Il cielo sopra Berlino
agosto 18th, 2009 by Blanche in Regista, Wim Wenders
di Wim Wenders
anno di produzione: 1987
Quando fu presentato in concorso al 40° Festival di Cannes, il film Il cielo sopra Berlino vinse il premio per la migliore regia. A confermare il fatto che le poesie di Rainer Maria Rilke hanno ispirato il film sono le parole del regista Wim Wenders, secondo il quale gli angeli vivono nelle poesie di Rilke.
Nella Berlino delle anni Ottanta (dove è ambientato il film), due angeli chiamati Damiel e Cassiel vagano nella città mentre osservano ciò che fanno e di ciò che pensano gli esseri umani.
Li vedono, possono anche leggere nei loro pensieri senza essere visti, essendo invisibili e impercettibili. Damiel e Cassiel si mescolano ai pensieri e alle esistenze degli abitanti di Berlino, riempiono di annotazioni i loro taccuini e si scambiano le informazioni che hanno trascritto sugli esseri umani.
Sono solo osservatori, essendo incapaci di interazioni con il mondo fisico. Nonostante ciò, Damiel mentre percorre la città vede Marion, una trapezista bella, brava e che si sente molto sola e se ne innamora.
Tra i molti personaggi che incontrano nel loro girovagare, c’è anche l’attore americano Peter Falk, che nel film interpreta sé stesso, di passaggio a Berlino per girare un film.
Si scopre che in passato è stato anche lui un angelo ma che per poter participare al mondo e non solo osservarlo ha rinunciato alla sua immortalità. Damiel, convinto dopo un incontro con Falk di voler anche lui diventare umano, abbandona la sua esistenza spirituale; Damiel si mette così alla ricerca della donna di cui si è innamorato, Marion, che adesso è disoccupata e che, non sapendo cosa fare, va ad un concerto rock.
I due si ritrovano e riescono a coronare il loro sogno d’amore, mentre l’altro angelo Cassiel assiste alla nuova condizione dell’amico con un pizzico di malinconia per non aver avuto egli stesso il coraggio di compiere il grande “passo”.
La storia del film continua nel seguito Cosi lontano, cosi vicino prodotto da Wenders nel 1993.
Il film fu diversamente accolto tra critici severi che gli rimproverano l’accademismo più che incipiente e la concettualità poeticizzante (dovuta ai dialoghi di Peter Handke) e quelli che lo elogiarono sulla sua moderna favola che coniuga malinconia e tenerezza e recupera la memoria storica e visiva di Berlino, poema unanimista intessuto di storie individuali, appassionato inno alla “terrestrità”.
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