In the mood for love
ottobre 28th, 2009 by Blanche in Regista, Wong Kar-Wai
di Wong Kar-Wai
anno di produzione: 2000
“In the mood for love” è un film del 2000 diretto da Wong Kar-Wai, il più occidentale dei registi del cinema orientale.
Se il regista mantiene il taglio classico della cultura orientale soprattutto nelle tematiche delle storie, è invece la forma che dà alle sue storie a renderlo distante dalle sue origini.
Si può dire che il suo cinema è esteticamente e concettualmente più vicino al gusto statunitense rispetto a quello della maggior parte dei suoi connazionali.
Conosciuto a livello internazionale nel 1994 con il film “Hong Kong Express”, è con “Happy together” che Wong Kar-Wai ottiene un riconoscimento al festival di Cannes del 1997, con il premio di miglior regista.
A differenza dei suoi precedenti film, In the mood for love ha una trama molto lineare, dove i sentimenti dei personaggi aumentano tra un incontro e un altro, la colonna sonora prende il sopravvento sulla parola e le emozioni traspaiono dagli sguardi e dai movimenti.
Siamo ad Hong Kong nel 1962 (dove il regista nato a Shangai è poi cresciuto). L’impiegata Su Li-zhen e il giornalista Cho Mo-wan, entrambi di Shangai e sposati con coniugi spesso e volentieri assenti per lavoro, s’incontrano nella casa dove abitano porta a porta, stringono un’amicizia amorosa, rafforzata dal comune sospetto di una relazione tra i rispettivi coniugi.
Si incontrano, si chiedono cosa staranno facendo gli altri due, si parlano come se parlassero a loro, si guardano allontanarsi, e inevitabilmente senza dirselo mai, finiscono per amarsi.
Il film si basa soprattutto sulla lentezza dei movimenti, sulle riflessioni dei due personaggi che cercano di accettare il tradimento dei loro coniugi, cercando di capire all’inizio come sia potuto succedere, chi dei due abbia potuto iniziare, ma alla fine capiscono che queste cose sono inutili, anche perché sta accadendo anche a loro, anche se in modo molto velato.
Claustrofobica e di raffinata eleganza, sensuale e casta, ricca di particolari e di ripetizioni, ritmata da un brano musicale di Michael Galasso che, con le canzoni in spagnolo di Nat King Cole (“Ojos verdes”, “Quizas, quizas”) si ripete con leggere variazioni, è una storia segreta d’amore, vissuta all’interno e in silenzio, raccontata in modi sapientemente ellittici, all’insegna del ricordo, di un passato “sfocato e indistinto”.
Tony Leung e Maggie Cheung sono strepitosi, bellissimi e glaciali. I lineamenti austeri di Leung sono perennemente offuscati dal fumo delle tante sigarette mentre i magnifici vestiti di Maggie Cheung oltre a fasciarne il corpo meraviglioso sembrano scandire i tempi del racconto più dell’orologio che viene inquadrato di tanto in tanto: quando il vestito cambia da un’inquadratura all’altra ci accorgiamo che forse (forse) è passato un altro giorno…
E’ interessante sapere quale fosse il progetto originario: intitolato “Tre storie di cibo”, si trattava “di filmare tre storie che descrivessero il modo in cui il cibo influisce sulla vita della comunità cinese di Hong Kong e come innovazioni quali il bollitore per il riso, le tagliatelle istantanee e il fast-food hanno cambiato la vita degli asiatici, sconvolgendo le loro relazioni sociali. [...] Come il ruolo dell’uomo e della donna è cambiato a causa delle abitudini alimentari.”
Dopo aver girato, in due sole notti, un primo cortometraggio di 8 minuti, che avrebbe dovuto costituire l’ultima storia, dedicata al dessert, nel quale Maggie Cheung mangia dolci in un fast food gestito da Tony Leung, la storia dedicata al piatto principale è diventata sempre più lunga, fino a diventare un intero lungometraggio.
Il film ha richiesto quindici mesi di riprese, interrotte per la crisi economica in Asia, che ha messo in difficoltà i finanziatori asiatici ed ha reso necessario cercare fondi in Europa. Quando le riprese sono ricominciate, Wong aveva già cominciato quelle del film successivo, 2046, quindi si è trovato a girare due film contemporaneamente, che si sono influenzati a vicenda.
Infatti, 2046 può essere visto come il seguito ideale di In the mood for love, ma con un ritmo molto diverso caratterizzato da bruschi passaggi tra la realtà e la fantasia del protagonista.
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