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Ritorno al futuro - Parte II

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Il concerto

febbraio 16th, 2010 by Blanche in Commedia, Genere, Radu Mihăileanu, Regista

il concerto.jpgdi Radu Mihaileanu

anno di produzione: 2009

«Bisogna sempre distinguere tra popolo russo e regime sovietico», avverte Radu Mihaileanu che firma uno dei film più applauditi all’ultimo Festival di Roma, Il concerto, nel quale orchestra con mirabile armonia generi e personaggi, lacrime e risate, note musicali ed emotive.

Mihaileanu è rumeno, figlio di un giornalista ebreo e comunista, scappato in Francia prima che Ceausescu fosse fucilato e che vive da anni a Parigi.

Se in Train de vie (Un treno per vivere, uno dei precedenti film del regista uscito nel 1998) il regista usava l’ironia contro l’orrore dell’olocausto, qui ne fa arma contro la barbarie dei regimi. (…)

Radu Mihaileanu usa tutta la sua ironia per fotografare la Russia di oggi, tra oligarchi mafiosi che si prendono a fucilate durante matrimoni super kitsch e i «pezzi» di passato che ritornano.

E prende in giro quel che è rimasto della vecchia Russia, gli ebrei e la loro capacità di arrangiarsi, gli ex-comunisti e la loro nostalgia, gli zingari e i loro imbrogli. Ma siccome la storia è molto contemporanea, non mancano neppure i miliardari cafoni con le guardie del corpo armate di kalasnikov; poi ci sono gli intellettuali francesi e i loro affari chic…

Andreï Filipov è il più grande direttore d’orchestra dell’Unione Sovietica e dirige la celebre Orchestra del Bolshoi. Ma viene licenziato all’apice della gloria, quando si rifiuta di separarsi dai suoi musicisti ebrei, tra cui il suo migliore amico Sacha. Trent’anni dopo lavora ancora al Bolchoi, ma come uomo delle pulizie.

Una sera Andreï si trattiene fino a tardi per tirare a lustro l’ufficio del direttore e trova casualmente un fax indirizzato alla direzione del Bolshoi: è del Théâtre du Châtelet che invita l’orchestra ufficiale a suonare a Parigi.

All’improvviso Andreï ha un’idea folle: riunire i suoi vecchi amici musicisti che, come lui, vivono facendo umili lavori, e portarli a Parigi spacciandoli per l’orchestra del Bolshoi. È l’occasione tanto attesa da tutti di potersi finalmente prendere una rivincita.

Per il regista il suo lavoro è un omaggio all’animo e al temperamento slavo, una commedia «sull’incontro tra i barbari dell’Est, eccessivi e vitali, e i ricchi dell’Ovest, assopiti ed estenuati».

Fa ridere molto, commuove sino alle lacrime, dice qualcosa di ragionevole sul post-comunismo, invita a una civile convivenza contro la persistenza del pregiudizio culturale, offre una stupenda pagina musicale ottocentesca, il Concerto per violino e orchestra n. 1 di Ciaikovskij, trasformandola in metafora leggera sul rapporto tra singolo e collettività.

Dice il regista: «La mescolanza delle culture, oggi comporta difficoltà ma è inevitabile, e ci arricchisce. Certo per i paesi “civilizzati”, l’arrivo dei barbari dell’Est, e io sono uno di loro, è uno shock e vorrebbero difendersene. Eppure è da questo incontro che scaturiranno bellezza e luce. Come nel concerto del film».

Senza prove, il concerto inizia ed avviene il miracolo: “Ciajkovskij esplode in tutta la sua romantica forza, ed è un lungo momento di pura gioia cinematografica” (Natalia Aspesi in “La Repubblica”).

Alcune scene del film

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