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Dancer in the Dark

gennaio 11th, 2010 by Blanche in Drammatico, Genere, Lars Von Trier, Regista

Dancer in the Dark.jpgdi Lars Von Trier

anno di produzione: 2000

Diretto dal regista danese Lars Von Trier nel 2000, Dancer in the Dark oltre ad essere il film che ha vinto la Palma d’oro al Festival di Cannes nel 2001 è anche il titolo di una canzone cantata da Fred Astaire in Spettacolo di varietà.

Il regista ne fa una pellicola che rappresenta uno dei più originali ed innovativi musical degli ultimi anni, girato quasi interamente con la steadycam, la camera a mano.

Definito da lui stesso come un antimusical, il fim racconta la storia di Selma, una giovane immigrata arrivata dalla Cecoslovacchia negli Stati Uniti insieme al figlio Gene.

Lavora in una fabbrica e la sua grande passione per la musica, specialmente per tutti i pezzi cantati e ballati dei più famosi musical di Hollywood, la aiuta a sopportare il suo grande dolore che nasconde a tutti: sta perdendo la vista e suo figlio Gene subirà la stessa sorte se non potrà sottoporsi ad un costoso intervento chirurgico.

Si tratta di una operazione costosa, e per questo Selma giorno dopo giorno mette da parte il denaro, spendendo il minimo indispensabile e facendo turni di straordinario anche notturno.

Quando un poliziotto che le sembrava amico le ruba i soldi, tutto precipita. Selma se ne accorge e uccide l’uomo, viene arrestata, sottoposta al processo e infine condannata a morte. Ci sarebbe forse qualche speranza di evitare l’esecuzione ma per pagare l’avvocato bisognerebbe usare i soldi risparmiati per operare il figlio…

L’autore spiega che “Selma è sorella della Bess di Breaking the Waves o della Karen di Idioti: la stessa ingenuità, la stessa determinazione, la stessa forza emotiva.” Un remake? Niente affatto. Qui c’è un’invenzione che sorprende e commuove: il musical tragico, perché il regista riesce ad arrivare in fondo al film senza che il tono drammatico sia ridicolizzato dagli intermezzi musicali.

Le sue scelte di attrice sono azzeccate, in particolare nella scelta della cantante Bjork, premiata come migliore attrice al suo esordio cinematografico accanto a Catherine Deneuve che il non convenzionale Lars fa diventare un’operaia alla catena di montaggio!

Il film sembra voler combinare il mondo fantastico dei musical hollywoodiani con la vita reale e con i veri sentimenti. In effetti la protagonista nutre una grande passione per entrambe le dimensioni: ama molto la vita reale, le persone concrete, gli errori, cioè qualunque cosa possa definire gli esseri umani. Ma lei ha pure un grande amore per la stilizzazione dei musical. I due elementi coesistono nell’opera, e Selma è convinta che si possono combinare.

E’ vero che la ricerca esasperata, da parte del regista, del non convenzionale (a cominciare dalla macchina a spalla che però abbandona quando serve, ad esempio quando la protagonista si lascia andare al canto e al ballo, le sue passioni, ed evade dalla realtà quasi sognando, dando vita ai momenti musicali del film, vengono usate più telecamere contemporaneamente (addirittura fino a 100!)) e una certa sua estremizzazione attraverso l’artificio della musica e delle canzoni che gli servono come alibi per un approdo un po’ troppo disperato e agghiacciante darà sicuramente noia a qualcuno.

Sarà anche troppo compiaciuto nel trattare un tema rimosso come il dolore, ma è anche un film che ci fa riflettere con corraggio sulla realtà che ci circonda. Superando il volto di castità del manifesto Dogma 95, Von Trier riesce a proporrci delle scene che non si dimenticano facilmente come as esempio la famosa scena del treno.

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