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Underground

gennaio 26th, 2010 by Blanche in Commedia, Drammatico, Emir Kusturica, Genere

Underground.jpegdi Emir Kusturica

anno di produzione: 1995

Dieci anni dopo aver conquistato il premio maggiore del Festival con il film Papa è in viaggio d’affari, il regista Emir Kusturica vince di nuovo nel 1995 la Palma d’oro al Festival di Cannes.

Il film del regista nato a Sarajevo nel 1954 è stato presentato come film della Comunità Europea.

Ambientato nella Jugoslavia immersa nella seconda guerra mondiale, il film ripercorre la storia di questa nazione attraverso gli occhi di Marko e Petar (detto “Il Nero”), gli “eroi” di questo film, entrambi innamorati della bella attrice Natalija.

Nel 1941, dopo il primo raid aereo tedesco su Belgrado, comincia l’ascesa del compagno Marko (M. Manojlovic), partigiano, trafficante e borsanerista. In due anni lui e il suo impetuoso amico Blacky (L. Ristovski) accumulano una fortuna e la fama di eroi della resistenza, finché non convincono il clan cui appartengono a rifugiarsi in un sotterraneo e a fabbricare armi e altri prodotti per il mercato nero.

Ci rimangono per quindici anni perché, con la complicità dell’attrice Natalija (M. Jokovic), Marko fa credere a tutti che la guerra continua, e intanto diventa un pilastro del regime socialista di Tito.

L’inganno dura fino al 1961, fino a che, in occasione del matrimonio di Jovan, Natalija, ubriaca, non rivela a Petar l’inganno che per ben 20 anni lui e gli altri resistenti hanno subito ad opera di Marko.

Quando Petar, appena terminato il matrimonio di suo figlio Jovan, decide finalmente di uscire a combattere assieme a quest’ultimo, si scontra con una nuova realtà che non sa riconoscere; persa la concezione del tempo attacca un set di riprese di un film di propaganda scambiando le comparse per nazisti veri.

Anni dopo, e dopo la morte di Tito, scoppia la guerra civile, e la Jugoslavia va in frantumi, invasa anche dalle truppe dell’ONU. Dopo un lungo internamento in un ospedale psichiatrico, Ivan viene a sapere della macchinazione del fratello e del nuovo dramma della Jugoslavia.

Servendosi della vecchia rete di tunnel torna nel suo paese dove il “Nero” dirige un commando militare. In un villaggio distrutto, Ivan si imbatte nel fratello, sempre coinvolto in discutibili traffici. Accecato dalla rabbia, Ivan lo picchia col bastone e poi, convinto di averlo ucciso, si impicca nel campanile di una chiesa.

Marko (oramai in fin di vita sulla sedia a rotelle) e Natalija, ricercati a livello internazionale come trafficanti d’armi, vengono riconosciuti come tali da truppe di Petar e giustiziati: a dare l’ordine è (via radio) lo stesso Petar, che però si rende conto troppo tardi dello sbaglio commesso.

In un finale onirico/surreale, tutti i personaggi si ritroveranno al matrimonio di Jovan su un’ansa del Danubio che, staccandosi da terra, andrà alla deriva mentre il fratello di Marko, Ivan, comincerà a raccontare la storia: “C’era una volta un paese…”.

E difficile riassumere in una definizione di genere un grande film visionario come  questo. Hanno speso molti aggettivi per definirlo: picaresco, eccessivo, ridondante, straordinario, smisurato, vitalissimo, incandescente, barocco, sensualissimo, metaforico, allegorico. Si scrisse che fa pensare all’Alice nel paese delle meraviglie riscritto da Kafka.

Sarebbero pertinenti anche i rimandi al realismo fantastico della narrativa latino-americana, alla pittura naive di Chagall (basta pensare alla sposa che vola), al cinema di Tarkovskij e Welles, per non dire di Vigo o di Visconti, esplicitamente citati. E’ una tragicommedia musicale con le musiche tzigane di Goran Bregovic che di un racconto straripante di feste nuziali, riti collettivi e baccanali sono il filo conduttore e gli danno il ritmo.

“C’era una volta un paese…” è il sottotitolo. La Jugoslavia, naturalmente. Kusturica dice che non è un film nostalgico, ma un necrologio. Forse il Paese di cui ha cercato di raccontare 40 anni di storia non è mai esistito.

Kusturica è stato accusato da ambo i fronti: molti bosniaci lo hanno considerato un nostalgico titino, un cinico traditore della causa; molti serbi hanno visto nel suo capolavoro un’offesa al passato della federazione e al mito fondativo del comunismo iugoslavo (incarnato ovviamente negli eroi della Resistenza). Forse hanno ragione da entrambe le parti.

Ma forse, nello stesso tempo, la forza straordinaria di Underground non sta nello sguardo particolarmente critico del suo autore, bensì, paradossalmente, nelle costrizioni che egli stesso si è imposto. Kusturica si è immerso fino in fondo nella lava zampillante della sua storia, ha aderito del tutto alle vicende dei suoi personaggi. Ne è risultato uno sguardo astigmatico, troppo ravvicinato per essere obiettivo, eppure sempre a dir poco folgorante.

Underground è una panna sbattuta per tre ore ai limiti dell’impazzimento. E’ una passione che miracolosamente non smette di montare: quella di Kusturica per la sua terra. Certo, la Jugoslavia è morta – si è detto spesso che Underground è una specie di necrologio – ma la sua gente è viva più che mai.

L’isoletta alla deriva sul Danubio, sulla quale Jovan si ritrova a far bisboccia insieme a tutti i suoi amici morti, non sembra alludere a una condizione davvero ultraterrena, quanto piuttosto a una palingenesi, alla nuova nascita di questa gente dalle sette vite.

Nonostante le mille polemiche sulla figura doppia di Emir Kusturica, Underground resterà per sempre il miglior inno alla vitalità gattesca del popolo balcanico.

Trailer del film

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