Bastardi senza gloria
ottobre 8th, 2009 by Stefania in Quentin Tarantino, Regista
di Quentin Tarantino
anno di produzione: 2009
Immaginate una classica trama ad intreccio con tre storie parallele che si intersecano e con dei piani meditati dai protagonisti che si sovrappangono tra loro.
Immaginate di dover riscrivere la storia ed immaginate che questa storia sia ambientata nella Francia occupata dai nazisti.
Prendete il celebre fumetto di Spiegelman il quale disegnava gli ebrei raffigurandoli come topi; prendete la Francia di fine ottocento in ginocchio per l’affaire Dreyfus, il celebre soldado ebreo-alsaziano accusato di spionaggio; ora mischiate tutti questi elementi.
Ci ritroviamo in una storia di spie; non siamo nella Francia dell’ottocento (quella dell’affaire Dreyfus) ma nella Francia nazista e c’è ancora una Dreyfus (anch’essa ebrea) che scampa allo sterminio della propria famiglia ad opera del colonnello SS Hans Landa, interpretato dall’eccellente attore austriaco Christoph Waltz.
Abbiamo un gruppo che si fa chiamare “i bastardi†che trova il proprio motivo di gloria nel prendere lo scalpo ai nazisti e che si affiancherà ad una spia, un’attrice tedesca che trama contro la sua nazione. Abbiamo le gesta del colonello nazista che interferisce nei destini dei protagonisti.
Anche se inizialmente non potrebbe sembrare un film di Tarantino, dopo 5 minuti dalla presentazione di uno dei “bastardiâ€, appare chiaro che non solo è Tarantino ma anche al suo massimo grado.
Tanti i riferimenti autoreferenziali! Il film stesso è un’omaggio a “Quel maledetto treno blindato” di Enzo G. Castellari (1977) e che fu trasmesso negli States con il titolo, appunto, di “Bastardi senza gloria”.
L’autoreferenzialità è data anche dalla trappola del cinema nel cinema. Come Amleto, nel teatro, utilizza una trappola per mezzo del teatro (meta teatro) e la chiama “trappola per topi”, atta a catturare la coscienza dello zio assassino del padre; qui, in “Bastardi senza gloria”, è il cinema che si serve del cinema per catturare (come topi) i nazisti e questo piano è partorito appunto da Shosanna Dreyfus, l’ebrea che inizialmente scappa dal braccio della morte di Hans Landa.
Shosanna è l’ebrea che da “topo” arriva a capovolgere la situazione trasformando i nazisti stessi in topi. Anche allegoricamente, quindi, la storia è stata riscritta. Nonostante le diversità dai soliti film di Tarantino, abbiamo comunque tutti i soliti e piacevolmente noti ingredienti che rendono riconoscibile l’inconfondibile firma tarantiniana.
Autoreferenziale sembrerebbe anche la frase finale del film (pronunciata da Brad Pitt) con la quale Tarantino pare voler strizzare l’occhio (e magari interrogare lo spettatore) proprio a questa sua ultima opera.
Trailer del film
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