Mediterraneo
agosto 30th, 2009 by Blanche in Gabriele Salvatores, Regista
di Gabriele Salvatores
anno di produzione: 1991
Il film di Gabriele Salvatores che ha vinto premio Oscar 1992 per il miglior film straniero chiude la trilogia composta da “Marrakech Express” del 1989 e da “Turné” del 1990. Si tratta della cosiddetta trilogia della fuga, i cui film sono dedicati alla poetica della delusione e del disincanto, alla fuga verso una nuova forma di individualità.
Il film è stato girato nell’isola greca di Castelrosso (Megisti in lingua greca), posta a sud-est di Rodi, nell’arcipelago del Dodecanneso.
La storia racconta avventure, amori e tribolazioni di otto soldati del Regio Esercito Italiano che nel giugno 1941 sono mandati a presidiare un’isoletta greca dell’Egeo che ha subìto la precedente sanguinosa occupazione tedesca.
Il manipolo di soldati, al comando del tenente Montini (Claudio Bigagli), un insegnante di latino e greco, appassionato di pittura, si rivela un gruppo di persone assolutamente inadatto alla minima attività militare e presto, sfruttando l’isolamento geografico, l’impossibilità di comunicazione con il comando dovuta alla radio in avaria e l’apparente solitudine dell’isola, si dedica ad attività del tutto estranee alla guerra, compreso il sergente Lorusso (Diego Abatantuono), l’unico con apparenti motivazioni militari.
Quando tre anni dopo, vengono a sapere la notizia dell’armistizio con gli Anglo-Americani firmato dall’Italia l’autunno dell’anno precedente, tutti lasciano l’isola a malincuore a bordo di una motobarca inglese, tranne uno che decide di disertare e rimanere sull’isola.
Il film è accompagnato dalla citazione di un famosa frase di Henri Laborit“In tempi come questi la fuga è l’unico mezzo per mantenersi vivi e continuare a sognare” e si chiude con una didascalia significativa ed emblematica: “Dedicato a tutti quelli che stanno scappando”.
Mediterraneo è stato definito un film generazionale, ovvero un’opera che identifica, esprime e incarna la riflessione storica di una determinata generazione. Difficile interpretare il film quindi se si omettono queste componenti precise.
La generazione alla quale il regista appartiene e alla quale si rivolge è quella che agli inizi degli anni novanta si ritrova orfana di un impegno politico ma rispetto a Moretti che tratta le stesse tematiche, Salvatores si sofferma più a lungo sulle vicende di gruppo, descrive meglio le dinamiche relazionali e tratta con più affetto il tema dell’amicizia, soprattutto quella virile e le delusioni che a volte ne conseguono.
Il film quindi non è un’opera contro, contro la guerra, contro una certa storia recente del nostro paese, contro certi sviluppi sociali e politici, bensì una riflessione positiva, una onesta rabbia triste, l’elogio di un atteggiamento, quello della fuga, intesa più come possibilità di fuggire l’ovvio e le spinte globali e disumanizzanti, che mera e semplice vigliaccheria.
Salvatores rimane fedele in questo film ad una certa tradizione cinematografica italiana del dopoguerra, indossa senza tradirli i canoni della commedia, mescola alcuni stereotipi classici, come quello del soldato italiano fannullone e della caratterizzazione dialettale, e si concede a volte ad eccessivi sentimentalismi, ma senza mai rischiare la caricatura.
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dicembre 7th, 2009
Io ero abbastanza giovane quando uscì al cinema. Però ho un ricordo particolare: un mio amico, che non aveva assolutamente la passione per il cinema, ci era affezionato, penso per il cameratismo, l’amicizia tra commilitoni. Si può dire che è andato al di là dall’essere un film generazionale, lontano dall’essere un film sulla fuga e basta.
Come ben sai era candidato all’Oscar come miglior film straniero…lo meritava o no??
Sei ufficialmente invitato a votare al Torneo degli Oscar, in cui si danno i premi di “denoaltri” blogger, con le candidature dell’Academy ma anche altre categorie.
Il link è questo:
http://iltorneodeglioscar.blogspot.com/2009/12/1992.html
Se vuoi solo dare i voti per questo film, e non partecipare al resto delle votazioni, puoi darmi l’ok commentando qui.