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Il tagliagole

novembre 13th, 2009 by Blanche in Claude Chabrol, Genere, Giallo, Regista

Il tagliagole.jpeg di Claude Chabrol

anno di produzione: 1970

Nato nel 1930, Claude Chabrol si avvicina al cinema da giovanissimo quando, all’età di dodici anni, inizia come proiezionista in un garage del suo piccolo paesino natale.

Dopo gli studi in Scienze politiche, diventa critico dei Cahiers du Cinéma e nel 1957 pubblica un libro su Alfred Hitchcock di cui Chabrol è un entusiasta ammiratore.

Partecipa poi all’avvio della Nouvelle Vague francese con il suo primo film, Le beau Serge, ma se i suoi primi film fanno esultare la critica, non entusiasmano però molto il pubblico che ne scopre il talento solo più tardi negli anni sessanta con film più commerciali.

Con il film intitolato Il tagliagole (il titolo originale in francese è Il boucher cioè il macellaio), il regista inaugura una serie di sette film legati tra di loro dal tema comune di un’osservazione distaccata sulla morale nella vita contemporanea.

Il tagliagole, senza dubbio uno dei film più interessanti realizzati da Chabrol, è ambientato nella provincia francese, in un paesino nel quale si incontrano un’insegnante (ruolo interpretato dalla sublime e gelida Stéphane Audran, seconda moglie del regista), direttrice della scuola locale, e un macellaio.

Tra i due soggetti si sviluppa un intenso rapporto affettivo, sempre però caratterizzato da una sorta di inquietante ambiguità. Nel frattempo una serie di omicidi di giovani donne sconvolge il paese. Quando Hélène, l’insegnante, durante una gita con i suoi alunni trova il cadavere di una donna e, accanto al corpo, l’accendino che aveva regalato a Popaul, il macellaio, il sospetto e la paura cominciano ad impossessarsi della donna.

Il tagliagole è un lungometraggio che racchiude in sé tutte le caratteristiche della cinematografia di Chabrol. La passione per il giallo-psicologico, l’attenzione verso il maestro Hitchcock, lo sguardo perfido verso la provincia transalpina, la freddezza della cifra espressiva, la regia misurata e geometrica, la capacità di costruire situazioni enigmatiche ed agghiaccianti.

Il risultato ottenuto può essere definito come uno Chabrol controllato senza essere evasivo, limpido senza essere superficiale, trasparente senza essere freddo. Un film angoscioso che riesce ad essere allo stesso tempo una bellissima e struggente storia d’amore.

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