Il profeta
marzo 10th, 2010 by Blanche in Drammatico, Genere, Jacques Audiard, Regista
di Jacques Audiard
anno di poduzione: 2009
Il film di Jacques Audiard, uscito in Francia nell’agosto del 2009, in Italia sta per essere proiettato nelle sale dal 19 marzo, e già se ne parla molto.
Il profeta è una di quelle pellicole su cui gravita una fervente attesa, visto il gran numero di premi che ha ricevuto.
In effetti, il film ha vinto 9 Premi César in Francia, al festival di Cannes 2009 si è aggiudicato il Gran Premio della Giuria e agli Oscar è stato tra i film nominati come migliori film in lingua straniera. In più, l’attore protagonista del film, Tahar Rahim, ha vinto l’European Film Award.
Il profeta narra la storia del diciannovenne Malik El Djebena al suo arrivo in carcere, al quale è stato condannato per sei anni. Non sa né leggere né scrivere e sembra più giovane e fragile di tutti gli altri detenuti.
Subito preso sotto l’autorità di un gruppo di detenuti corsi che impone la legge nella prigione, Malik impara velocemente a muoversi e, tramite le missioni che gli vengono affidate, si guadagna la fiducia dei Corsi.
Ben presto, però, il giovane ragazzo inizia ad usare la sua intelligenza per sviluppare una propria rete… Superando angherie e pestaggi, tra boss corsi e affiliazioni arabe, con lo studio e l’astuzia diventerà l’uomo che gli altri lo costringono a diventare. A loro discapito.
In un’intervista, il regista Audiard si è espresso così, a proposito del suo ultimo film: “Il film avrebbe potuto anche chiamarsi Little Big Man. Il titolo è un’allusione, costringe a capire qualcosa che non viene necessariamente sviluppata nel film, e cioè che il nostro protagonista è un piccolo profeta, un nuovo prototipo di uomoâ€.
Come in uno dei suoi precedenti film, Un héros très discret, l’idea di Audiard è quella di presentare queste persone nella condizione peggiore in cui un essere umano possa trovarsi, e poi di offrire loro una possibilità , l’occasione di costruirsi una personalità eroica.
La storia de Il Profeta racconta come qualcuno riesca a raggiungere una posizione di potere che non avrebbe mai ottenuto se non fosse andato in prigione. E qui sta il paradosso.
Per evitare i soliti cliché del film ambientato in prigione, popolato solamente da uomini super virili, il regista ha scelto di rappresentare i detenuti che non hanno muscoli, che non sono neanche granché adatti a quell’ambiente, ma che, paradossalmente, riescono a sviluppare quelle qualità che permettono loro di emergere e dominare.
Malik rompe gli schemi, non è il solito hooligan. Il film segue soprattutto il suo percorso mentale, una mente che lavora e che mostra una straordinaria capacità di adattamento, che il personaggio sfrutterà in ogni modo: all’inizio per salvarsi la pelle, poi per sopravvivere e migliorare la sua condizione e infine per raggiungere un livello superiore di potere.
A proposito dell condizioni delle riprese del film, Jacques Audiard riconosce di aver sentito la pressione a vari livelli: “Con una sceneggiatura così densa – dice – sapevamo che sarebbe stato un lavoro lungo e faticoso, infatti il film dura ben 2 ore e trenta minuti. Inoltre era impossibile girare nei luoghi naturali quindi abbiamo dovuto costruire una prigione, una decisione forzata che ci ha distanziato un po’ dal realismo.”
Dopo aver lavorato con alcuni dei giovani attori francesi già affermati come Matthieu Kassovitz, Vincent Cassel o Romain Duris, dopo il suo quarto film Tutti i battiti del mio cuore, Audiard ha avuto voglia di collaborare con attori sconosciuti: “Quest’idea riflette la mia convinzione che il cinema debba avere un forte connotato sociale e che la sua funzione sia quella di raccontare il mondo reale. La mia non è una polemica, bensì il mio modo di creare finzione con una parvenza di realtà .”
“Per l’esattezza, Tahar Rahim non era proprio senza esperienza, visto che aveva esordito nel 2005 nel documentario di Cyril Mennegun “Tahar the student”. Per il ruolo di Malik avevo bisogno di una persona estremamente versatile che incarnasse perfettamente il tema dell’identità presente nel film. Un uomo giovane, senza storia, che però ne scriverà una davanti ai nostri occhi. Fin dall’inizio sapevamo che questo ruolo non poteva essere recitato da un attore conosciuto, proprio perché è la storia di qualcuno che sale al potere, e che gradualmente acquista visibilità ”.
Scelta azzeccata, come sembrano dimostrare le numerose critiche internazionali che hanno accompagnato l’uscita del film negli altri paesi. Manca solo una settimana per poterlo verificare, andando a vedere questo film nei cinema italiani…
Trailer del film
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