Buena Vista Social Club
settembre 9th, 2009 by Sara in Regista, Wim Wenders
Di Wim Wenders
anno di produzione: 1999
Buena Vista Social Club era il nome di un club dell’Avana (Cuba), il cui ingresso era riservato alle persone di colore.
Quasi quarant’anni dopo la chiusura del club, un gruppo di star cubane si fondono nell’omonimo gruppo musicale, ed all’iniziativa partecipa anche il chitarrista californiano Ry Cooder.
Il disco “Buena Vista Social Club” esce nel 1996. Nel 1999 il regista Wim Wenders dirige un documentario sull’intera vicenda della produzione e sui membri dell’orchestra, anch’esso intitolato “Buena Vista Social Club”.
Lo straordinario gruppo di musicisti ultraottantenni ha avuto esordi difficili, con anni passati ad arrangiarsi e a suonare nei localini dell’Avana; Poi l’incontro con Ry Cooder, la realizzazione del disco e la successiva avventura del film, che li ha portati al successo mondiale, facendoli conoscere al grande pubblico.
I personaggi della “Compay Segundo e compagni”, definiti anche “la banda di supernonni” sono: i cantanti Ibrahim Ferrer e Compay Segundo, il chitarrista Ruben Gonzalez, la straordinaria Omara Portuondo, il chitarrista Manuel Galban, e Manuel “Puntillita” Licea, pianista. Tutti oltre gli ottanta, alcuni oltre i novant’anni, al momento della realizzazione del film.
Wim Wenders in questo emozionante diario accompagna i grandi vecchi della musica cubana nel loro viaggio di ritorno a Cuba, dopo la vittoria del Grammy Award per il disco Buena Vista Social Club.
E’ l’occasione per documentare la vita dei componenti e l’attività del gruppo, dalla rinascita (su impulso dello stesso Ry Cooder) dopo anni di silenzio, fino alla loro ultima trionfale apparizione al Cornegie Hall di New York.
Wenders incrocia le parole, i racconti e i ricordi di tutti loro con partecipazione e ironia, con divertimento e rispetto. Alcune scene sono molto toccanti: Eliades Ochoa che piange mentre canta “Silencio”, o Ruben Gonzalez che dà tutto se stesso al piano sotto un interminabile scroscio di applausi. Ma soprattutto colpiscono le scene del gruppo a passeggio, naso in sù, per le strade di Manhattan, tutti increduli per il successo arrivato con mezzo secolo di ritardo.
Un Wenders straordinario, in un diario da non perdere. Il regista stesso afferma: “Mentre giravo Buena Vista Social Club mi resi sempre più conto che in fondo non stavamo girando un documentario, ma che avevamo scoperto una storia e stavamo seguendo le sue tracce”.
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