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Fino all’ultimo respiro – A bout de souffle

marzo 17th, 2010 by Blanche in Drammatico, Genere, Jean-Luc Godard, Regista

Fino-all'ultimo-respiro.jpegdi Jean-Luc Godard

anno di produzione: 1960

Michel Poiccard, un giovane ladro di automobili, è in viaggio verso Parigi per andare a riscuotere una grossa somma di denaro e ritrovare Patricia, una ragazza americana conosciuta poche settimane prima, della quale si è innamorato.

Ad un certo punto si imbatte in una volante della polizia, che gli intima di fermarsi per aver effettuato un sorpasso dove era vietato.

Nella precipitosa fuga che segue, il giovane uccide uno dei due poliziotti che lo tallonano. Da qui prende le mosse una vicenda che mescola un gran numero di elementi filmici e di generi, in maniera assolutamente omogenea ed estremamente innovativa per il periodo.

Questa è la trama della prima regia di Jean-Luc Godard, sceneggiata da Francois Truffaut e supervisionata da Claude Chabrol, intitolata Fino all’ultimo respiro (titolo originale A bout de souffle), che costituisce il vero e proprio inizio di quella corrente cinematografica che vide come protagonisti i maggiori esponenti dei Cahiers du cinema, chiamata “Nouvelle vague”.

Corrente contraddistinta da una serie di caratteristiche molto particolari: sceneggiature quasi inesistenti e il più delle volte costruite giorno per giorno, recitazione improvvisata e nata dall’ispirazione momentanea degli attori (che avevano quasi carta bianca nella gestione dei proprio personaggi), regia molto particolare, aiutata anche da un montaggio caratteristico.

Dotato di un montaggio a singhiozzo (che viene mostrato esplicitamente nella sua funzione come elemento principale del cinema), di una decostruzione della maggior parte delle regole narrative, il film ha notevoli spunti come le parlate in camera (antinarrative e che ammiccano direttamente al pubblico), le autocitazioni (la ragazza che in strada ferma Belmondo con la rivista per la quale scriveva il regista).

Ed ancora: la ripetizione delle medesime sequenze (il piano sequenza d’ingresso di Belmondo nel luogo dove lavora Antonio, ripetuto poi nell’ingresso dell’ispettore e quello della Seberg nella redazione, anche questo ripetuto dall’ispettore), la recitazione in strada con la gente che guarda in macchina.

Evidente anche l’amore di Godard per il cinema americano sin dal personaggio di Michel (un ribelle senza causa che si atteggia a mito di se stesso, ricalcando la figura di Humphrey Bogart ed arricchendola di boria e tic ripetitivi), fino ad arrivare alla dedica iniziale alla Monogram, piccola casa americana, produttrice di film di serie B, ed agli evidenti riferimenti al poliziesco americano degli anni ‘50.

Notevoli le interpretazioni dei due attori protagonisti, Jean-Paul Belmondo ad inizio carriera che, con il ruolo di Michel, verrà consacrato come uno dei maggori attori francesi presso il pubblico e la critica e la bellissima e dolcissima Jean Seberg, che interpreta straordinariamente il ruolo di Patricia.

L’altro grande esordio della Nouvelle Vague, Hiroshima mon amour (1959) di Alain Resnais, è citato nel momento in cui viene inquadrato un cinema che ne espone i manifesti.

Il primo film di Godard è certamente il primo passo verso una nuova libertà: quella del suo autore, che sarà totale in film come Pierrot le fou, e quella di tutto il cinema posteriore, di tutta una generazione di cineasti, dei quali ben pochi sfuggiranno alla lezione ed al richiamo del film.

Il 10 maggio 1991, a Madrid, una commissione composta fra l’altro da Federico Fellini, Manoel de Oliveira, Francesco Rosi, Krisztof Zanussi, e presieduta da Ricahrd Lester, annoverò il film di Godard tra le trenta opere più importanti del cinema europeo.

Trailer del film

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