seppia, le musiche stridenti, la galleria di personaggi tutti sopra le righe che sembrano ritagliati dai comics per adulti: una perpetua suicida fallita, una famigliola perbene, due pazzi che fabbricano scatole che muggiscono, una vamp di periferia, etc…

C’è davvero nel lavoro dei due registi “un talento visivo senza pari nell’ordine grottesco” (Giovani Grazzini) e la loro inventiva offre dei momenti comici d’antologia, come ad esempio il congresso carnale tra il macellaio e un’inquilina che trasforma il condominio in un concerto di suoni e rumori.

L’eccellente Dominique Pinon (attore preferito di Jean-Pierre Jeunet che ritroviamo i tutti suoi film successivi) confessa di essersi ispirato allo stile di James Cagney, un’ottima scelta per riproporci, in questa nuova vittoria del piccolo clown contro il grosso prepotente macellaio, il concetto di un mito che funziona sempre: quello di Davide e Golia.

Trailer del film

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