L’avvocato del diavolo
settembre 30th, 2009 by Stefania in Regista, Taylor Hackford
di Taylor Hackford
anno di produzione: 1997
Strutturato su due livelli di lettura come gli scritti del filosofo Platone. Livello I: Film per tutti. Livello II: Film per gli iniziati, ovvero, gli estimatori di John Milton, scrittore.
Partiamo dal livello I: Un giovane avvocato che non ha mai perso una causa, da quando cambia sede su invito di un certo John Milton, si ritrova ad avere una carriera così folgorante, brillante e rapida da non sembrare reale, come se ci fosse lo zampino di un essere ultraterreno, quasi demoniaco; magari in tutto ciò c’è lo zampino proprio di quel John Milton. Spettacolare il monologo finale di Al Pacino.
Livello II: Film denso di rimandi ai passi più celebri del “Paradise Lost” di John Milton, e fra tutte spicca la celeberrima esclamazione “meglio regnare all’inferno che servire in paradiso”, frase che racchiude in sé la vera natura del diavolo che è appunto “proud”, ovvero orgoglioso.
John Milton, (che è anche, guarda caso, il nome dell’avvocato che cambia la vita del protagonista), come è noto, fu il massimo esponente di una fase umanistica che precedette in Inghilterra il neoclassicismo e non è un caso che il Satana del film si definisca l’ultimo degli umanisti.
E assolutamente non è un caso che Satana, sempre in questo film, si chiami proprio “John Milton” come l’autore ricordato maggiormente per lo splendido “Paradise Lost”, a cui il film si ispira.
Il “Satana” del “Paradise Lost” è, a tutt’oggi”, una delle figure letterarie eroiche e romantiche più riuscite di tutti i tempi e, a ben guardare, la personalità eroica di Satana nel film viene fuori nel monologo finale (”la bibbia è una fonte sospetta”).
Se il Milton scrittore era ossessionato dal libero arbitrio, il Milton del film viene appunto sconfitto (forse) appunto dal libero arbitrio. Ciò che si frappone nel cammino della possibilità di libero arbitrio è la vanità la quale, da sempre, nella tradizione cristiana è il peccato favorito del diavolo in quanto è la base di ogni altro peccato.
Il diavolo stesso è vanitoso sebbene la sua caratteristica più spiccata sia la superbia, l’orgoglio (il “pride” inglese) di cui la vanità è solo una manifestazione.
Il film strizza continuamente l’occhio a questa visione tradizionale della vanità . Gustare il già ben fatto film, tenendo a mente lo splendido “Paradise Lost” è un’esperienza più unica che rara; è come l’apprendimento della filosofia per gradi di Platone: chi è al grado più alto del sapere gusta una certa opera maggiormente. E anche in questo c’è vanità .
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