Avatar
febbraio 9th, 2010 by Stefania in Drammatico, Fantastico, Genere, James Cameron, Regista
di James Cameron
anno di produzione: 2009
Innovativo e rivoluzionario: è il film che sino ad ora ha incassato di più in assoluto. Sembra la cronaca di un successo annunciato.
Cosa c’è di innovativo e rivoluzionario? Le tecniche 3D utilizzate. Esse sono volte non solo verso lo spettatore ma appaiono amplificate anche in profondità all’estremo opposto a quello dello spettatore. Quando la fantasia delle immagini sposa la tecnica il risultato è sbalorditivo.
Innovativa e rivoluzionaria è l’applicazione del meta-3D ovvero del “3D nel 3D” esattamente come il meta-teatro è stata quella rivoluzione del teatro che racconta il teatro, il celebre “teatro nel teatro” che strizza l’occhio al teatro e allo spettatore.
Se si va al cinema con queste aspettative, Avatar non delude, anzi.
Se si va convinti di vedere anche una storia e una trama innovative e rivoluzionarie, si rischia, invece, di restare delusi.
Fermo restando che di ogni storia e di ogni film si può dire che sia “trito e ritrito”, non è questo il punto; il punto non è su “cosa” viene raccontato ma su “come”.
Il “come” qui è quasi totalmente realizzato dalla fantasia delle immagini e dalla spettacolare tecnologia a suo supporto.
Il “come” nella trama e nei dialoghi scarseggia, tanto è vero che la gente dopo la visione arriva a riconcentrarsi sul “cosa” e arriva a dire “trito e ritrito”; e questa cosa accade di continuo quando il “come” non coinvolge tutti.
I temi “triti e ritriti” che, solo se ben mescolati, potevano decidere per un cocktail di “come” di tutto successo, però, c’erano proprio tutti:
- la cultura animista che vede il mondo figlio di una grande madre Terra/anima (Eiwa nel film) che va rispettata affinché non si trasformi in matrigna: tutto parte da questa madre Terra/anima e tutto torna a questa madre Terra/anima e a ogni sua emanazione bisogna portare rispetto come se fosse la Terra/anima stessa;
- il discorso, quindi, dell’umano (o, se vogliamo, il principio maschile male interpretato) che è sempre in contrasto con la natura;
- il tema di realtà/illusione/inganno tipico di ogni film che tratti degli “avatar”;
- una storia d’amore fra esseri appartenenti a mondi diversi; il messaggio pacifista che ne deriva;
- gli scienziati boriosi del loro sapere che, intrappolati nella loro conoscenza puramente analitica, non sono in grado di arrivare all’essenza delle cose;
- i marines, ovvero gli “operativi”, che vedono la porta verso l’essenza delle cose, ma non sono in grado di aprirla in quanto mancanti di tutto il background degli scienziati: quindi, non comprendendo, distruggono (atteggiamento umano, troppo umano);
- un unico marine anomalo finito sulla sedia a rotelle che possiede la mente di uno scienziato (senza essere scienziato) e la curiosità verso gli esseri viventi tipica di un marine “operativo” e che è la chiave per comprendere il pianeta Pandora e i suoi abitanti. Perché? Perché egli è l’unico tra gli umani che sia possessore di entrambe le conoscenze (quella analitica e quella operativa).
Da questo cocktail poteva uscire un grande “come”; così non è stato e pertanto la gente ricorda il “cosa” e cioè che è tutto visto e già visto.
Il tema della grande madre Terra/anima è sviluppato in tutti i film di Miyazaki e per non renderlo “trito e ritrito” bisognava utilizzare un “come” diverso da quello caro a Miyazaki; ma così non è stato.
Abbiamo detto che gran parte del “come” si è sviluppato in immagini; anche alcune di queste mmagini sono, però, un chiaro rimando alle opere di Miyazaki (basti pensare alle montagne fluttuanti ad esempio).
Altri “come”, invece, hanno funzionato alla perfezione:
- Il modo in cui Eiwa, la grande madre terra, fa capire alla protagonista femminile che il marine è “chiave” e non deve essere ucciso, è poeticamente delicato.
- La spettacolarizzazione del “tutto che torna ad Eiwa” è davvero riuscita.
- L’ideazione e la realizzazione grafica di “un punto di contatto” che ogni essere vivente del pianeta Pandora fisicamente possiede al fine di poter entrare in connessione con ogni altro essere del posto, è a dir poco geniale.
- Il messaggio di una vita in armonia con Eiwa è dato anche dalla caratterizzazione degli abitanti di Pandora; essi si presentano con una motoria da felini che li rende decisamente più aggraziati rispetto a quella degli Avatar umani (che ancora non sono in armonia con la grande madre Eiwa).
Nella vita in armonia con Eiwa la caccia è contemplata ma limitata al fabbisogno reale e su ogni preda uccisa si recita una preghiera rappacificatrice in cui si dice che il corpo della preda resta con il cacciatore perché a lui serve ma che lo spirito sia in pace e che ritorni in pace alla grande Eiwa (questo c’era anche nella principessa Mononoke di Miyazaki ma, per fortuna per l’originalità del film, in questo preciso caso, il “come” della realizzazione è differente).
E’ un messaggio forte contro i detrattori della caccia in todo e che, occupati a pensare ai diritti degli animali, non si accorgono che questi animali in realtà non li conoscono; esattamente al contrario di quei cacciatori che vivono in armonia con le specie.
In “Avatar” solo il marine prescelto è potuto diventare l’Avatar infiltrato perché egli non ha la boria degli scienziati che si preoccupano dei diritti degli alieni senza tuttavia conoscere questi alieni per cui si battono; egli è anche tutt’altra cosa rispetto al principio maschile errato impersonificato dagli altri marines che rappresentano l’umanità nel suo insieme e che si oppone al principio femminile della terra generatrice.
La terra genitrice e generatrice, in tutte le culture, premia il principio maschile del coraggio, della temerarietà e dell’azione affinché sia rivolta al principio femminile della terra; se il principio maschile indirizza male la sua azione diviene un principio maschile sbagliato e votato al fallimento.
Questa tematica della terra che prima premia e poi ti atterra se te ne allontani è un lontano rimando al Macbeth shakespeariano, solo per citare un esempio letterario.
Avatar piace se si sono visti pochi film su questi temi; se è così, la trama può anche sembrare solida e pregna.
Avatar non piace a chi di film sull’argomento ne ha visti a iosa e finisce per citare il solito “trito e ritrito”.
Prima di giudicare Avatar in questa maniera così rigidamente manichea, non dimentichiamo il “come” delle immagini; il “come” della trama non è stato sviluppato in maniera innovativa, è vero, ma il “come” delle immagini (ad esempio, la sopraccitata diversa fluidità di alieni e avatar umani) può far perdonare certe mancanze di un film che, piaccia o meno, da certi punti di vista si è meritatamente presentato come rivoluzionario e innovativo.
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