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Goodbye Lenin

agosto 3rd, 2009 by Blanche in Commedia, Genere, Regista, Wolfgang Becker

good-bye-lenindi Wolfgang Becker

anno di produzione: 2003

Ecco la famiglia Kerner nella Berlino-est della Republica Democratica tedesca, con la madre Cristiane che vive sola con i due figli Alex e Ariana, dopo che il padre è fuggito verso l’ovest alla fine delle anni 70.

Il 7 ottobre 1989, mentre Christiane diventa fervente socialista e prende parte ai festeggiamenti del quarantennale della DDR, vede il suo figlio pestato e portato via dalla polizia durante alcuni tumulti. Colpita da un infarto la donna cade in coma, mentre il figlio viene liberato poco dopo.

Nel giugno 1990 la madre Cristiane si risveglia, ignorando i cambiamenti che sono accaduti: la caduta del muro, la scomparsa del governo socialista e l’arrivo di un modello di vita occidentale. Per evitarle il contraccolpo psicologico che i medici ritengono possa esserle fatale, Alex e Ariana decidono di nascondere la realtà alla loro madre, sapendo che la madre dovrà riposare per molto tempo.

Risistemano la stanza della madre come prima e si impegnano a nascondere tutte le novità tecnologiche, aiutati da vicini e amici. Partono a caccia dei prodotti alimentari della ex-DDR e perfino inventano dei falsi giornali televisivi della Germania dell’est.

Quando la madre viene portata d’urgenza in ospedale poco prima della riunificazione ufficiale, Alex inventa un ultimo giornale televisivo scambiando la festa per la riunificazione con la festa anniversario della DDR, senza sapere però che tutta la verità è stata nel frattempo rivelata alla madre dalla sua ragazza. La madre si spegne ammirando dunque gli sforzi del figlio per risparmiare il suo cuore fragile.

Il film di Wolfgang Becker possiede numerose qualità a partire dall’originalità della storia e dall’intelligenza della sceneggiatura, dalla tonalità leggermente satirica dove l’ironia viene attenuata da una grande tenerezza. Momenti allegri alternano con quelli d’emozione e di malinconia senza mai cadere nella caricatura o nel manicheismo.

Il regista lascia da parte il discorso politico per interessarsi prima di tutto alla vita dei suoi personaggi, al quotidiano e a suoi punti di riferimento e al rapporto tra madre e figlio interpretato con grande tenerezza da i bravissimi Daniel Bruhl e Katrin Sass.

Il film ha vinto come miglior film europeo al Festival di Berlino ed ha riscosso un successo di pubblico senza precedenti. Per fare assomigliare la Berlino di oggi alla vecchia Berlino-est, la produzione ha dovuto usare il computer-grafic: così molti manifesti pubblicitari e insegne sono stati cancellati virtualmente e i colori sono stati digitalmente smorzati per ricreare l’atmosfera del tempo.

Alla bravura della sceneggiatura che riesce a rendere fra le quattro mura della stanza di Cristiana lo straniamento di un popolo investito da un cambiamento subitaneo e catapultato verso un futuro difficile da gestire, si aggiunge quella degli attori, nonché una citazione di Stanley Kubrick.

Trailer del film

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