I ponti di Madison County
gennaio 18th, 2010 by Gwenn in Clint Eastwood, Drammatico, Genere, Regista
di Clint Eastwood
anno di produzione: 1995
I ponti di Madison County, dal titolo originale The bridges of Madison County e diretto da Clint Eastwood nasce dall’adattamento per lo schermo di una bella storia d’amore che avrebbe fatto in altri tempi la gioia di Douglas Sirk.
Iowa, estate del 1965, Francesca (Meryl Streep), una donna sposata, ormai rassegnata ad una vita di casalinga tranquilla e un po’ triste, incontra improvvisamente la passione incarnata nella figura di Robert, un fotografo di National Geografic libero e selvaggio (Clint Eastwood).
Complice l’assenza del marito e dei figli, partiti per una fiera del bestiame, i due fanno amicizia e in breve il loro incontro si trasforma in un’autentica e profonda passione. Durerà solo quattro giorni, alla fine dei quali Robert le chiede di andare via con lui.
Posta dinanzi alla scelta di dover lasciare la propria famiglia e una vita scontata e monotona per rifarsi una vita finalmente appagante con l’uomo che, per la prima volta, aveva saputo esaltarne interiorità e sensualità , lei ripiega sull’esistenza di sempre.
Poi, nel 1982, le giungono gli effetti del defunto Robert, che aveva lasciato ai figli un testamento con una sconcertante richiesta: le sue ceneri dovranno essere gettate nel fiume dal ponte Roseman, lì dove è iniziata la sua storia d’amore con Robert.
Infatti, la struttura del film a forma di flash-back che qui diventa uno strumento per raddoppiare l’emozione, ci permette fin dall’inizio di conoscere la mentalità dei due figli di Francesca (retrogrado il primo, ribelle e anticonformista la seconda) quando i due, spulciando tra le carte della madre defunta, trovano una lettera e tre diari della madre che raccontano loro dei fatali quattro giorni dell’autunno 1965 quando lei era sola in casa, mentre loro due insieme a loro padre Richard, erano partiti per alcuni giorni per una fiera di bestiame.
Mano a mano che il racconto sentimentale della sua avventura si snoda, le reazioni dei figli assumono un’importanza sempre crescente: dapprima turbati ed irritati per la storia, finiscono per comprendere la madre e anzi traggono spunto dalla sua esperienza per tentare di modificare i loro tesi rapporti matrimoniali.
Strutturando il racconto in un sistema di flash-back, la storia viene tramandata dalla madre ai propri figli, che, rivivendola attraverso i suoi diari, dapprima scioccati, finiranno per esserne tramutati a tal punto da modificare le loro stesse vite sentimentali.
L’abilità con cui Clint Eastwood manipola lo spettatore, applicando al melodramma gli strumenti della suspence e della sorpresa, non è finalizzata unicamente ad ottenere un’emozione patetica, ma anche ad esaltare il vero tema del suo film, che non è tanto l’amore quanto le sue possibili conseguenze.
Che possono essere anche positive e rigeneratrici per gli altri, e non sempre e solo distruttive e tragiche: mentre il ricordo dell’amore fugace avrà permesso a Francesca di vivere il resto della sua esistenza in modo più sereno, senza rimpianti, e i suoi diari avranno aiutato i figli a riconciliarsi con se stessi, il fotografo lascerà ai posteri, in un album fotografico, l’espressione artistica di quello che non ha potuto vivere fino in fondo.
Abbandonata da tempo la 44 magnum, Clint Eastwood qui dà prova, nel doppio ruolo di regista-attore, di sensibilità , eleganza e stile nel trasporre sullo schermo l’omonimo romanzo di Robert James Walker.
Dimostra anche, se ce ne fosse ancora bisogno, di sapere scegliere gli attori giusti : Meryl Streep è davvero strepitosa, il suo monologo, che cerca di darsi una spiegazione al perché si trovi davanti ad una simile, impossibile e ingiusta scelta è un pezzo di rarissima recitazione, intensità ed intelligenza cinematografica. Non sembra più neppure un film, tanto è verosimile il tutto, dalla sordità della vita al loro incontro e l’insopportabile dolore del distacco fino al finale che devasta l’anima.
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