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Blade Runner

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La 25a ora

gennaio 11th, 2010 by Blanche in Drammatico, Genere, Regista, Spike Lee

la 25a ora.jpgdi Spike Lee

anno di produzione: 2002

Il film di Spike Lee è tratto dal romanzo di David Benioff, pubblicato nel 2001, che ne ha anche realizzato la sceneggiatura, ma mentre il libro era stato scritto prima dell’undici settembre, Spike Lee sceglie non a caso di proiettare sul racconto il fascio oscuro della tragedia.

“La 25ª ora” può essere definito come una favola metropolitana o come il primo film pensato e scritto dopo la tragedia dell’undici settembre o come un documentario su New York realizzato da occhi arrabbiati e disillusi.

Gli occhi sono quelli di Edward Norton nei panni di Montgomery Brogan, condannato per spaccio di stupefacenti, che girovaga per la città nelle ultime sue ventiquattro ore di libertà prima di doversi recare, il giorno successivo, in un penitenziario per scontare sette anni di prigione.

Gli occhi di Norton vagano per le strade di una New York lacerata, dove i fari che sostituiscono le due torri sembrano dei moncherini lanciati nella notte verso lo spazio, dove le lucide simmetrie delle inquadrature di Spike enfatizzano il senso di mancanza incrociando angoli e riprendendo il vuoto.

Brogan, nelle sue ultime ventiquattr’ore, è alla ricerca di risposte alle molte domande che gli affastellano la mente.

Chi è stato a tradirlo con la narcotici? Perché non ha studiato legge all’università? Perché non ha mollato tutto sei mesi prima, riciclando tutti i soldi già guadagnati in qualche redditizio fondo di investimento? Come sfuggire alla terribile sorte che lo attende in galera?

Domande che rimangono tali negli occhi amareggiati del padre, nelle pieghe del magnifico corpo di Naturelle, la sua ragazza, nell’espressione di compatimento dei suoi amici di infanzia Jacob e Francis.

E’ con loro che il protagonista passerà la sua ultima notte andando nella discoteca più trendy del momento prima di salutarli e di salutare soprattutto la usa città, New York.

Il racconto del lungo addio si svolge sullo sfondo delle macerie del cosiddetto Ground Zero: in particolare, un lungo dialogo tra Frank e Jacob, su sesso, denaro e amicizia – uno sproloquio ridicolo e demente – è girato dall’alto di un grattacielo che domina il sepolcro imbiancato delle Due Torri. Lo stesso colore acido è adoperato da Spike Lee per le scene della discoteca in cui folle nevrotiche di mani e di corpi sudati si agitano in maniera insensata.

Probabilmente, l’ora più bella del film è l’ultima, la venticinquesima, mentre accompagnato dal padre, su una macchina che inalbera la bandiera a stelle e strisce, Monty va in prigione. Il padre gli prospetta un futuro da fuggiasco e una vita ricominciata altrove, con un’altra identità, mentre lo spettatore assiste al concretizzarsi di questo universo narrativo. Si tratta di quella che Lynch chiamerebbe “fuga psicogenaâ€, tanto intensa da materializzarsi.

Spike Lee ha mescolato ovvietà a intuito in questo film dedicato alla gente comune degli Stati Uniti. Segue la convenzione del film metropolitano, tra malavita e locali notturni, così come si adegua alla convenzione della commedia psicologica fatta di lunghi e divertenti dialoghi nel mondo della middle class.

Ma sa dare un tocco originale con le tinte generali della fotografia e i toni della recitazione che danno una forza inaspettata all’esecuzione di una sceneggiatura, tutto sommato banale.

Da uomo di talento, grazie al buon livello dei suoi attori (il bravissimo Edward Norton che conferma di essere uno dei migliori attori della sua generazione) e al solito uso svelto e elastico della macchina da presa, ha saputo stare dentro alle cose e trasmettere in una disperata malinconia il segnale doloroso che un mondo è finito e non ricomincerà mai più.

Alcune scene del film

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